In un periodo storico di instabilità e forti incertezze, come si compone il risparmio della cosiddetta silver age, la generazione di italiane ed italiani dai 60 agli 85 anni? Qual è il cuore del loro patrimonio? Quanto investono in maniera precauzionale e quanto in modo intenzionale? Su quali prodotti si orientano? Le risposte a queste domande arrivano dall’edizione 2025 dell’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani realizzata da Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo.
La ricerca è stata condotta su un campione di 1.500 intervistate e intervistati con l’obiettivo di scandagliare le dinamiche degli investimenti delle famiglie ed evidenziarne i comportamenti e le opinioni. Gli analisti dell’istituto e del centro di ricerca torinese si sono concentrati in particolare sui risparmiatori appartenenti alla popolazione anziana, gli agenti economici più attivi in questo campo.
In questo articolo:
- Ecco come si compone il risparmio della silver age
- Il comportamento sul fronte finanziario
- La metamorfosi del risparmio e le prospettive future
Ecco come si compone il risparmio della silver age
Gli investimenti immobiliari (case, uffici, negozi, terreni) rimangono il focus di italiane ed italiani. Nonostante sia un’attività complessa, il mattone ha sempre un valore particolare. L’80% degli intervistati e delle intervistate abita in case di proprietà: un dato che conferma i numeri di Confedilizia, che stima nel 77% (32.246.379 abitazioni di persone fisiche) la percentuale di italiane e italiani che vivono in una casa di proprietà. Il valore medio della ricchezza immobiliare posseduta dalle famiglie italiane è pari a circa 211.171 euro.
Possedere un’abitazione significa sicurezza e stabilità: oltre i due terzi del campione (il 67,5%) ritiene l’immobile un investimento sicuro. Il trend si conferma solido tra i silver age: le persone tra i 60 e gli 85 anni acquistano per avere una seconda casa da lasciare a figli e nipoti, per avere un luogo tranquillo da godersi durante la pensione oppure per investire in un immobile strumentale. In particolare, il 22% delle compravendite effettuate dalle persone sopra i 55 anni riguarda case destinate alle nuove generazioni. Il 70% ritiene che “bisogna lasciare almeno la casa ai figli”; la metà circa reputa che “l’eredità sia un dovere morale”.
Subito dietro l’immobiliare c’è la previdenza integrativa. Cresce, anche se di poco, il risparmio volontario che si aggiunge alla pensione pubblica: il 24,5% del campione sentito, per garantirsi un futuro più sereno, ha aperto un piano complementare. Il dato è ancora basso rispetto al resto d’Europa, ma è quasi raddoppiato rispetto a 15 anni fa. Il problema rimane il 28% che dichiara di non avere liquidità per garantire una pensione integrativa.
Subito dopo il mattone e la previdenza troviamo le assicurazioni sanitarie e Ltc (Long Term Care, le polizze che forniscono supporto economico in caso di perdita dell’autonomia personale), ma con numeri decisamente più contratti. Se chi sottoscrive un piano di previdenza integrativa o una polizza vita è un quarto del campione, nel caso della copertura sanitaria e dell’assicurazione si scende rispettivamente al 17,9% e al 14,5%. Dall’indagine emergono anche notevoli differenze generazionali e di genere: gli uomini sono leggermente più coperti delle donne e i giovani hanno livelli di copertura più bassi della media su tutte le dimensioni non strettamente previdenziali.
Il comportamento sul fronte finanziario
Nel 2025 in Italia è il 58% delle persone a risparmiare: è il dato più alto registrato negli ultimi vent’anni, in crescita del +2% rispetto al 56% del 2024 e del +19% dal minimo del 2014 (39%). In media, nella generazione silver age quasi due su tre persone continuano ad accantonare una quota significativa delle proprie entrate. Sul piano finanziario, però, italiane e italiani rimangono timidi. Lo strumento preferito rimangono le obbligazioni, considerate un investimento soddisfacente (sette investitori soddisfatti per ogni insoddisfatto), facile da comprendere e percepito come sicuro.
Il 20% del campione investe in titoli di Stato (la percentuale supera il 25% tra gli over 68), mentre le azioni restano marginali con il 4,6% di chi ha operato in Borsa negli ultimi 12 mesi e un valore del 18,2% del portafoglio, a fronte di maggiori soddisfazioni a risparmiatrici e risparmiatori “più adulti”.
L’indagine rivela che in Italia dal 2014 al 2024 sono stati risparmiati 402 miliardi, ma ne sono stati investiti 359: la forbice tra risparmio e investimento è stata di 43 miliardi, in linea con i 543 miliardi dello stesso periodo nell’eurozona. Nonostante un’alfabetizzazione finanziaria ancora bassa, che conteggia quattro persone ritenutesi competenti su dieci, la prudenza sta lasciando spazio a nuovi fenomeni. Per la prima volta, il tradizionale risparmio precauzionale scende infatti al 47%.
I risparmiatori silver vengono considerati come i veri motori del welfare familiare: è grazie ai loro patrimoni che si sostengono economicamente figli e nipoti. Gli over 60 sono i protagonisti assoluti di risparmio e investimento. Due su tre accantonano regolarmente come “esercizio di libertà” e non solo come forma di protezione; il 59,7% degli uomini e il 44,4% delle donne nella fascia 61-70 anni, continuano a svolgere attività lavorative quotidiane e risparmiano parte delle entrate del reddito.
Le percentuali si mantengono positive anche nelle età successive: il 31,5% e il 28,5% nella fascia 71-80; il 12,2% e 12,1% negli over 81. Dati che testimoniano come la silver age sia una generazione attiva, che progetta, investe su se stessa e sugli altri. Non a caso gli investimenti dei silver sono concentrati sulla libertà personale, sulla protezione e sulla ricerca di benessere psicofisico: tra il 12% e il 13% ha in programma viaggi brevi o lunghi e quando il campione proietta le proprie aspettative sui prossimi 12-18 mesi, mantiene un cauto ottimismo.
La metamorfosi del risparmio e le prospettive future
La ricerca sostiene che lo scatto decisivo arriverà da una combinazione di atteggiamento dinamico da parte dei risparmiatori e aiuto qualificato dal lato istituti, gestori e consulenti. “L’Italia del risparmio nel 2025 si presenta come un Paese in evoluzione, con elementi di progresso e criticità residue – spiega Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi –. Abbiamo trovato che convivono la saggezza antica del mettere da parte per i tempi difficili e la consapevolezza che la sicurezza sia importante ma non basti più, e che l’approccio al risparmio non possa più essere semplicemente residuale o occasionale, ma debba essere il risultato di una strategia dovuta alla consapevolezza di bisogni perfino plurigenerazionali”.
“Al sistema bancario e assicurativo è rivolta una domanda latente di prodotti inclusivi, accessibili, finalizzati non al rendimento, ma all’uso finale del montante accumulato – sottolinea Russo –. Buoni interventi, mirati su questi punti, dovrebbero mitigare il rischio di lasciare indietro soprattutto i giovani, le donne e le fasce deboli, dando risposte ai dubbi sul futuro che si leggono sotto la traccia dell’ottimismo corrente”.
“L’Italia, come l’Europa, è un giacimento di risparmio – aggiunge Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo –. Ma i famosi talenti seppelliti della parabola non contribuiscono alla crescita del Paese. Bisogna fertilizzare il risparmio ed è questo il compito dei gestori finanziari. Occorre aiutare il singolo risparmiatore ad accedere a forme di investimento più redditizie”.
Con riferimento al risparmio futuro della generazione silver, il rapporto tra ottimisti e pessimisti è tra 1 e 2: un dato positivo che indica come la capacità di continuare a risparmiare rappresenti per la popolazione italiana di 60-85 anni una forma di sicurezza personale e al tempo stesso l’attuazione di un dovere morale verso figli e nipoti. È buono pure il saldo tra soddisfatti e insoddisfatti in merito al patrimonio accumulato: la prima fase è caratterizzata da una soddisfazione elevata (45-55% per entrambi i generi); la seconda da un minimo del 30-35% nella fascia centrale di età; la terza stabilisce un recupero, specialmente fra gli uomini (fino al 50-52%). L’edizione completa dell’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2025 è disponibile sul sito del Centro Einaudi.









