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Crack SVB: Moody’s ecco le 6 banche USA sotto revisione per downgrade

Crac SVB: Moody's prepara il downgrade per 6 banche USA, ecco quali

Moody’s ha messo sei banche sotto revisione per il downgrade a seguito del fallimento della Silicon Valley Bank (SVB). Si tratta di First Repubblic Bank, Western Alliance Bancorp, UMB Financial Corp., Zions Bancorp., Comerica Inc e Intruist Financial Corp. Tralasciando quest’ultima non quotata, nell’ultima chiusura a Wall Street gli istituti di credito citati sono letteralmente crollati, perdendo rispettivamente il 61,83%, 47,06%, 15,58%, 25,72% e il 27,67%. A destare preoccupazione secondo l’agenzia di rating è la situazione dei depositi non assicurati e delle perdite non realizzate nei portafogli di attività degli istituti di credito.

In particolare, relativamente a First Republic, Moody’s ha riferito che la quota di depositi che superano la soglia assicurativa federale espone la banca in maniera più sensibile a prelievi rapidi e di grandi dimensioni. “Se dovesse affrontare deflussi di depositi superiori al previsto e i backstop di liquidità si rivelassero insufficienti, la banca potrebbe dover vendere attività, cristallizzando così le perdite non realizzate”, ha detto Moody’s. Al riguardo, l’agenzia americana sottolinea che i titoli a rischio di vendita che First Republic aveva intenzione di detenere fino alla scadenza rappresentavano oltre un terzo del capitale primario TIER-1 alla fine dello scorso anno. L’istituto finanziario dal canto suo aveva riferito di aver potenziato e diversificato la sua posizione finanziaria grazie alla liquidità aggiuntiva arrivata dalla Federal Reserve e da JP Morgan.

 

Crac SVB: la mossa di Moody’s in un momento delicato

La mossa di Moody’s arriva dopo che le autorità di regolamentazione statunitensi sono intervenute per garantire ai depositanti l’accesso ai conti aperti presso SVB per ritirare i propri soldi e assicurare alle banche una linea di credito di 25 miliardi di dollari per gestire le situazioni di emergenza. L’obiettivo è quello di evitare la corsa agli sportelli in preda al panico ed evitare che gli istituti di credito siano costrette a vendere gli assets in portafoglio rilevando grosse perdite.

Ciò che ha fatto fallire SVB del resto è stata proprio la necessità di liquidare le obbligazioni a lungo termine, su cui aveva investito in tempi in cui i tassi d’interessi erano a zero, per far fronte a un deflusso gigantesco di depositi da parte della clientela. L’operazione del valore di 21 miliardi di dollari ha comportato una perdita di 1,8 miliardi, creando le condizioni ideali per la bancarotta.

Ora gli investitori sono preoccupati che quanto accaduto possa riflettersi a livello sistemico, riecheggiando i misfatti del 2008, quando il crac di Lehman Brothers determinò un effetto domino di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Il governo americano ha assicurato che non vi sarà un revival della grande crisi, se non altro perché il sistema finanziario oggi è molto più solido rispetto ad allora. Tuttavia, con una recessione in arrivo, l’impatto a livello economico potrebbe essere tutt’altro che trascurabile.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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