Il 2025 probabilmente sarà ricordato come il peggiore anno di oltre due decenni per il dollaro Usa. La valuta americana ha perso circa il 10% rispetto a un paniere delle principali monete mondiali rappresentato dal Dollar Index. Finora non ci sono stati veri segnali di ripresa e gli analisti sono scettici che negli ultimi due mesi rimasti prima della fine dell’anno si possa verificare un riscatto del biglietto verde. In questo articolo:
- Dollaro Usa: perché gli investitori sono in fuga
- Cosa significa per le aziende americane
Dollaro Usa: perché gli investitori sono in fuga
Alla debolezza del dollaro hanno contribuito quest’anno una serie di fattori. Innanzitutto, gli investitori si sono allontanati dagli asset americani quando il presidente degli Stati Uniti ha iniziato a distribuire dazi pesanti sui partner commerciali. Anche se tra gli Usa e gli altri Paesi sono stati raggiunti accordi importanti per limitare le tariffe in corso, ciclicamente Donald Trump della Casa Bianca ne introduce altri per poi avviare una contrattazione. Questo tira e molla non è molto gradito dagli investitori, il che si riflette negativamente sul dollaro.
Il fattore dazi si intreccia con il secondo elemento che sta impattando sulle quotazioni della divisa a stelle e strisce, ossia le preoccupazioni per l’economia americana. La debolezza del mercato del lavoro è un pesante campanello di allarme. La maggior parte degli osservatori finanziari non si aspetta proprio una recessione, ma un rallentamento sì. I dazi potrebbero essere una delle cause. Ad aggravare la situazione ora è anche lo shutdown negli Stati Uniti, che verosimilmente porterà al licenziamento almeno temporaneo di quasi 800 mila lavoratori pubblici.
Il terzo fattore, anch’esso legato ai primi due, è la ripresa del ciclo dei tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve. A settembre, la Banca centrale ha effettuato la prima sforbiciata di un quarto di punto, ma il presidente Jerome Powell ne ha promesse altre due prima della chiusura del 2025. Tassi più bassi rendono il dollaro meno redditizio, favorendo la fuga degli investitori.
Cosa significa per le aziende americane
Se negli anni scorsi molte aziende americane si lamentavano per la straordinaria forza del dollaro, ora che il biglietto verde si sta eclissando esultano. Una buona parte delle società dell’indice S&P 500 ottiene una percentuale importante dei profitti all’estero o comunque ha un’esposizione considerevole verso gli acquirenti stranieri attraverso le esportazioni.
Nel gruppo sono da rilevare aziende come Microsoft, Meta Platforms, Applied Materials e Philip Morris. Il motivo per cui traggono vantaggio da un dollaro fiacco è il fatto che i guadagni in terra straniera valgono di più una volta convertiti in dollari dalla valuta locale, mentre i loro prodotti sono più competitivi quando esportano all’estero. A luglio, in occasione della presentazione dei dati del secondo trimestre di Microsoft, il direttore finanziario dell’azienda, Amy Hood, ha detto che gli effetti valutari aumenteranno la crescita dei ricavi di circa 2 punti percentuali nel 2026.
Chiaramente non tutte le società traggono vantaggio un dollaro sotto pressione. Alcune come T-Mobile Us e Target pagheranno lo scotto della debolezza valutaria nazionale. Il motivo è che la maggiore percentuale delle loro vendite è negli Stati Uniti e non riusciranno a cogliere i benefici del calo del dollaro. Allo stesso modo, le aziende che importano molto dall’estero risulteranno svantaggiate, perché vedranno i loro costi lievitare dovendo pagare di più i prodotti per l’effetto cambio sfavorevole.
“Le piccole aziende che importano merci ne risentiranno e le grandi aziende con portata globale e capacità di accedere ai finanziamenti gestiranno l’impatto”, ha dichiarato Shahab Jalinoos, responsabile della strategia G10 FX di UBS. Al contrario, “per le aziende che vendono prodotti al di fuori degli Stati Uniti, è una manna dal cielo, in particolare se non importano grandi quantità di prodotto”. Secondo George Pearkes, macro strategist di Bespoke Investment Group, “c’è un sottoinsieme di aziende che beneficeranno più di altre”. Tra queste, l’esperto ha citato i giganti della tecnologia, mentre a suo avviso le utility e le banche ne sarebbero danneggiate. A giudizio di Scott Chronert, strategist azionario di Citigroup, il dollaro debole alla lunga potrebbe non essere un grande problema. Se il calo della valuta è guidato da una politica monetaria più accomodante, potrebbe finire per sostenere la crescita economica e quindi gli utili di molte società.









