Cosa prevede la risposta congiunta dei Brics ai dazi Usa

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Settembre 2025 si è rivelato un mese storico per i Brics: il vertice annuale Sco (l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai) a Tianjin, la parata militare per la fine della Seconda guerra mondiale a Pechino, l’Eastern Economic Forum (Eef) a Vladivostok e ora la risposta congiunta ai dazi Usa. In una riunione virtuale straordinaria convocata dal presidente brasiliano Lula, i leader del blocco hanno affrontato in maniera coordinata la guerra commerciale lanciata da Donald Trump. La questione delle tariffe imposte dagli Stati Uniti, in particolare a Brasile ed India, era da mesi sul tavolo dei Brics.

La presidenza brasiliana ha sottolineato che la videoconferenza del gruppo è servita a respingere con forza le politiche protezioniste di Washington e a fronteggiare insieme i rischi legati “all’intensificazione delle misure unilaterali”, come si legge in una dichiarazione pubblicata sui social. Con Lula, Vladimir Putin, Xi Jinping e Cyril Ramaphosa erano presenti Prabowo Subianto, Mostafa Madbouly e Masoud Pezeshkian (i leader di Indonesia, Egitto e Iran), lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar e il viceministro degli Esteri etiope Temesgen Tiruneh.

 

In questo articolo:

 

  • Dazi Trump: perché Brasile e India pagano il 50%
  • La risposta Brics ai dazi Usa
  • Cambiare il Wto: l’invito del Sud globale
  • Il riavvicinamento di Modi a Xi e gli obiettivi futuri

 

Dazi Trump: perché Brasile e India pagano il 50%

Il Brasile è colpito da dazi statunitensi del 50%: un’aliquota che travolge beni strategici come caffè, zucchero e carne e minaccia il 36% dell’export verso gli Usa. La mossa di Trump è una ritorsione dichiarata per la vicenda giudiziaria dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per aver guidato un tentato golpe contro Lula dopo aver perso le elezioni del 2022. A sua volta Alexandre de Moraes, il giudice relatore della Corte suprema che ha avuto un ruolo centrale nel caso, è stato colpito da sanzioni americane.

Anche l’India, il Paese più popoloso del mondo, è vittima di dazi con un’aliquota passata dal 25% al 50%. Le merci indiane più esportate negli Stati Uniti sono tessili, gioielli e pelletteria: l’impatto previsto è di 48,2 miliardi di dollari. In questo caso, le tariffe sono una leva di pressione politica per spingere Nuova Delhi a smettere di acquistare petrolio dalla Russia. Randhir Jaiswal, il portavoce del ministero degli Esteri, ha definito le tariffe e le azioni americane “ingiuste, ingiustificate e irragionevoli”.

 

La risposta Brics ai dazi Usa

Il governo Lula non ha intenzione di negoziare direttamente con Trump. Il presidente brasiliano ha confermato la volontà di rafforzare le istituzioni multilaterali, incluso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e lanciare una valuta alternativa al dollaro per smarcarsi dalle infrastrutture finanziarie occidentali e facilitare i pagamenti transfrontalieri tra le nazioni che fanno parte del gruppo del Sud globale. Legato a questa iniziativa è il lancio della Banca di Sviluppo della Sco, annunciato al summit di Tianjin.

Nei piani previsti, la New Development Bank sarà un’istituzione alternativa all’Fmi per avere una propria camera di compensazione in grado di gestire i pagamenti dell’import-export, aggirare il blocco Swift con il sistema indipendente Brics Bridge, proteggere un commercio che complessivamente supera i 2.000 miliardi di dollari e supportare lo sviluppo dei Paesi membri più svantaggiati nell’area asiatica. In aggiunta, dal vertice annuale Sco è emersa la volontà di creare una rete di centri analitici alternativi alle agenzie di rating occidentali per promuovere la cooperazione in ambito finanziario.

Il percorso aperto a Tianjin, fondato su petrolio e gas, corridoi di connettività e sviluppo economico, è proseguito con la proposta di creazione di “canali alternativi” per dribblare i dazi imposti dagli Stati Uniti ed evitare l’extraterritorialità delle sanzioni. In assenza di spiragli su negoziati con gli Usa, il vertice virtuale dei Brics convocato da Lula è servito a compattare gli alleati nell’ottica di una diversificazione delle opportunità politiche ed economiche.

 

Cambiare il Wto: l’invito del Sud globale

La riunione straordinaria dei Brics ha ribadito la necessità di una riforma organica dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Di recente l’Omc è stata presa di mira dall’amministrazione Trump: Washington ha prima inserito e poi rimosso (su pressione dei gruppi commerciali) l’ente dalla lista dei tagli ai finanziamenti esteri. La Casa Bianca aveva definito il Wto come un organismo “senza denti” e puntava a cancellare i 29 milioni di dollari di contributi previsti (pari all’11,4% del bilancio dell’organizzazione) perché in contrasto con la dottrina protezionistica dell’“America First”.

Nel corso della presentazione dell’ultimo rapporto sugli scambi commerciali nel 2024 e sulle previsioni per il 2025, la direttrice generale dell’Omc, Ngozi Okonjo-Iweala, aveva dichiarato che “troppi Paesi oggi dipendono dal mercato degli Stati Uniti per le loro esportazioni ed è importante rafforzare la diversificazione dei propri canali commerciali”. Parole che non sono piaciute in particolar modo a Peter Navarro, capo stratega della Casa Bianca e consigliere senior del presidente sul Commercio.

 

Il riavvicinamento di Modi a Xi e gli obiettivi futuri

Insieme a quella del Brasile, neanche la reazione dell’India si è fatta attendere. Con le esportazioni verso gli Stati Uniti diventate impraticabili, Nuova Delhi ha ribadito i legami con la Russia e avviato le operazioni di riavvicinamento a Pechino: il premier Narendra Modi ha attraversato il confine per incontrare il presidente Xi e mettere fine ad un lungo periodo di gelo. In oltre dieci anni di governo, è stata la prima visita di Modi in Cina da quando le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate.

Proprio durante la riunione online, Xi Jinping ha sottolineato che è dovere dei Brics “difendere il sistema commerciale multilaterale, con l’Organizzazione mondiale del commercio al suo centro, e resistere a qualsiasi forma di protezionismo”. Lula ha aggiunto che “il ricatto dei dazi viene normalizzato come strumento per conquistare i mercati e interferire negli affari interni” e che dal confronto “è emerso un consenso sulla necessità di procedere verso un ordine internazionale più giusto, equilibrato e inclusivo, in grado di riflettere le trasformazioni in corso e di rispondere in modo più efficace alle esigenze del Sud del mondo”.

L’obiettivo dei Brics, come specificato dal presidente iraniano Pezeshkian, è “sviluppare un meccanismo di sostegno congiunto per proteggere i suoi membri dalle sanzioni illegali, in modo che le economie dei Paesi possano continuare a crescere e svilupparsi senza pressioni politiche ingiuste”. I prossimi incontri sono previsti per l’80esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Unga) che si terrà a New York dal 23 settembre, la Cop30 di Belém dal 6 novembre e il vertice del G20 del 22 e 23 novembre a Johannesburg, con il tema “solidarietà, uguaglianza, sostenibilità”. Un summit a cui Trump ha già annunciato che non parteciperà.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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