Cos’ha detto Christine Lagarde sulle stablecoin e perché fa discutere

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Da sempre critica sulle criptovalute perché considerate prive di valore intrinseco, altamente speculative e attraenti per i criminali, Christine Lagarde ha lanciato un allarme sullo sviluppo delle stablecoin. Le dichiarazioni della presidente della Bce arrivano in un periodo cruciale per il futuro dell’euro digitale: dopo l’approvazione negli Stati Uniti del Genius Act, la prima legge federale a introdurre una regolamentazione completa per le stable ancorate al dollaro, l’Unione europea è chiamata ad accelerare sul fronte delle monete elettroniche.

Dal terzo rapporto sui progressi nell’implementazione dell’euro digitale, emerge che la Banca centrale europea si sta concentrando sulla stesura di una bozza di regolamento e che sta chiamando a raccolta una piattaforma di potenziali fornitori tra istituti finanziari, startup e centri di ricerca per garantire la conformità ai più elevati standard di sicurezza, privacy e usabilità. Ma cosa preoccupa Lagarde in vista di questo momento di svolta e con la liberalizzazione intrapresa dagli Stati Uniti?

 

In questo articolo:

 

  • Cos’ha detto Christine Lagarde sulle stablecoin
  • I rischi del meccanismo multi-issuance
  • L’assenza di regole globali
  • Un euro digitale presidiato dalla Bce

 

Cos’ha detto Christine Lagarde sulle stablecoin

Intervenuta a Francoforte in occasione della conferenza 2025 dell’Esrb (European Systemic Risk Board), il Comitato europeo per il rischio sistemico, la presidente della Bce ha dichiarato che “a prima vista, queste nuove entità finanziarie e cripto-attività possono sembrare innovative. Ma non abbiamo bisogno di aspettare che maturino per renderci conto che stanno reintroducendo vecchi rischi dalla finestra. Le categorie di rischio che creano non sono nuove. Si tratta di rischi ben noti da tempo alle autorità di vigilanza e di regolamentazione”.

Per Lagarde il rischio più evidente è quello di liquidità. Le conseguenze, in assenza di regole comuni e di una solida cooperazione internazionale, potrebbero essere disastrose. Tanto più che “conosciamo le sfide poste dalle istituzioni che investono in attività rischiose promettendo agli investitori il rimborso a breve termine e alla pari”. Gli operatori attivi in questo campo “devono mitigare il rischio di una corsa agli sportelli assicurandosi di disporre di liquidità sufficiente per soddisfare rapidamente le richieste di rimborso”.

 

I rischi del meccanismo multi-issuance

Nel caso delle stablecoin, l’Unione europea ha già provato a mettersi al riparo dai pericoli con l’approvazione del Micar: in base al regolamento, “gli emittenti devono consentire agli investitori europei di riscattare sempre le loro partecipazioni al valore nominale” e in secondo luogo “devono detenere una quota sostanziale delle riserve in depositi bancari”. Eppure Lagarde ha riconosciuto che “le lacune rimangono”, citando l’esempio dei cosiddetti multi-issuance schemes, gli schemi di emissione multipla: un’entità europea e una extraeuropea che emettono congiuntamente stablecoin fungibili. Un esempio del doppio regime è Usdc, stablecoin legata al dollaro e seconda più grande al mondo: l’emittente Circle ha due società (una Usa e una Ue, con sede in Francia e autorizzata come istituto di moneta elettronica) e riserve “congiunte”.

Nell’eventualità di una corsa ai ritiri, con i requisiti Micar che non si estendono agli emittenti extraeuropei, che prevedono riserve denominate in titoli molto liquidi e per le quali almeno il 30% deve essere custodito in banche europee, “gli investitori preferirebbero farlo nella giurisdizione con le maggiori salvaguardie, ovvero l’Unione europea”, dove il regolamento “vieta anche le commissioni sui ritiri”. In un periodo di forte stress, la fungibilità delle stablecoin esporrebbe le riserve detenute in Ue a ingenti richieste di rimborso da parte di detentori non-Ue, provocando ricadute sulle banche e perdite di fiducia.

Lagarde ha evidenziato un problema ulteriore: la cattiva gestione delle liquidità tra le diverse giurisdizioni, citando i casi dei gruppi bancari che operano su più giurisdizioni. La presidente della Bce è consapevole che Francoforte e Bruxelles devono compiere passi concreti: “Conosciamo i pericoli e non abbiamo bisogno di aspettare che si verifichi una crisi per prevenirli”. A questo scopo, “la legislazione europea deve assicurare che questi schemi non possano operare nella Ue se non supportati da solidi regimi di equipollenza tra giurisdizioni e garanzie relative al trasferimento di attività tra entità europee ed extraeuropee”.

 

L’assenza di regole globali

È da tempo che Lagarde denuncia il pericolo di un’interpretazione estensiva del concetto di fungibilità e guarda con preoccupazione al “terreno inesplorato” delle stablecoin, come l’aveva definito in un’audizione in commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Nel suo intervento all’Econ, la banchiera francese aveva evidenziato come il 99% delle stablecoin siano legate al dollaro e gli Stati Uniti puntino ad allargare la diffusione di questi asset, prevedendo di arrivare a 3.700 miliardi entro il 2030.

La dollarizzazione del sistema finanziario genera apprensione nei vertici dell’Unione europea. È a rischio la stabilità, minacciata dalle divergenze normative tra Micar europeo e Genius Act statunitense. All’Econ Lagarde aveva assicurato che “per ora i rischi per la stabilità finanziaria dell’area euro derivanti dalle criptovalute appaiono limitati”, aggiungendo però che “il rapido ritmo degli sviluppi, unito alle lacune nei dati che potrebbero creare punti ciechi, richiede un monitoraggio più attento”.

 

Un euro digitale presidiato dalla Bce

La mancanza di regole uniformi nella finanza decentralizzata impensierisce l’Eurotower. Per la sua numero uno “questo approccio frammentato impedisce condizioni di parità a livello globale e può aprire la porta a nuovi rischi e vulnerabilità sistemiche”. È in questo contesto che Francoforte sta spingendo per l’euro digitale come priorità strategica e “linea di difesa contro le incertezze poste dalle stablecoin”.

Il sito della Bce ha pubblicato di recente un saggio del capo economista Philip R. Lane, nel quale viene messo in rilievo il ruolo di retail dell’euro digitale e si rimarca la necessità di un’alternativa valida alle valute parallele ancorate al dollaro. Lane sottolinea nel documento che le stablecoin “sono meglio comprese come un’espansione dell’universo monetario privato”, mentre “un euro digitale ben progettato promette di modernizzare il sistema monetario a due livelli senza destabilizzare le istituzioni finanziarie o interrompere l’attuazione o la trasmissione della politica monetaria”.

Insieme a Lagarde alla conferenza annuale dell’Esrb, è invece intervenuto il commissario Consob Federico Cornelli con alcune dichiarazioni chiave. Il regolatore italiano ha fatto notare che “solo l’euro digitale emesso dalla nostra Bce è moneta legale, e questo deve essere chiarito a tutti i cittadini”. In passato, in merito a criptovalute e valute digitali, il commissario aveva detto che “se mai un giorno dovesse scoppiare la bolla, nessuno venga a chiedere risarcimenti alle Autorità o ai governi”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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