Btp-Bund sotto 70 punti per la prima volta dal 2009, l’Italia festeggia

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Lo spread Btp-Bund decennale è sceso sotto la soglia di 70 punti base per la prima volta dal 2009, consacrando un anno di grazia per l’Italia sul fronte del debito pubblico. Ora il Tesoro paga il 3,45% sui titoli di Stato a 10 anni: una cifra ancora alta se si considera la mole dell’indebitamento del Paese, ma ben al di sotto dei livelli medi di oltre un decennio e persino del rendimento degli Oat francesi alla stessa scadenza. In verità, le obbligazioni italiane hanno registrato un calo dei rendimenti lungo tutta la curva, ma per alcune scadenze — soprattutto quelle più lunghe — l’andamento è stato ancora migliore.

 

In questo articolo:

 

  • Btp-Bund: una cavalcata straordinaria
  • Btp-Bund in calo? Ecco le migliori occasioni
  • Germania e Francia piangono

 

Btp-Bund: una cavalcata straordinaria

Se qualcuno avesse detto nel 2011 che lo spread Btp-Bund sarebbe arrivato a 70 punti, sarebbe stato preso poco sul serio. Nel pieno della crisi del debito sovrano, il divario tra il rendimento dei titoli italiani a 10 anni e quello dei Bund tedeschi aveva superato i 500 punti base, con un costo per il Paese superiore al 7%. L’Italia, di fatto, si trovava sull’orlo del collasso.

Le dimissioni affrettate del premier Silvio Berlusconi per lasciare spazio al governo tecnico guidato da Mario Monti non migliorarono le cose: la mossa, voluta dall’Europa per rimettere in ordine i conti pubblici, si tradusse in una stagione di austerità che rischiò di soffocare l’economia senza rassicurare i mercati. Lo spread iniziò a scendere solo nel 2014, quando l’allora governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, annunciò il quantitative easing, superando le resistenze tedesche.

Da allora non si sono più rivissuti gli incubi di inizio decennio, sebbene qualche sussulto si sia avuto con il primo governo Conte. Alcuni temevano che, dopo le elezioni del 2022 che portarono Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, lo spread potesse risalire, prevedendo che la leader del centrodestra attuasse una politica economica conflittuale con l’Europa e i mercati. Così non è stato. Al contrario, l’approccio della premier si è rivelato sorprendentemente allineato ai criteri dell’Unione e a un percorso di risanamento dei conti.

Gli sforzi sono stati premiati il mese scorso con la promozione dell’agenzia Moody’s, che ha alzato il rating sui titoli italiani da Baa3 a Baa2. Un evento significativo, non solo perché non si verificava da 23 anni, ma anche perché Moody’s è considerata l’agenzia più severa nelle valutazioni. Il miglioramento, comunque, non è stato un caso isolato: ad aprile S&P Global Ratings ha innalzato il giudizio sui Btp da BBB a BBB+, e allo stesso modo Fitch e Dbrs hanno aumentato la valutazione di un notch. L’effetto di queste revisioni è evidente: il debito italiano è tornato a essere molto appetibile per gli investitori internazionali.

 

Btp-Bund in calo? Ecco le migliori occasioni

Come sfruttare il calo dello spread? Alcuni osservatori suggeriscono di concentrarsi sulle scadenze più lunghe. In un’intervista riportata dal Corriere della Sera, Paolo Barbieri, specialista del reddito fisso di Valori AM, società indipendente di gestione del risparmio con sedi a Milano, Lugano e Lussemburgo, ha affermato che lo spread potrebbe comprimersi ulteriormente, portando il rendimento dei Btp decennali al 3,3% nei prossimi mesi e al 3,2% nel 2026.

Secondo Barbieri, per chi detiene Btp decennali il guadagno in conto capitale potrebbe essere nell’ordine dell’1-2%, quindi relativamente modesto. Per questo ritiene che le migliori opportunità si trovino sulle scadenze tra 20 e 30 anni, poiché “la riduzione del differenziale con il Bund non si è ancora pienamente manifestata”. In particolare, i Btp trentennali potrebbero vedere una discesa del rendimento dal 4,3% al 4%. “In questo scenario, il rendimento annualizzato del titolo, comprensivo di cedola e guadagno in conto capitale, potrebbe raggiungere l’8-9%, considerando una cedola del 4% e un 4-5% di guadagno in conto capitale”, ha spiegato l’esperto.

 

Germania e Francia piangono

Il 2025 non è stato altrettanto positivo per le obbligazioni francesi e tedesche. Gli investitori si sono allontanati dagli Oat francesi, penalizzati dalle turbolenze politiche e da un governo instabile, oltre che dai timori legati all’aumento del debito pubblico. La crisi francese è stata una costante durante tutto il 2025: i titoli di Stato ne hanno risentito al punto da risultare più costosi di quelli italiani, una situazione impensabile nel 2011, quando lo spread Btp/Oat aveva superato i 400 punti base.

La Germania, invece, ha sofferto le preoccupazioni sulla crescita e, soprattutto, l’impatto dell’enorme piano di spesa previsto per i prossimi anni, che rischia di mettere sotto pressione il debito pubblico. La locomotiva europea resta in una posizione di vantaggio rispetto ad altri Paesi per quanto riguarda il rapporto debito/Pil al 60%, ma mille miliardi di investimenti in difesa e infrastrutture sono sufficienti a mettere in ansia i mercati.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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