Dollaro debole: perché è un problema per le aziende europee

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Il crollo del dollaro Usa è dannoso per le aziende europee e, nella stagione delle trimestrali in corso, sta condizionandone le guidance per l’intero anno 2025. Il 60% delle vendite delle aziende quotate nell’indice Stoxx 600 sono realizzate negli Stati Uniti. Di conseguenza, un dollaro debole comporta che i guadagni prodotti oltreatlantico siano più bassi quando si effettua il cambio con l’euro. Per questo motivo, molti investitori stanno evitando le azioni delle società europee esposte negli Stati Uniti, preferendo quelle più orientate al mercato interno.

Secondo le stime degli strategist di Morgan Stanley, ogni incremento del 5% dell’euro rispetto al dollaro comporta una riduzione della crescita degli utili dell’indice Msci Europe tra l’1,5% e il 2%. “Le aziende europee dovranno rendersi conto che la loro competitività di prezzo non può più contare su un dollaro Usa forte”, ha dichiarato Florian Ielpo, responsabile della ricerca macro di Lombard Odier IM.

Per le aziende americane esposte all’estero vale l’esatto opposto, ovvero la debolezza del biglietto verde potrebbe essere un vantaggio. Tuttavia, solo un terzo dei ricavi delle società quotate sull’S&P 500 proviene dall’estero. Per la quota restante, le cui vendite sono focalizzate sul mercato interno, il dollaro in discesa è una cattiva notizia in quanto aumenta il costo per le importazioni, oltre a erodere il potere d’acquisto dei consumatori.

 

Dollaro Usa: cosa aspettarsi ora per le società europee e americane

Attualmente il cambio EUR/USD viaggia poco sotto quota 1,14, ma sono sempre più gli analisti e investitori che prevedono un’incursione fino a 1,20 entro la fine di quest’anno. I dazi saranno il principale motivo della debolezza della divisa statunitense secondo gli esperti di mercato. In teoria, tariffe più alte dovrebbero rafforzare la valuta del Paese che le applica, in quanto alimentano l’inflazione spingendo la Banca centrale a tenere tassi di interesse più alti. In questo caso, però, la guerra commerciale che ne deriva rischia di far scivolare gli Stati Uniti in recessione, con una perdita di fiducia generale verso gli asset a stelle e strisce.

Alla luce di tutto ciò, gli operatori di mercato stanno tagliando le stime sugli utili per l’anno in corso. Ad esempio, gli strategist di Barclays hanno ridotto le proiezioni per la crescita dei guadagni dello Stoxx 600 dal 3% di gennaio a meno del 2% attuale. Quanto alle società facenti parte dell’S&P500, secondo i dati raccolti da Bloomberg, gli strategist hanno portato la crescita prevista per gli earning per share al 7,3% rispetto all’11,4% di inizio 2025. “Gli esportatori statunitensi dovrebbero beneficiare della debolezza del dollaro, ma potrebbero soffrire dei dazi e del sentiment anti-Usa”, ha detto James Athey, gestore di fondi presso Marlborough IM. “Penso che sia difficile sostenere un miglioramento delle prospettive di guadagno”.

Gli analisti di Bloomberg Intelligence George Ferguson e Melissa Balzano ritengono il settore delle compagnie aeree statunitensi tra i più danneggiati a causa del dollaro debole. Questo perché i passeggeri statunitensi potrebbero decidere di limitare i viaggi all’estero a causa del cambio sfavorevole. “Una domanda più debole potrebbe manifestarsi già nel terzo trimestre, poiché alcuni passeggeri ridimensionano i piani di vacanza in base ai costi in dollari, mentre il dibattito sul commercio spinge gli europei a cercare destinazioni diverse dagli Stati Uniti”, hanno spiegato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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