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BTP: ecco perché potrebbe essere un’estate calda dopo la caduta di Mario Draghi

Dopo le dimissioni di Mario Draghi rischio estate calda per i BTP

C’è una serie di coincidenze curiose nel calendario che ha portato alle dimissioni di Mario Draghi e alla fine del governo da lui guidato. La prima è che sono passati dieci anni dal “Whatever it takes”, pronunciato dall’allora governatore della BCE per salvare la costruzione della moneta unica. La seconda è che le dimissioni di Draghi sono arrivate in contemporanea con il primo rialzo dei tassi di interesse della Banca centrale europea da dieci anni a questa parte e con l’approvazione del Transaction Protection Instrument, il cosiddetto scudo anti-spread.

Per chi voglia farsi venire un po’ di mal di testa: la BCE ha tolto l’ultimo tassello – dopo aver posto fine al Quantitative easing – alle politiche iper-espansive adottate tra il 2012 e il 2022, avviate da Mario Draghi, proprio nel momento in cui il governo guidato da quest’ultimo rassegnava le dimissioni. Contemporaneamente, la BCE ha adottato uno scudo anti-spread che può essere avviato solo se vengono rispettate alcune condizioni che sembrano scritte pensando all’Italia. Tra queste: la conformità con il quadro fiscale dell’Unione europea, l’assenza di gravi squilibri economici, la sostenibilità fiscale e l’adozione di politiche macroeconomiche solide e sostenibili. Sembra che alcuni partiti siano riusciti a liberarsi delle rigidità di Mario Draghi sul controllo dei costi e del debito solo per ritrovarsele stampate nel tanto atteso e invocato scudo anti-spread della BCE.

 

Rischio test per il TPI durante la campagna elettorale

Le dimissioni del governo Draghi hanno causato, come era prevedibile, un aumento dello spread tra BTP e Bund. Si è trattato finora di un incremento contenuto, in area 230 punti base. È possibile che i mercati abbiano voluto dare credito all’approvazione del TPI, ma anche che ci sia la speranza che Draghi possa ritornare in scena dopo le elezioni. Fatto sta che al momento, sottolinea Hendrik Touch, responsabile Fixed Income di Aegon AM:

 

“Ci troviamo con un nuovo strumento nella cassetta degli attrezzi dell’Eurotower, con una lunga serie di precondizioni, e davanti a un’imminente elezione lampo proprio nel Paese candidato principale per questo strumento. Ciò rappresenta un’ottima opportunità per i mercati di testare la determinazione di Francoforte nei mesi che verranno e una buona ragione per aspettarsi un ulteriore allargamento degli spread italiani”.

 

Dunque che cosa faranno i partiti e che cosa racconteranno durante la campagna elettorale estiva che porterà alle elezioni anticipate del 25 settembre? Secondo Touch

 

“l’Italia governata da Mario Draghi avrebbe potuto accedere al TPI in caso di necessità. Sfortunatamente, Draghi si è dimesso e non sembra che il nuovo governo, probabilmente formato da una coalizione di destra, voglia rispettare le regole di bilancio stabilite dall’Unione europea”.

 

Estate calda per i titoli di Stato italiani

Sull’estate e sull’autunno caldi che attendono i titoli di Stato italiani concordano anche gli analisti di Amundi, che ricordano come i mercati tendano a rifuggire l’incertezza, ritengono che la caduta del governo italiano non sia stata presa in considerazione nel processo decisionale della BCE e scelgono come conseguenza di rimanere neutrali sui BTP, in attesa di punti di ingresso migliori.

 

“Un governo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti e quindi con poteri limitati – scrivono gli esperti di Amundi – non è in grado di affrontare le difficoltà che costellano lo scenario economico attuale e dei prossimi mesi”.

La volatilità è quindi destinata a rimanere elevata sui titoli di Stato italiani, anche se il rischio maggiore si determinerebbe in caso di un aumento non controllato dello spread. In questo caso, per gli analisti di Amundi:

 

“È difficile che la BCE utilizzi il suo strumento, approvato all’unanimità, per risolvere una situazione che riguarda un solo Paese e che peraltro è stata determinata da scenari politici interni”.

 

I mercati finanziari potrebbero quindi andare a testare la volontà della BCE di intervenire anche nel caso le condizioni necessarie per l’attivazione del TPI non fossero rispettate. L’incertezza non diminuirà neanche una volta celebrate le elezioni, visto che la formazione di un nuovo governo non sarà immediata. Normalmente passano alcune settimane prima che i partiti trovino un accordo sulla nascita di un esecutivo. Ciò avrà ripercussioni su un tema molto delicato: il ciclo di bilancio dell’Italia.

Entro la metà del mese di ottobre i Paesi dell’Unione europea devono inviare alla Commissione i disegni di legge di bilancio per l’approvazione. Secondo gli esperti di Amundì è molto difficile che per allora in Italia ci sia un governo in carica. La conseguenza è che il budget 2022 venga spostato sul 2023 senza che possano essere adottate misure anti-cicliche e di supporto all’economia.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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