Il 2024 che sta per chiudersi si lascia alle spalle un’economia europea in difficoltà. Le previsioni sono per una crescita dello 0,8% dell’eurozona quest’anno, in miglioramento rispetto allo 0,4% del 2023, ma a una distanza siderale rispetto al 3,4% del 2022. Il declino è figlio di una crisi di natura economica e politica che ha investito principalmente i primi della classe: Germania e Francia.
Berlino è a un passo dalla recessione e vive il dramma di una complicata situazione energetica che non è mai stata interamente risolta dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina. Allo stesso tempo sta subendo gli effetti del crollo verticale del suo settore di punta, l’automotive, a causa del rallentamento della domanda.
A fare da cornice a un quadro poco edificante, la crisi politica per via di una coalizione di governo che si è sfaldata e con i tedeschi che saranno chiamati alle urne nel 2025. Sul versante francese, la situazione è altrettanto ispida. Il fiore all’occhiello dell’economia transalpina, il lusso, ha sofferto il calo degli acquisti cinesi, vedendosi diminuire i ricavi e i profitti. Mentre il governo Barnier, nato dopo le elezioni di luglio, si è retto per un po’ sul sostegno di forze parlamentari che andavano dall’estrema destra all’estrema sinistra ed è logicamente imploso sulla legge di bilancio.
Economia europea: ecco cosa guardare nel 2025
Il 2025 non nasce quindi sotto i migliori auspici per l’economia europea, mentre investitori e analisti cercano di decifrare il futuro della regione. Ci sono però 5 cose da osservare nel prossimo anno. Vediamole di seguito.
La politica monetaria della BCE
Nell’ultima riunione del 2024, la Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse di un altro quarto di punto dopo due riduzioni della medesima entità a settembre e ottobre. Ora il costo del denaro è al 3,15%. L’istituto monetario ha dichiarato praticamente vinta la battaglia contro l’inflazione e adesso deve quindi concentrarsi sulla crescita anemica dell’eurozona. Secondo alcuni analisti, per farlo deve forzare la mano e attuare tagli più profondi. “La logica economica sostiene movimenti di 50 punti base”, ha affermato Kallum Pickering, capo economista della banca d’investimento Peel Hunt. Tuttavia, “il tono della BCE è ancora troppo da falco” e quindi “non credo che andrà per 50 punti base”, ha aggiunto. La maggior parte dei trader però si aspetta che entro la metà del 2025, i tassi scenderanno al 2%, mentre alcuni pronosticano ulteriori tagli nella seconda metà dell’anno.
La fiducia del consumatore
Nel 2024 uno dei problemi del Vecchio Continente è stata la crisi di fiducia del consumatore medio. Secondo quanto riportato dalla Commissione europea a novembre, si è registrato un calo della stima flash della fiducia di 1,2 punti percentuali. Per il 2025 ciò può legarsi alla politica monetaria della BCE. Se quest’ultima “è in grado di accelerare i tagli dei tassi, potrebbe aiutare la crescita di fiducia dei consumatori e quindi la ripresa economica”, ha affermato Sylvain Broyer, capo economista EMEA di S&P Global Ratings.
L’Europa a due velocità
Il prossimo anno potrebbe formarsi un’Europa a due velocità dal punto di vista economico, secondo alcuni. Solo che, a differenza di quanto avvenne durante la crisi dei debiti sovrani del 2011, stavolta saranno i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) a fare da traino alla crescita della regione, mentre Germania e Francia reciteranno il ruolo delle “malate” d’Europa. L’OCSE prevede che la Spagna registrerà la terza crescita più forte di tutte le nazioni dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo quest’anno. La crescita economica greca, nel frattempo, dovrebbe attestarsi al 2,1% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. “Penso che l’Europa meridionale sia davvero eccitante: è il ritorno dei PIIGS”, ha affermato Chris Watling, amministratore delegato e chief market strategist di Longview Economics.
I dazi
La grande vera minaccia che aleggia sopra la testa dell’Europa sono i dazi del neo presidente eletto USA Donald Trump. In campagna elettorale, il magnate newyorchese ha promesso tariffe generalizzate dal 10% al 20%. Bruxelles spera di essere risparmiata, ma secondo gli osservatori di mercato si tratta di un’eventualità assai improbabile. Secondo Citigroup, se Trump dovesse applicare dazi del 10%, il PIL dell’Unione europea si ridurrebbe dello 0,3% entro il 2026. A giudizio di Janet Mui, responsabile dell’analisi di mercato presso il gestore patrimoniale RBC Brewin Dolphin, i dazi sono una minaccia grave ma non crede che il leader repubblicano vada fino in fondo.
L’instabilità politica
Un’incognita enorme viene dalla politica, con l’esito delle prossime elezioni in Francia e Germania che sarà estremamente incerto. Quanto succederà nelle due maggiori economie della regione potrebbe segnare il corso dell’Europa per i prossimi anni. “Il cuore dell’Europa sembra incredibilmente brutto economicamente e politicamente, e penso che i mercati alla fine lo rifletteranno”, ha affermato David Roche, strategist di Quantum Strategy.









