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Dollaro USA: ecco perché il suo destino dipende dalle elezioni americane

Dollaro USA: ecco perché il suo destino dipende dalle elezioni americane

Il dollaro USA è stato un grande protagonista nel mercato valutario quest’anno. La sua forza è stata evidenziata dalla performance di oltre il 4% del Dollar Index, che riproduce l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere delle principali valute. La moneta americana ha guadagnato terreno grazie alla straordinaria resilienza dell’economia statunitense, nonostante la Federal Reserve abbia aumentato in serie i tassi di interesse a partire da marzo 2022 portandoli nell’intervallo 5,25%-5,5%. Inoltre, mentre altrove le Banche centrali hanno cominciato a muoversi tagliando il costo del denaro (vedi BCE e SNB), negli Stati Uniti la Fed ha tenuto il tasso di riferimento a livelli alti e probabilmente continuerà a farlo per diversi mesi.

 

Dollaro USA: quanto incideranno le elezioni americane sul prezzo

È probabile che fino alle prossime elezioni americane che si terranno a novembre 2024, non ci saranno grossi cambiamenti sulle quotazioni del biglietto verde. A meno che in prossimità del voto non figuri una maggioranza schiacciante nei sondaggi di uno dei due candidati: Joe Biden e Donald Trump. Al momento il tycoon è in vantaggio nelle intenzioni di voto degli elettori, ma le preferenze possono sempre cambiare notevolmente nel tempo in funzione di svariati parametri, non ultimo l’andamento dell’economia.

Nel dibattito televisivo della scorsa settimana l’attuale presidente degli Stati Uniti è uscito con le ossa rotte, per sua stessa ammissione. Questo potrebbe avere un impatto in vista delle elezioni, a meno che il Partito democratico che rappresenta non decida per una sua sostituzione alla candidatura presidenziale. Se le cose rimangono come sono, ovvero Biden e Trump a contendersi la posta, il dollaro USA potrà assumere una differente dinamica a seconda di chi risulterà vincente. In entrambi i casi, tuttavia, gli effetti non sono chiari. Vediamo cosa potrebbe succedere in ogni scenario.

 

Vittoria di Biden

Se dovesse spuntarla Joe Biden, il dollaro USA potrebbe mantenere la sua forza, ma non è possibile intuire fino a quando. Durante il mandato alla Casa Bianca dell’81enne della Pennsylvania, il biglietto verde si è rinforzato, in quanto l’amministrazione USA ha attuato una serie di stimoli fiscali che hanno permesso alla Fed di combattere l’inflazione alzando i tassi di interesse. Con rendimenti più alti una valuta è maggiormente richiesta e quindi tende ad aumentare di valore. Inoltre, Biden ha saputo mantenere con gli alleati una certa cooperazione nell’ambito delle sanzioni applicate alla Russia. Ciò ha raccolto tutti quanti intorno al dollaro USA, valuta di riferimento globale, spegnendo qualsiasi possibilità che altre divise potessero emergere come valute di riferimento.

Tutto questo però non significa che la rielezione di Biden debba per forza mantenere il dollaro forte. Anzi, il deficit di bilancio eccessivo, considerato da molti a livelli allarmanti, riduce lo spazio di manovra per attuare politiche fiscali troppo accomodanti, mentre la Fed si appresta ad abbassare i tassi di interesse. Questo pacchetto di condizioni non gioca a favore del dollaro USA.

 

Vittoria di Trump

Le dinamiche del dollaro USA con un trionfo di Trump sono ancora più difficili da discernere. Durante i 4 anni di permanenza alla Casa Bianca del leader dei repubblicani, la valuta nazionale si è rafforzata del 5% a seguito della sua elezione, a sorpresa, nel 2016 ed è scivolata di 5 punti percentuali dopo la sconfitta nel 2020. Ciò induce a pensare che il dollaro si rafforzerà sotto la sua guida. In verità, Trump difficilmente attuerà politiche per ridurre il deficit fiscale, mentre se metterà in pratica la sua intenzione di inasprire i dazi sulle importazioni innescherà un aumento di spesa verso i beni nazionali alimentando l’inflazione. Di conseguenza la Fed sarà costretta a tenere più alti i tassi di interesse, favorendo il dollaro.

Bisogna dire però che Trump non ama troppo i tassi alti e durante il suo mandato 2016-2020 si è scontrato più volte con il governatore Jerome Powell proprio su questo aspetto. A maggio del 2026 verrà nominato un nuovo presidente della Fed e Trump e il suo entourage potrebbero alla fine optare per un candidato più compiacente. L’effetto sul dollaro quindi verrebbe mitigato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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