ESG poco green: cosa accade ai fondi sostenibili?

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Più che di greenwashing, ossia far apparire verde ciò che non è, sarebbe più corretto parlare di “green washed out”. È quello che sta accadendo ai fondi ESG, cosiddetti “dark green”, che ricadono nell’articolo 9 della normativa Sustainable Financial Disclosure Regulation. Molti di questi fondi stanno passando nella categoria dell’articolo 8, i fondi “light green”. Perché?

 

Cosa sono gli articoli 8 e 9 della normativa

Per comprendere quello che sta accadendo è necessario fare un passo indietro e capire cosa si intende per articolo 8 e articolo 9. Secondo la normativa Sfdr, i fondi che ricadono nell’articolo 8 sono quelli che “promuovono caratteristiche ambientali o sociali o una combinazione delle stesse, a condizione che le imprese in cui gli investimenti sono effettuati rispettino prassi di buona governance”. I fondi articolo 9 sono invece quelli che si pongono un obiettivo sostenibile e che puntano a ottenere specifici risultati di sostenibilità a livello ambientale o sociale, oltre che perseguire risultati finanziari. Ma i fondi articolo 9 sono davvero da articolo 9? Sembrerebbe di no e l’implementazione del secondo livello della normativa Sfdr, in vigore dal gennaio scorso, lo sta facendo emergere.

 

Qualcosa è cambiato nel mondo ESG

Con l’implementazione della seconda fase della Sustainable Financial Disclosure Regulation ai gestori di fondi sono richiesti standard più elevati e informative più complete sull’approccio ESG dei loro prodotti. Inoltre p stato precisato che i fondi articolo 9 possano detenere in portafoglio solo investimenti sostenibili.

Il Fund Research Team di MainStreet Partners ha condotto una ricerca sul database proprietario composto da oltre 5.800 fondi/ETF e più di 64.000 Isin individuali di oltre 300 asset manager globali per un patrimonio in gestione complessivo di 4.400 miliardi di euro. Dallo studio è emerso che molti fondi che godono dello status di articolo 9 non sono ancora in grado di garantire la necessaria attenzione alla sostenibilità.

“Analizzando i dati dello European ESG Template (EET ndr), il metodo standardizzato per lo scambio di dati ESG, abbiamo scoperto che oltre il 90% dei fondi articolo 9 non aveva o non rendeva noti gli obiettivi di carattere ambientale” si legge nel documento diffuso da MainStreet Partners. Inoltre, circa un terzo dei fondi articolo 9 ha dichiarato una percentuale minima di investimento sostenibili, pari o inferiore al 30%.

“Sul mercato regna una notevole confusione su cosa si intenda per fondo sostenibile e su come evitare il rischio di greenwashing – ha commentato Simone Gallo, managing director di MainStreet Partners -. Per questi motivi continuiamo a registrare un numero crescente di investitori in Europa e in Asia che richiedono o desiderano rating ESG coerenti e di facile comprensione”.

 

La percentuale di fondi che hanno un target ambientale è ancora molto bassa.
Ferrari: le azioni crollano nel giorno del Capital markets e ora?

La percentuale di fondi con un target ESG – Fonte MainStreet Partners

 

I gestori arretrano, da articolo 9 ad articolo 8

Come conseguenza dell’attivazione del secondo livello della Sfdr molti gestori si sono trovati scoperti sul fianco dell’articolo 9 e hanno scelto di retrocedere molti dei fondi che si avvalevano di quell’etichetta ad articolo 8. Secondo quanto rilevato da Morningstar, tra settembre 2022 e gennaio 2023 ben 307 fondi comuni (175 miliardi di euro di patrimonio in gestione) hanno cambiato articolo. Si tratta del 40% del totale dei fondi articolo 9 e il movimento non si è ancora esaurito.
In virtù di questo trasferimento, nota sempre Morningstar, la quota totale di articoli 9 è scesa dal 5,2% al 3,3% in Europa mentre la quota di articoli 8 è cresciuta dal 48,3% al 52,2% anche in virtù del crescente numero di nuovi fondi ESG lanciati o della trasformazione di prodotti non ESG.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari