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Classe energetica E: cos’è e che requisiti bisogna rispettare

La radiografia del parco immobiliare italiano stilata dal monitoraggio Enea-CTI del 2021 relativo al 2020 mostra una netta predominanza di edifici fortemente energivori: in media, il 75,4% degli APE (gli attestati di prestazione energetica) si riferisce a case che ricadono nelle classi E, F e G. Se con la F e la G si produce un forte impatto sull’ambiente e ci si attesta su consumi elevati e quindi bollette salate di acqua, luce e gas, cosa succede con la classe energetica E?

 

Classe energetica E degli immobili: cosa significa

Avere la proprietà o vivere in un immobile di classe energetica E significa avere a che fare con un edificio non troppo efficiente in termini di utilizzo di energia elettrica, acqua e combustibili per il riscaldamento. Un’abitazione in classe energetica E ha infatti un consumo tra i 91 e i 120 kWh/mq all’anno. I costi per sostenere i consumi dell’energia si aggirano sui 1.200-1.300 euro all’anno.

L’EPgl,nren (l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, chiamato anche IPE) è compreso tra 2,01 e 2,60. Per avere un termine di paragone, il quoziente EP per la classe A è tra 0,80 e 0,40. In abitazioni di questo tipo, gli impianti di riscaldamento non sono obsoleti ma nemmeno nuovissimi, l’isolamento termico non è dei migliori e gli infissi non sono proprio di ultima generazione.

 

Classe energetica E: i requisiti caratteristici

Come specificato, i requisiti di riferimento di questa classe energetica non rappresentano la condizione migliore (ma nemmeno la peggiore) per l’efficienza dell’abitazione in termini di consumo di energia, acqua e riscaldamento/raffrescamento. La E vuol dire una classe mediocre, non pienamente sufficiente né buona.

Di solito gli elementi che caratterizzano questi immobili sono quelli tipici dell’edilizia degli anni Ottanta e Novanta: una muratura esterna non adeguata perché consente un forte passaggio di calore dall’interno all’esterno durante l’inverno e dall’esterno all’interno in estate, le finestre in alluminio, la presenza di termosifoni incassati nella muratura e l’assenza di tagli termici alle sottofinestre. Caratteristiche che portano i consumi fino ai fatidici 120 kWh/mq annui.

 

Come migliorare un immobile in classe energetica E

Passare dalla classe E alla D vuol dire diminuire i consumi del 25%, ridurre gli sprechi, risparmiare tra i 200 e i 400 euro annui sulle bollette e far aumentare il valore commerciale medio dell’immobile. Tra gli interventi migliorativi per il passaggio di classe indicati nell’APE, quelli più frequenti per la classe E sono la coibentazione dell’involucro (tetto, pareti, solai) con l’inserimento di lana di roccia, l’introduzione di pannelli termoriflettenti dietro ai caloriferi, la sostituzione degli infissi e delle finestre, l’installazione delle schermature solari, la sostituzione della caldaia e il montaggio delle valvole termostatiche per termosifoni. A questi può aggiungersi l’installazione di pannelli solari e pannelli fotovoltaici.

Questi interventi ovviamente hanno dei costi, variabili a seconda di diversi fattori come la zona in cui si trova l’immobile, i prezzi della manodopera e dei materiali. Indicativamente, la coibentazione si attesta a partire da 20 euro al metro quadro, gli infissi da 150 euro al mq, le schermature solari da 12 euro al mq, la caldaia a condensazione, i pannelli solari e fotovoltaici dai 2.000 euro. Naturalmente la spesa viene ammortizzata nel lungo termine e può essere attutita avvalendosi delle detrazioni fiscali e del sistema di bonus e incentivi verdi.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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