Fed: cosa deciderà sui tassi dopo sanzioni a banche russe
Cerca
Close this search box.

Fed: cosa deciderà sui tassi dopo sanzioni a banche russe

Fed: cosa deciderà sui tassi dopo sanzioni a banche russe

Il grande appuntamento del 15-16 marzo della riunione della Fed dove verranno enunciate le decisioni sui tassi d’interesse si avvicina e, dopo le sanzioni imposte alle banche russe, acquisisce ancora maggiore importanza. Le certezze però sono sempre di meno, alla luce degli eventi che si stanno seguendo a una velocità sostenuta in questi giorni sul fronte della guerra Russia-Ucraina

Le sanzioni alle banche russe hanno cambiato lo scenario generale e, se qualche settimana fa l’aggressività della Banca Centrale USA non era messa in discussione, oggi invece aumentano le quotazioni per una Federal Reserve più attendista e prudente. La volatilità sui mercati finanziari che si sta vedendo è un segnale d’allarme che non può essere trascurato e che potrebbe preannunciare una recessione in atto. Per questa ragione il Governatore Jerome Powell rifletterà a lungo sulla eventualità che forzare troppo la mano equivalga più a mandare indietro l’economia che ad abbattere l’inflazione. 

Il costo della vita è sì giunto a livelli insostenibili, ma il problema fondamentale deriva da una carenza di offerta che sta mandando alle stelle i prezzi dell’energia e di altre materie prime ripercuotendosi su famiglie e imprese. Quindi, è così scontato che alzare troppo i tassi comporti un beneficio sui prezzi superiore al danno che invece subirebbe la crescita? O si finirebbe per preparare tutte le condizioni ideali perché si manifesti una stagflazione in piena regola? 

Il trade-off che dovrà affrontare Powell lo mette in una condizione molto scomoda, ma che forse alla fine lo farà propendere per un ragionevole aumento del costo del denaro di un quarto di punto a marzo e non di mezzo punto come sembrava più probabile fino a poco tempo fa. 

Il problema si estende a quanto succederà durante il resto dell’anno e qui l’evoluzione sul versante bellico e su quello delle banche russe e delle sanzioni sarà decisivo. A dicembre la maggior parte dei funzionari Fed si aspettava un rincaro del costo del denaro dello 0,75% complessivo nel 2022, con 3 rialzi dello 0,25% ciascuno. 

Le stime oggi sono completamente diverse. In un sondaggio recente condotto dalla Booth School of Business dell’Università di Chicago, è risultato che quasi il 50% degli economisti interpellati ritiene che l’istituto centrale USA non riuscirà a controllare l’inflazione se aumenta i tassi solo 6 volte per un quarto di punto in ogni occasione. Per ottenere prezzi stabili, il 40% sostiene che il tasso alla fine dell’anno dovrà essere almeno pari al 2%, mentre la metà di costoro afferma che dovrebbe essere superiore al 2,5%. 

Mercoledì e giovedì di questa settimana Jerome Powell sarà atteso rispettivamente alla Camera e al Senato del Congresso degli Stati Uniti per una testimonianza. Da lì il mercato si attende ulteriori indicazioni sulle intenzioni della Fed, soprattutto in funzione delle sanzioni adottate dagli Alleati a danno delle banche russe, che mirano a isolare Mosca dal sistema finanziario globale e privarla della sua capacità di difendere la propria valuta.

 

Fed: cosa pensano gli esperti sulle decisioni del meeting di marzo

Gli esperti comunque sono divisi sul fatto che le mosse della Fed saranno molto misurate, almeno nel meeting di marzo dove dovrebbe andare in scena la prima stretta sui tassi dal 2018. David Wilcox, ex capo della divisione ricerca e statistica presso la Banca Centrale USA, ha asserito che l’incertezza causata dalla situazione di guerra raffredderà l’ardore per un rapido adeguamento, seppur ciò non impedirà il primo di numerosi passi verso una strada nuova della politica monetaria. 

I funzionari della Fed però avranno molte informazioni da analizzare riguardo le tensioni geopolitiche, insieme ai dati aggiornati sull’occupazione e sui prezzi al consumo, tutti caratterizzati da enorme imprevedibilità. Wilcox ha aggiunto che l’istituto monetario si concede maggiore flessibilità iniziando a un ritmo più graduale il prossimo mese e allo stesso tempo guadagnerà tempo per raccogliere ulteriori prove sulla persistenza dello shock inflazionistico aggiuntivo dettato dalla situazione in Ucraina.

Andrew Levin, che ha lavorato presso il Consiglio della Fed per 20 anni e ora insegna al Dartmouth College, invece sostiene che la politica monetaria è molto lontana dall’essere neutrale e quindi la Fed deve elaborare un piano chiaro su come manterrà la stabilità dei prezzi, spiegandolo al Congresso, ai mercati e al pubblico. A suo giudizio, Powell alla fine opterà per un aumento di mezzo punto del tasso ufficiale di sconto a marzo, a meno che non ci sia qualche impensabile evento geopolitico.

 

AUTORE

Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *