Fed: stasera la decisione sui tassi, ecco cosa aspettarsi

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La decisione sui tassi di interesse di questa sera della Federal Reserve (Fed) arriva in un clima rovente. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha cambiato le carte in tavola e ora la Banca centrale americana dovrà fare valutazioni completamente diverse rispetto a qualche settimana fa. Questo non tanto con riferimento alle mosse di oggi, per le quali le aspettative sono di tassi fermi tra il 3,5% e il 3,75%, quanto piuttosto alle prossime riunioni, quando si avrà maggiore chiarezza su quanto il conflitto in Medio Oriente inciderà sull’inflazione.

 

In questo articolo:

 

  • Fed: tassi fermi, ma dopo?
  • Il mercato pende dalle labbra di Powell

 

Fed: tassi fermi, ma dopo?

La Federal Reserve non ha molte alternative se non restare in attesa, cercando di capire gli effetti della guerra sull’economia statunitense. Gli investitori stanno scontando l’assenza di modifiche ai tassi di interesse almeno fino a settembre. La non novità è una novità, perché prima che gli Usa iniziassero a bombardare l’Iran, il mercato attendeva il prossimo taglio del costo del denaro dopo quelli effettuati lo scorso anno. Il rischio, ora è che il rialzo del prezzo del petrolio, dovuto anche alla chiusura dello Stretto di Hormuz, inneschi una spirale inflazionistica tale da costringere la Fed non solo a non tagliare i tassi, ma addirittura ad alzarli, se necessario. Uno scenario già visto negli ultimi anni, dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina.

In ogni caso, gli investitori avranno un quadro più nitido della visione della Fed quando verranno pubblicati gli aggiornamenti delle proiezioni economiche del comitato. Nel documento, noto come Summary of Economic Projections, si trova il cosiddetto “dot plot”, che raccoglie le aspettative dei singoli membri sui tassi di interesse. Rispetto all’ultimo aggiornamento di dicembre, la Banca centrale statunitense potrebbe rivedere leggermente al rialzo le stime su crescita e inflazione, ma le prospettive sui tassi non dovrebbero subire grandi cambiamenti. Occorre ricordare che tre mesi fa i responsabili della Fed avevano indicato un solo taglio nel 2026, sebbene fossero emerse alcune divergenze.

“Dalle loro comunicazioni, è probabile che sottolineino come il conflitto in Medio Oriente abbia aggiunto ulteriore incertezza alle prospettive sia per l’inflazione sia per l’occupazione. Tuttavia, le loro previsioni potrebbero apparire sorprendentemente simili a quelle di tre mesi fa”, ha scritto David Kelly, chief global strategist di JPMorgan Asset Management.

Secondo Geoff Yu, senior Emea markets strategist di Bank of New York Mellon, “quella che inizialmente era considerata una riunione del Fomc piuttosto ordinaria si è trasformata in un appuntamento più interessante”. A suo avviso, non ci saranno variazioni dei tassi di interesse, “ma resta vivo l’interesse per capire come la Fed valuti l’impatto della crisi in Medio Oriente sull’economia, sull’inflazione e sul possibile andamento dei tassi nei prossimi mesi”. Tra l’altro, “è prevista la pubblicazione del Summary of Economic Projections, che analizzeremo attentamente per cogliere eventuali segnali sulla politica monetaria. Da quando è scoppiato il conflitto, le aspettative sui tassi a fine anno sono diventate decisamente meno accomodanti”, ha aggiunto.

Un filo di ottimismo si intravede nelle parole di Colin Graham, co-head of sustainable multi-asset solutions di Robeco. “La Federal Reserve si trova probabilmente nella posizione più favorevole”, ha detto. “L’economia statunitense è in parte sostenuta dall’effetto positivo delle esportazioni energetiche e ciò consente alla Banca centrale di concentrarsi maggiormente sui fondamentali domestici. In particolare, il mercato del lavoro continuerà a rappresentare il principale fattore guida delle decisioni di politica monetaria”. Tuttavia, l’esperto sottolinea come al momento non vi siano ancora dati sufficienti per giustificare un taglio dei tassi. “Lo scenario più probabile resta quindi una pausa, con tassi vicini al livello neutrale e una crescita ancora solida. Anche il contesto politico interno sarà attento all’andamento dei prezzi della benzina, tema sensibile per gli elettori, oltre che alla distribuzione dei rimborsi fiscali”, ha concluso.

 

Il mercato pende dalle labbra di Powell

In definitiva, in pochi si aspettano un coup de théâtre nell’appuntamento di questa sera, ma l’attenzione sarà massima su quanto dichiarerà il presidente Jerome Powell nella conferenza stampa al termine della riunione di due giorni. “Con un taglio ad aprile ormai quasi completamente escluso, la capacità di Powell di guidare i mercati dipende da quanto le sue parole saranno percepite come espressione del consenso del comitato, piuttosto che delle sue opinioni personali”, hanno scritto gli analisti di Bank of America in una nota. “Anche a prescindere da questo vincolo, Powell avrà comunque un compito impegnativo”.

L’ex vicepresidente della Fed Roger Ferguson ha dichiarato a Cnbc che si aspetta “prudenza” nel comunicato successivo alla riunione, nel descrivere inflazione, disoccupazione, crescita economica e il percorso previsto della politica monetaria. “La domanda che tutti si pongono è: cosa diranno, se diranno qualcosa, sul futuro e su come valuteranno il cambiamento dell’equilibrio dei rischi”, ha affermato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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