Eur/Usd: per il mercato delle opzioni quota 1,20 è vicina

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Il cambio Eur/Usd ha superato quota 1,17, un livello che non vedeva da settembre 2021, un rally che riflette l’interesse degli investitori per la moneta unica dopo anni di stagnazione, mentre il dollaro americano vive una delle più grandi crisi degli ultimi decenni. In questo articolo:

 

  • Eur/Usd: cosa dice il mercato delle opzioni
  • Perché gli investitori comprano l’euro e rifiutano il dollaro

Eur/Usd: cosa dice il mercato delle opzioni

Una volta superata la soglia di 1,17, gli osservatori finanziari sono convinti che la strada dell’Eur/Usd verso 1,20 sia spianata. La scorsa settimana, ad esempio, gli strategist di Hsbc hanno spostato il loro target da 1,15 a 1,20 citando “un’ampia debolezza del dollaro nei prossimi mesi”. Sulla stessa linea gli analisti di Danske Bank, che il mese scorso hanno ribadito la loro previsione di 1,20 entro 12 mesi. Secondo gli esperti di Deutsche Bank, quel livello sarà raggiunto entro la fine del 2025.

Il mercato delle opzioni supporta le previsioni degli esperti. Secondo i dati della Depository Trust & Clearing Corporation, il volume dei contratti su una rottura di 1,20 è salito nell’ultima settimana, a testimonianza del fatto che nuovi fondi si stanno accumulando in strategie rialziste sull’euro. Inoltre, il volume degli scambi che ha visto coinvolto l’euro è stato di oltre 56 miliardi di dollari ieri, oltre quattro volte il volume che ha riguardato lo yen, fermo a 13 miliardi di dollari. Gli investitori, in sostanza, contano sul fatto che i rialzi della valuta continueranno nei prossimi mesi.

 

Perché gli investitori comprano euro e rifiutano il dollaro

L’euro è la valuta del momento. Nell’ultimo mese si è rafforzata contro tutte le altre divise del G10, spinta dalla fiducia degli investitori sul rilancio dell’economia europea. I piani di spesa fiscale della Germania hanno trasmesso un entusiasmo, nei confronti della regione, che non si era più visto dalla nascita dell’Unione europea. Un possibile accordo sui dazi con gli Stati Uniti potrebbe fornire ulteriore slancio. Ora gli investitori aspettano le parole della governatrice della Banca centrale europea ,Christine Lagarde, che terrà un discorso a Sintra la prossima settimana. Ciò che dirà potrebbe essere il prossimo catalizzatore per l’euro.

Al contrario, il dollaro è in difficoltà. La tregua in Medio Oriente ha fatto venir meno la funzione della valuta americana come bene rifugio e ancora il mercato non si è scrollato di dosso la paura che le politiche commerciali e fiscali di Trump finiscano per danneggiare pesantemente l’economia americana. Nelle ultime settimane, inoltre, i trader stanno scontando una Federal Reserve più aggressiva sul fronte dei tagli ai tassi di interesse, il che farebbe diminuire il rendimento del dollaro e quindi la sua domanda. Nel contempo, la Bce è in dirittura d’arrivo nel ciclo di allentamento, dopo otto riduzioni effettuate tra il 2024 e il 2025. “La Bce si sta avvicinando alla fine del suo ciclo di allentamento, mentre i flussi di portafoglio e la diversificazione delle riserve al di fuori del dollaro potrebbero favorire valute di riserva alternative come l’euro”, hanno scritto in una nota gli strategist di Oversea-Chinese Banking Corp.

Sul dollaro pesano anche le indiscrezioni secondo cui Trump potrebbe annunciare il sostituto di Jerome Powell alla guida della Fed prima della scadenza del suo mandato, che avverrà il prossimo anno. “L’aspettativa che il presidente Trump scelga un presidente più accomodante manterrà la pressione al ribasso sul dollaro”, ha affermato Carol Kong, stratega valutario presso la Commonwealth Bank of Australia.

Secondo Antonio Ruggiero, strategist della società di pagamenti globali e di cambio Convera, “il fugace sostegno al biglietto verde, nato dalle tensioni geopolitiche e dal suo tradizionale appeal di bene rifugio, è quasi svanito”. Quindi, “l’euro continuerà a beneficiare del persistente pessimismo sul dollaro”.

Tuttavia c’è chi mantiene cautela sul fatto che l’Eur/Usd possa proiettarsi rapidamente a 1,20. Tra questi, Francesco Pesole, strategist di Ing. “Deve succedere qualcosa sui dazi, sui titoli del Tesoro Usa o sulla Fed per una corsa a 1,20”, ha scritto in una nota.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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