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ETF vs fondi attivi: ecco chi vince in Europa

ETF vs fondi attivi ecco chi vince in Europa

La sfida tra ETF e fondi attivi è sempre più accesa. Da una parte i sostenitori degli ETF ne magnificano le qualità in termini di trasparenza, semplicità, diversificazione e basso costo, dall’altra i favorevoli alla gestione attiva sottolineano la maggiore reattività ai cambiamenti dei trend di mercato e la possibilità di selezionare i titoli vincenti dei fondi tradizionali. Chi vince tra le due categorie? A decretarlo sono le preferenze degli investitori che, sempre più spesso, vanno verso gli Exchange Traded Fund. In un anno difficile come è stato il 2022, con la maggior parte delle asset class in perdita, gli ETF hanno registrato afflussi di capitale mentre i fondi attivi hanno visto fuoriuscire denaro dai loro portafogli. L’ammontare complessivo di masse in gestione pende tuttavia a favore dei fondi attivi.

 

Gli asset manager aumentano le risorse dedicate ai fondi benchmark

Secondo i dati raccolti da Morningstar, nel 2022 l’industria europea degli ETF ha raccolto 78,4 miliardi di euro a fronte di deflussi superiori ai 240 miliardi di euro per le gestioni attive. Anche se il calo rispetto al risultato del 2021, quando erano stati raccolti 160 miliardi di euro dagli ETF, il risultato rimane significativo. E le prospettive rimangono positive anche per i prossimi due anni.

Il sondaggio European Monthly Product Trends di Cerulli Associates mette in evidenza le stime di crescita del mercato degli Exchange Traded Fund: circa il 45% dei gestori patrimoniali in Svizzera e in Italia prevede una rapida crescita, superiore al 10%. Nel Regno Unito la crescita attesa è moderata, dal 6% al 10%, per il 68% dei partecipanti alla ricerca, mentre in Francia nel 50% dei casi viene pronosticata una crescita lenta, tra l’1% e il 5%, nei prossimi 12-24 mesi.

Per Fabrizio Zumbo, direttore Europeam asset and wealth management research di Cerulli Associates “dal lancio dei primi fondi benchmark in Europa più di 20 anni fa, il mercato si è evoluto in modo significativo e gli ETF potrebbero rappresentare la fase successiva nell’evoluzione della gestione patrimoniale”. Secondo Zumbo le banche private e i gestori patrimoniali hanno utilizzato gli ETF per allocazioni satellite o posizionamento tattico. “Tuttavia – aggiunge – lo scenario sta cambiando e l’innovazione nel settore degli ETF sta ampliando la disponibilità dei prodotti. Le piattaforme dirette al consumatore sono state un altro catalizzatore dell’adozione dell’ETF in alcuni paesi europei”.

 

ETF tematici ed ESG i punti di forza per gli asset manager

Le gestioni passive non sembrano attrarre solo gli investitori. Nel corso degli ultimi anni è cresciuto l’investimento degli asset manager nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti. Oggi la crescente specializzazione degli ETF per aree geografiche, settori economici, qualità del credito e durata favoriscono un’adozione sempre più diffusa dello strumento da parte degli investitori. “Nuove società di gestione sono entrate nel mercato degli ETF – riprende Zumbo – con proposte sempre più specializzate, inclusi ETF smart beta e attivi”.

Guadando al futuro il 37% degli emittenti europei prevede di concentrarsi sulla costruzione di nuove capacità di asset class e il 34% si concentrerà sulla creazione di partnership con i distributori, ritenuta un fattore fondamentale dalla maggioranza degli asset manager.

Tra le categorie di prodotto che hanno conquistato grandi fette di mercato negli ultimi anni ci sono gli ETF ESG e gli ETF tematici, in parte sovrapponibili visto che molti fondi tematici rispondono, allo stesso tempo, ai criteri ESG. Le rilevazioni della ricerca di Cerulli Associates sottolineano come, a fronte di un altro livello di fuoriuscite di capitale dai fondi ESG nel 2022, gli ETF di questa categoria abbiano invece raccolto nuovi capitali, sebbene sensibilmente meno di quanto accaduto nel 2021. Per l’83% degli emittenti di ETF interpellati incorporare i fattori ESG nella gamma di ETF esistenti o lanciare nuove strategie di ETF ESG è una priorità assoluta.

Per quanto concerne gli ETF tematici, la loro popolarità è cresciuta rapidamente, in particolare durante la pandemia, grazie all’efficace narrativa che possono veicolare. Nel 2022, tuttavia, non hanno saputo resistere alle forti vendite che hanno colpito indiscriminatamente tutte le asset class. Accusati di essere decisamente più costosi e meno diversificati rispetto agli altri Exchange Traded Fund, i tematici devono essere trattati con attenzione. Per Fabrizio Zumbo è “necessaria una stretta collaborazione con clienti e distributori per trasmettere il messaggio che l’investimento basato sui megatrend è un concetto a lungo termine, con un orizzonte da cinque a dieci anni”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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