Il “temporale estivo” che secondo gli analisti di Anima SGR si è abbattuto sui mercati finanziari, è stato spiegato con tre ragioni: i dati deboli sul mercato del lavoro USA (disoccupazione e non-farm payrolls), l’escalation in Medio Oriente, l’intenzione della Bank of Japan di alzare ancora i tassi di interesse, cosa che rende meno conveniente indebitarsi in yen per investire sul mercato azionario. Tre motivazioni che sono ancora presenti, nonostante i mercati sembrino aver superato la fase critica della crisi. I dati sul mercato del lavoro USA, in particolare, hanno portato alla messa in stato di accusa della Fed, colpevole a giudizio degli investitori di aver ritardato troppo il primo taglio dei tassi di interesse, portando l’economia USA sull’orlo della recessione. Da qui la richiesta di intervenire a settembre con un taglio dello 0,5%. Il FedWatch Tool del CME stima con una probabilità del 63,5% una riduzione dei tassi sui Fed funds nell’intervallo tra 4,75% e 5% dall’attuale livello di 5,25%-5,50%. Una sforbiciata che ad alcuni appare più frutto del panico che della ragione.
“A nostro avviso – scrivono gli analisti di Anima SGR – questi movimenti non preludono a un’improvvisa recessione globale: le economie di USA ed Europa hanno registrato buone performance nel secondo trimestre, crescendo a un tasso annualizzato del 2,8% la prima e dell’1,2% la seconda”. Anche Jared Franz, economista di Capital Group, non vede nulla nei dati economici “che possa far pensare a un brusco calo o a un cambiamento dei fondamentali dell’economia statunitense. Si tratta per lo più di un calo del ritmo dell’attività, non necessariamente di una contrazione”.
Solomon (Goldman Sachs) non vede interventi di emergenza della Fed
Il panico si è impossessato dei mercati che hanno perso di vista la realtà dei fatti, alla quale peraltro credevano fino a qualche ora prima della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro USA. “Siamo nella stagione estiva – riprende Franz – in cui la liquidità del mercato è bassa e quindi i mercati in genere reagiscono con più volatilità alle notizie positive e negative. È improbabile che questo cambi nelle prossime settimane”.
Come è improbabile che la Fed intervenga con tagli dei tassi di emergenza o che esageri con la dose di riduzione a settembre. David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, ritiene probabili uno o due tagli dei tassi di interesse in autunno e che l’economia statunitense abbia la possibilità di evitare la recessione. “Non mi aspetto nulla prima di settembre” ha detto Solomon, secondo le anticipazioni della puntata del The David Rubenstein Show: peer to peer conversation che verrà trasmessa il prossimo 14 agosto su Bloomberg Television. A riportare le anticipazioni è la stessa Bloomberg.
Il numero uno di Goldman Sachs ha poi evidenziato la schizofrenia dei mercati che fino a maggio hanno scontato un atterraggio morbido per l’economia USA e hanno perfino messo in dubbio che la Fed tagli i tassi quest’anno mentre ora sembrano aver improvvisamente cambiato idea. “Non è stato un pessimo rapporto sul lavoro – ha sottolineato – è stato solo più debole di quanto la gente si aspettasse”. In ogni caso gli economisti di Goldman Sachs hanno leggermente ritoccato al rialzo le probabilità di recessione USA nel prossimo anno, al 25% dal 15%.









