Fed: ecco perché i tassi quest’anno potrebbero restare invariati

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L’attesa per la prima riunione del 2025 della Federal Reserve (Fed) si fa rovente a Wall Street. Gli investitori sono in attesa di capire il percorso sui tassi di interesse della Banca centrale dopo che, nell’ultimo meeting di dicembre, il governatore Jerome Powell ha avvertito che i tagli per quest’anno potrebbero essere due e non tre come si aspettava il mercato.

La prospettiva è molto diversa rispetto a settembre scorso, quando la Fed effettuò un maxi-taglio di mezzo punto sul timore di una recessione. In quel periodo, il mercato scontava addirittura quattro sforbiciate nel 2025, terrorizzato dai dati preoccupanti sull’occupazione americana. Da allora l’allarme per l’arrivo di una contrazione economica è rientrato pienamente, con i dati macro che hanno mostrato una resilienza inaspettata e un mondo del lavoro che è risultato in perfetta salute.

Nel frattempo, l’inflazione non è scivolata come si sperava verso l’obiettivo di lungo periodo del 2%. L’ultima lettura riferita al mese di dicembre ha rilevato un indice dei prezzi al consumo in crescita del 2,9%. Il rischio è che se il neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dovesse tenere fede alla sua promessa di applicare dazi generalizzati, il carovita in USA potrebbe prendere la direzione opposta a quella auspicata,  costringendo la Fed a tenere obtorto collo il costo del denaro a livelli alti.

 

Fed: i tassi potrebbero restare invariati

Non dovrebbe succedere nulla nell’incontro della prossima settimana in tema di tassi, quindi l’attenzione sarà spostata su cosa accadrà nel prossimo futuro. Al riguardo Dan Ivascyn, direttore degli investimenti del gigante dei fondi obbligazionari Pimco, ha affermato che la Fed manterrà i tassi invariati e potrebbe persino aumentare i costi di prestito, in attesa che ci sia chiarezza sui dati macroeconomici e sulle politiche commerciali di Trump. “Molte delle politiche introdotte possono essere positive per la crescita e la produttività nel lungo periodo, ma nel breve potrebbero portare ad alcune pressioni”, ha detto. Nuove strette sui tassi sono certamente possibili, ha sottolineato, sebbene non rappresentino lo scenario di base. Tutto questo perché “non siamo ancora fuori pericolo dal punto di vista dell’inflazione”, ha aggiunto.

Il rendimento più alto dei titoli di Stato – che questo mese ha toccato il massimo da novembre 2023 al 4,82% – è stato il riflesso delle aspettative degli investitori, i quali hanno scontato tassi Fed particolarmente elevati. Per trarre vantaggio da tali rendimenti, Pimco ha aumentato l’esposizione obbligazionaria. “La visione costruttiva sul reddito fisso non si basa su un taglio maggiore da parte della Fed”, ha detto Ivascyn. L’esperto ha anche avvertito che un ulteriore aumento dei rendimenti del Tesoro potrebbe mettere sotto pressione le azioni a Wall Street. “Le valutazioni delle azioni sono le più alte che abbiamo visto da molto tempo. Riteniamo che politiche che facciano salire i rendimenti, i prezzi delle azioni potrebbero scendere”, ha affermato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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