Elezioni Germania 2025: le sfide economiche e gli scenari politici

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

La Germania si prepara ad affrontare elezioni federali anticipate nel fine settimana (23 febbraio). Si tratta di un appuntamento cruciale per tutta l’Europa, innescato dalla sfiducia parlamentare votata contro il governo di Olaf Scholz lo scorso 27 dicembre. Il voto giunge in un momento delicato per il Paese, segnato da difficoltà economiche e tensioni sociali, oltre a complesse dinamiche geopolitiche.

“Nel 2024 l’economia tedesca si è contratta per il secondo anno consecutivo e le previsioni per il 2025 continuano a essere riviste al ribasso in tutti i settori: nel migliore dei casi, la crescita sarà solo marginalmente positiva” tratteggia il quadro Francois Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM.

 

In questo articolo:

 

  • Le ragioni della caduta di Scholz
  • Cosa dicono i sondaggi sulle elezioni in Germania
  • La regola del “freno al debito”
  • Attenzione ai programmi di spesa
  • Le conseguenze delle elezioni in Germania sui mercati finanziari: euro
  • Le conseguenze sui mercati finanziari: azioni
  • Le conseguenze sui mercati finanziari: obbligazioni

 

Le ragioni della caduta di Scholz

La crisi di governo che ha portato alle elezioni anticipate è stata causata dalla perdita di fiducia del cancelliere Olaf Scholz. Il suo governo, una complessa coalizione tra socialdemocratici, verdi e liberali, ha faticato a mantenere la stabilità di fronte alle grandi sfide che si trova ad affrontare la Germania. Tra queste, la crescita economica stagnante, un settore manifatturiero in difficoltà e una crisi energetica acuitasi in seguito alla guerra in Ucraina.

Alla fine Scholz ha dovuto alzare bandiera bianca. Il rischio, tuttavia, è che dalle elezioni esca un Parlamento ancora più frazionato, dove trovare una maggioranza sarà sempre più difficile. E con il pericolo, in agguato, dell’estrema destra di Alternative fur Deutschland.

 

Cosa dicono i sondaggi sulle elezioni in Germania

A pochi giorni dalle elezioni in Germania i sondaggi confermano l’estrema incertezza dello scenario. L’Unione cristiano-democratica (Cdu/Csu) dell’ex cancelliera Angela Merkel e ora guidata da Friedrich Merz, si attesta intorno al 30% nei sondaggi più recenti condotti dall’istituto Insa per il quotidiano Bild. Una percentuale insufficiente per formare un governo.

I socialdemocratici (Spd) del dimissionario Olaf Scholz sarebbero uno dei partner possibili, in una riedizione dei governi Merkel. Tuttavia al Spd è data in calo nei sondaggi, intorno al 15%. I Verdi si attesterebbero invece al 13% circa. I tre partiti insieme potrebbero raggiungere la maggioranza ma mettere insieme Verdi e Cdu/Csu non è così immediato.

Alternative für Deutschland (Afd), partito di estrema destra guidato da Alice Weidel, ha guadagnato consensi negli ultimi mesi, raggiungendo il 20% in alcuni sondaggi. Finora è stato tenuto fuori dai grandi giochi di governo per le sue posizioni estreme e anche per questo ha continuato a guadagnare terreno. L’estremizzazione della politica tedesca si sente anche a sinistre dove Die Linke potrebbe avvicinarsi al 9% nello scenario migliore, in crescita e oltre la soglia di sbarramento del 5% che impedisce l’ingresso al Bundestag.

 

La regola del “freno al debito”

La Germania, prima economia dell’eurozona, ha un ruolo centrale nel Vecchio continente. Della sua crisi ne soffrono tutti i Paesi. In particolare l’Italia che ha forti legami industriali con le imprese tedesche. Ma non è solo per questa ragione che si guarda con preoccupazione all’esito del voto in Germania. Una delle ragioni della crisi del governo Scholz è la battaglia sull’allargamento delle possibilità di spesa della Germania per risollevare la crescita.

Il problema tedesco differisce da quello italiano. Non è il debito a imporre di stringere i cordoni della borsa del governo quanto piuttosto i limiti contenuti nella costituzione. La regola del “freno al debito” limita il deficit strutturale di bilancio annuale allo 0,35% del Pil ed è finita al centro del dibattito. Per cambiarla servono i due terzi dei voti del Parlamento, dunque ben più di una maggioranza.

Per Rimeu di Crédit Mutuel “è possibile che alla Cdu/Csu basti un solo partito (Verdi o Spd) per ottenere la maggioranza, tuttavia il nostro scenario di base rimane quello di una Grande coalizione guidata da Friedrish Merz della Cdu”.

Avere la maggioranza non basta. È necessario anche che chi è contrario a eliminare o allentare la regola del “freno al debito” non raggiunga il 33% delle preferenze. I contrari dichiarati sono Alternative fur Deutschland, Budnis Sahra Wagenknecht (altro partito di sinistra che potrebbe superare il quorum del 5% secondo i sondaggi) e Die Linke. La somma dei loro voti, secondo i sondaggi più recenti, potrebbe arrivare intorno al 35%.

Nel nuovo Parlamento, quindi, si assisterà a un grande dibattito nel tentativo di convincersi reciprocamente a schierarsi da una parte o dall’altra. Anche perché nemmeno tra gli esponenti Cdu/Csu c’è una piena convinzione di intervenire sulla regola.

 

Attenzione ai programmi di spesa

Se dall’analisi dello schieramento dei favorevoli e non favorevoli al superamento della regola del “freno al debito” si passa all’analisi dei programmi elettorali, le probabilità che il limite costituzionale venga tolto appaiono maggiori.

È di nuovo Rimeu a citare un’analisi dell’Istituto di Ricerca economica di Colonia secondo cui l’impatto fiscale dei programmi dei partiti ammonterebbe a 70 miliardi di euro per la Cdu/Cdu, 15 miliardi di euro per la Spd e 32 miliardi di euro per i Verdi.

“È difficile collegare questi aumenti di spesa proposti con le posizioni dei partiti sulla regola del freno al debito, soprattutto per la Cdu dato che il partito è sempre stato visto come il più virtuoso dal punto di vista fiscale” commenta lo strategist, che ritiene probabile una riforma costituzionale dopo le elezioni tedesche “ma non prima di settembre”.

 

Le conseguenze delle elezioni in Germania sui mercati finanziari: euro

Se la Germania spende per rimettere in carreggiata la sua economia, tutta l’eurozona ne beneficerà. Anche per i mercati finanziari sarebbe una notizia positiva. “Il programma di Cdu/Csu sembra sostenere settori come quello immobiliare/infrastrutturale, l’automobilistico, la difesa e il finanziario.

Annalisa Piazza, analista Fixed income di Mfs IM, ritiene invece che l’esito delle elezioni tedesche sia importante in quanto “l’Europa è attualmente priva di leader forti. Nell’attuale contesto di incertezza, caratterizzato da guerre commerciali e rischi in aumento in materia di crescita e difesa, i mercati osserveranno con attenzione se l’Europa sarà in grado di fornire una risposta coordinata a queste sfide. Al momento sembra difficile che ciò accada, poiché indipendentemente dall’esito delle elezioni tedesche, ci vorranno settimane (se non mesi) per formare un governo in Germania. Pertanto, ci aspettiamo che l’euro rimanga sotto pressione”.

 

Le conseguenze sui mercati finanziari: azioni

Le azioni europee stanno vivendo una primavera anticipata. In vista di possibili colloqui tra Russia e Ucraina e a fronte di valutazioni convenienti rispetto a quelle degli USA nonché di una Bce che abbasserà ancora i tassi di interesse nel corso dell’anno, le Borse europee hanno registrato afflussi di capitali.

Per Beth Beckett, economista di Capital Group, nonostante le difficoltà economiche la Borsa tedesca sarà tra le migliori nel 2025. “Pur sottolineando il divario tra il sentiment sul contesto macroeconomico e nei mercati, le aspettative sugli utili di quest’anno del Dax sono superiori a quelle relative a tutti gli altri Paesi europei. Il consensus prevede che nel 2025 gli utili per azione cresceranno del 10,5%, appena al di sotto del 12,5% previsto per l’indice S&P 500” è il commento di Beckett. L’economista attribuisce la buona impostazione del mercato azionario tedesco a tre ragioni:

 

  • L’esposizione internazionale;
  • L’esposizione ai comparti finanziario, industriale e tecnologico (le auto pesano meno rispetto al passato);
  • Una rotazione verso i titoli value.

 

“Anche le valutazioni rimangono favorevoli” secondo Beckett, che prevede che il 2025 possa portare con sé “tassi di interesse più bassi, una spesa al consumo più solida e una graduale ripresa della crescita economica”.

 

Le conseguenze sui mercati finanziari: obbligazioni

L’aumento della spesa pubblica, con o senza modifica della regola del “freno al debito”, è comune a molte delle previsioni di analisti ed economisti. Per la maggior parte, tuttavia, si tratterà di un aumento molto limitato, molto “tedesco” ovvero controllato. Felipe Villarroel, portfolio manager di TwentyFour AM, boutique del gruppo Vontobel, pensa che ciò potrebbe comportare una certa pressione sui titoli di Stato, in parte già visibile sul Bund, a causa dell’aumento della carta disponibile sul mercato. “Riteniamo improbabile – precisa – un forte aumento del deficit di bilancio. Per questo reazioni troppo ampie del Bund non sarebbero giustificabili”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari