Il 2024 è stato l’anno del dollaro USA nei mercati valutari. Il Dollar Index ha guadagnato finora il 5,73%, dando prova di come il biglietto verde sia ancora la valuta di riferimento internazionale. Gli investitori sono stati attirati verso il dollaro dalla straordinaria resilienza dell’economia degli Stati Uniti. Più di recente, la prospettiva che il neo presidente USA eletto Donald Trump introduca dazi aggressivi ha aumentato le aspettative di inflazione e quindi di tassi di interesse più elevati.
Il leader repubblicano ha già annunciato tariffe del 25% su tutte le merci importate provenienti da Canada e Messico, e di un ulteriore 10% per i beni che dalla Cina entrano negli Stati Uniti. Potrebbe essere solamente l’inizio. Anche l’Europa rischia di essere colpita se il magnate newyorchese dovesse concretizzare quanto espresso in campagna elettorale: dazi generalizzati dal 10% al 20%, con i prodotti cinesi che verrebbero gravati da un’aliquota del 60%. Le tariffe rischiano di essere trasferite sui consumatori finali, riattivando i meccanismi inflazionistici. A quel punto il ciclo dei tagli ai tassi di interesse della Federal Reserve potrebbe subire una frenata, il che avvantaggerebbe il dollaro USA.
Questi venti favorevoli della moneta a stelle e strisce si abbinano alla debolezza che si registra altrove. L’euro è vittima di una crisi economica e politica nell’eurozona, con la Banca centrale europea che sta tagliando in maniera decisa il costo del denaro. A novembre, dopo le elezioni americane, l’EUR/USD è crollato ai minimi degli ultimi due anni, avvicinandosi alla parità. Allo stesso tempo, l’indice delle valute dei mercati emergenti di MSCI si trova ora ai minimi degli ultimi quattro mesi, mentre la Cina potrebbe svalutare lo yuan a 7,50 l’anno prossimo, un livello visto l’ultima volta nel 2007.
Dollaro USA: cosa aspettarsi nel 2025?
La forza del dollaro continuerà nel 2025? Non tutti ne sono convinti. Secondo Société Générale, il biglietto verde potrebbe scivolare di 6 punti percentuali entro la fine del prossimo anno. “Si sta spingendo il prezzo di un asset fino a un punto che non è sostenibile a lungo termine”, ha affermato Kit Juckes, responsabile della strategia valutaria di Société Générale.
La minaccia dei dazi trumpiani, ma anche il taglio delle tasse che alimenterà ulteriore inflazione, potrebbero spingere il dollaro, a giudizio degli strategist di Morgan Stanley. Tuttavia, “alla fine il dollaro scenderà al di sotto dei livelli attuali entro la fine del prossimo anno”, poiché “la combinazione del calo dei tassi reali negli Stati Uniti e del miglioramento della propensione al rischio darà vita a scenari più ribassisti sul biglietto verde”.
Tra l’altro, la principale fonte di sostegno del dollaro negli ultimi mesi, la Fed, rischia di trasformarsi in un ostacolo nel 2025. “I rendimenti statunitensi dovrebbero scendere più rapidamente di quelli del resto del mondo il prossimo anno, il che comprimerebbe i differenziali che da tempo lavorano a favore del dollaro”, hanno aggiunto gli analisti da Morgan Stanley. Dello stesso avviso sono gli analisti di JPMorgan Chase, secondo cui “se la Fed dovesse allentare considerevolmente la politica monetaria, il dollaro perderebbe il suo vantaggio relativo di rendimento/crescita e la debolezza della valuta americana potrebbe rivelarsi sproporzionata”.









