L’unica certezza è che con Trump non ci si annoierà. La volatilità che ha fatto capolino sui mercati finanziari a inizio anno ne è la prima avvisaglia. Ci sono tuttavia anche delle “semi-certezze” che possono aiutare gli investitori a capire come strutturare il portafoglio investimenti per il 2025. Le hanno illustrate Enzo Corsello e Massimiliano Maxia nel corso della presentazione dell’outlook 2025 di Allianz GI.
Volatilità fa rima con Trump
“È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”. La frase, del fisico danese Niels Bohr, campeggia in piena evidenza nella prima diapositiva dell’outlook 2025 di Allianz GI. Quasi un controsenso, visto che da un outlook ci si aspettano proprio delle indicazioni sul

futuro. Enzo Corsello, responsabile per l’Italia dell’asset manager tedesco, preferisce tuttavia considerare questo esercizio che le case di investimento compiono a intervalli regolari, come una misurazione del sentiment degli investitori.
Sentiment che, in questo inizio 2025, ha virato verso l’incertezza. “I primi passi del nuovo presidente USA ci hanno fatto prendere atto che Trump ‘will make volatility great again’” ha esordito Corsello, che ha poi identificato i quattro fattori principali che la determineranno:
- Traiettoria delle principali Banche centrali sui tassi di interesse;
- Incognite sulle politiche fiscali, soprattutto nell’eurozona con le elezioni in Germania;
- Tariffe e dazi che impatteranno sul commercio;
- Mercato del lavoro.
L’eccezionalismo USA e l’opportunità Europa
Ci sono, tuttavia, anche delle considerazioni positive che accompagnano l’avvio del nuovo anno. La prima è l’economia USA “cardine per di quella globale”, affacciatasi nel 2025 in buono stato di salute. “Con la Fed che abbasserà ancora i tassi di interesse e un’inflazione che rimarrà tra il 2,5% e il 3%, ci attendiamo tassi di crescita nominali positivi. Ciò significa che i profitti delle aziende dovrebbero continuare a salire” riprende il responsabile Italia di Allianz GI. Secondo il consensus di Bloomberg, i profitti societari dovrebbero registrare un’accelerazione, con il picco atteso nel secondo trimestre.
La seconda è l’opportunità europea. “Si tratta di un mercato molto a sconto rispetto alla media storica e privo di catalizzatori, come lo è stata l’intelligenza artificiale per le Big tech USA – riprende Corsello -. Negli ultimi dieci anni l’Europa ha sottoperformato sempre gli Usa, tranne che nel 2017. Guarda caso è l’anno in cui Donald Trump arrivò per la prima volta alla Casa Bianca, rafforzando il dollaro USA e favorendo il Vecchio continente”.
Tra i fattori che potrebbero avvantaggiare i mercati europei c’è anche lo spostamento verso politiche fiscali più espansive da parte delle nazioni che se lo possono permettere. La Germania andrà a elezioni e proprio questo è il tema centrale che ha portato alla caduta del precedente governo. “E poi c’è l’elefante nella stanza, il conflitto tra Russia e Ucraina” aggiunge Corsello, il quale ritiene che potremmo essere vicini a una soluzione. “Dopodiché ci sarà un Paese da ricostruire con un piano da centinaia di miliardi di dollari”.
Un portafoglio riequilibrato
Il mercato azionario è reduce da una performance sorprendente nell’ultimo biennio, guidato da Wall Street. Tuttavia il mercato americano è cresciuto in maniera disequilibrata, così come accaduto solo nel ’98-’99, prima dell’esplosione della bolla delle dot.com. Il responsabile Italia di Allianz GI ha fatto questa osservazione non per dire di allontanarsi dalle azioni USA ma per indicare la strada di un riequilibrio del portafoglio azionario.
Per Corsello, la componente azionaria dovrebbe comprendere una strategia di tracking di un indice market cap weighted globale “che ora presenta un’esposizione agli Stati Uniti di circa il 45% e del 30% ai tecnologici” affiancata dall’investimento in un indice equipesato, rispettivamente in quote pari al 20% e al 15% del portafoglio complessivo.
L’esposizione al mercato azionario potrebbe essere completata con una porzione di portafoglio del 5% sul Giappone “in uscita da una spirale discendente lunga 40 anni” e sull’Europa nella stessa misura, mentre i mercati privati potrebbero essere inseriti in ottica di difesa da eventuali rialzi improvvisi dell’inflazione.
Per quanto riguarda la parte obbligazionaria del portafoglio, Corsello ha reiterato la preferenza per l’Europa rispetto agli USA, per quanto riguarda i titoli governativi e societari investment grade “anche se attualmente i livelli raggiunti dal Treasury USA potrebbero incoraggiare un posizionamento su quest’ultimo”. Sull’high yield, invece, la preferenza va agli Stati Uniti, come ha sottolineato Massimiliano Maxia, senior fixed income product specialist dell’asset manager tedesco: “Nonostante gli spread si siano ristretti, negli ultimi 30 anni la performance media è stata del 7,5% annuo, derivante totalmente dal flusso cedolare”. Sul fronte della duration sarà infine necessario mantenersi in equilibrati nella parte centrale della curva, tra i 4 e i 5 anni “visto che in questo momento ci sono tante incertezze e manca un contributo direzionale” ha precisato Maxia.
Il rischio più grande
Nello scenario disegnato da Allianz GI per il 2025 i due rischi più grandi sono legati alla possibilità che la Fed sia costretta a invertire la marcia sui tassi di interesse, cosa che potrebbe essere favorita dalle politiche dell’amministrazione Trump e al ritorno della correlazione tra obbligazionario e azionario, di cui si è avuto un accenno a cavallo del passaggio d’anno.
“È solo un rischio di coda, non fa parte dello scenario centrale, ma rappresenta il pericolo maggiore – riprende Corsello -. La Fed potrebbe essere costretta a cambiare la sua postura di politica monetaria e diventare restrittiva se la dinamica inflazionistica riprendesse vigore. Ciò imporrebbe di assumere un atteggiamento difensivo sui mercati. Pur residuale, questo scenario sta guadagnando terreno se guardiamo agli ultimi movimenti del tasso di rendimento dei Treasury USA, che hanno visto salire i rendimenti inaspettatamente dopo il primo taglio di 50 punti base della Fed”.
Peraltro, il movimento al rialzo dei rendimenti è avvenuto in un contesto di incertezza del mercato azionario, visto a inizio anno. In queste fasi, per Corsello è bene avere in portafoglio dei real asset come l’oro fisico.

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