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Eur/Usd, 4 ragioni per essere rialzisti

Banconote di euro e dollari su un tavolo

Poco più di quattro mesi fa l’euro sprofondava a 0,9540 contro il dollaro. Da quei minimi ventennali il cambio Eur/Usd ha recuperato il 14% circa. Oggi scambia poco sotto quota 1,08 ma, secondo Jordan Rochester, ricercatore Global FX Strategy di Nomura, potrebbe andare oltre tale quota. A sostenerlo la valuta unica sarebbero quattro “pilastri”. Attenzione però, perché l’esperto di Nomura vede anche tre rischi che potrebbero minare lo scenario favorevole all’euro.

 

Dove potrebbe arrivare l’Eur/Usd

Jordan Rochester ritiene possibile un apprezzamento di poco superiore al 3% dell’euro nei confronti del dollaro entro la fine del mese di febbraio e posiziona l’Eur/Usd a 1,11. La valuta unica dovrebbe rimanere sostenuta per tutto il resto dell’anno arrivando fino all’area 1,13 nel secondo trimestre. A sostegno di questo scenario l’analista di Nomura propone quattro “pilastri”:

 

  • Il deficit commerciale energetico del 2022 si trasformerà in una spinta positiva nel 2023;
  • Gli stimoli fiscali in Europa a fronte di uno stallo negli Stati Uniti;
  • Il maggiore impatto sull’Europa della riapertura cinese;
  • La modifica dei portafogli di investimento verso l’area euro.

 

La bilancia commerciale europea è in sensibile miglioramento grazie al deciso calo dei prezzi dell’energia, in particolare del gas naturale. Anche se in Europa questa materia prima costa cinque volte in più rispetto che negli Stati Uniti, la differenza con i livelli toccati nell’estate scorsa è evidente. La bilancia commerciale, secondo Rochester, sosterrà l’euro contro il dollaro nel 2023.

Le condizioni di scambio dell'Europa sono in recupero dopo il superamento della fase acuta della crisi energetica
Le condizioni di scambio sono in miglioramento. In rosso quelle della Germania (Fonte:Bundesbank), in nero quelle dell’Eurozona (Fonte: Citi)

I leading indicator, che offrono una prima stima sull’andamento futuro dell’economia, puntano al rialzo in Eurozona e al ribasso negli Stati Uniti. La divergenza è spiegata dall’analista di Nomura con la differenza nell’azione dei governi. Nel 2023, negli Stati Uniti si riverbereranno gli effetti delle elezioni di Mid Term tenutesi in novembre. Spiega Rochester: “Il boom fiscale del 2020-2022 si tramuterà in uno stallo nel 2023. Crediamo che difficilmente Joe Biden riuscirà a far passare aumenti di spesa nei prossimi due anni del suo mandato”. In Europa, per contro, continuerà l’afflusso di finanziamenti dei piani di lungo termine come il NextGenEU e il RePower EU.

La riapertura della Cina dopo i numerosi lockdown per arginare la pandemia, rappresenta una forte spinta per la crescita europea. L’interscambio commerciale tra le due aree geografiche è più forte. Le esportazioni verso la Cina rappresentano il 2,65% del PIL tedesco contro solo lo 0,75% degli Stati Uniti.

Dopo i forti deflussi di capitale registrati dai fondi europei negli anni passati, già lo scorso anno si è notata un’inversione di tendenza. Le azioni europee vengono preferite dagli investitori esteri in quanto più convenienti rispetto a quelle statunitensi e il reddito fisso è tornato a offrire rendimenti interessanti grazie al rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea.

 

I 3 rischi per lo scenario di Nomura

Nella sua analisi sul possibile andamento nel 2023 del cambio Eur/Usd, Jordan Rochester considera tre fattori di rischio: il posizionamento net long a favore della moneta unica; nuove tensioni nei mercati dell’energia; il peso dei rialzi dei tassi Bce sulla crescita economia.

Riguardo il primo fattore di rischio, l’analista di Nomura nota un elevato livello di net long sul mercato dei future. Questo non significa che le possibilità di rialzo dell’euro siano finite. “Nel nostro scenario – spiega – gli investitori dovrebbero ridurre le loro posizioni lunghe sull’euro solo se i fattori che li hanno indotti a costruirle venissero meno”. Per Rochester, se l’inflazione in Usa finisse di rallentare, se dai portafogli di investimento europei ricominciassero le fuoriuscite di capitale, se la riapertura cinese finisse in stallo, ci sarebbero le condizioni per preoccuparsi.

I rischi che il mercato energetico torni sotto pressione non sono al momento facilmente prevedibili. L’Europa ha beneficiato finora di un clima favorevole che ha permesso ai prezzi delle materie prime energetiche, in particolare il gas naturale, di retrocedere su livelli più accettabili. I fattori da osservare per anticipare l’arrivo di nuove tensioni sul fronte dell’energia sono tre secondo Rochester:

 

  • L’embargo sul petrolio russo scattato venerdì 3 febbraio;
  • La riapertura cinese e la domanda di turismo globale in crescita potrebbero spingere al rialzo i prezzi dei carburanti;
  • Il tetto al prezzo del gas imposto dagli Usa a 70 dollari al barile può spingere ad acquisti elevati per rinnovare le riserve strategiche a cui si è attinto lo scorso anno.

 

L’ultimo rischio che potrebbe mettere in difficoltà le prospettive di rialzo per l’Eur/Usd è legato alla Bce. Le sue manovre restrittive sui tassi di interesse possono affossare la crescita dell’Eurozona. La disponibilità di credito è già in riduzione. Tuttavia i venti favorevoli alla crescita economica – riapertura della Cina, stimoli fiscali e riduzione dei prezzi dell’energia – favoriscono l’economia dell’area. Rochester si aspetta una prosecuzione “nella crescita dei nuovi ordini di fabbrica in Europa. Questo potrebbe rendere l’inflazione più duratura nel medio termine. Ciò avrebbe un peso negativo sul PIL ma spingerebbe la Bce a essere più restrittiva. Secondo noi il secondo fattore prevarrà a sostegno dell’euro”-

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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