Stasera alle 20:00 Jerome Powell comunicherà la decisione della Fed sui tassi di interesse negli Stati Uniti. Il consensus non lascia spazio a sorprese. Il saggio sui Fed funds verrà confermato nell’intervallo tra il 4,25% e il 4,50%. I mercati finanziari si dovranno accontentare di poter conservare la prospettiva di due tagli dei tassi di interesse in corso d’anno. A questa hanno avuto tempo di allinearsi nel corso delle settimane trascorse dall’ultima riunione della Banca centrale americana, durante le quali diverse dichiarazioni di membri del Comitato di politica monetaria (Fomc) hanno seguito la linea tracciata da Jerome Powell. Come Patrick Harker, numero uno della Fed di Philadelphia, il quale ha dichiarato che “il percorso dei tassi rimane orientato al ribasso” ma che la velocità “dipenderà interamente dai dati in arrivo”.
In questo articolo:
- Perché il consensus prevede tassi fermi?
- Quando la Fed riprenderà a tagliare i tassi
Perché il consensus prevede tassi fermi?
La Fed si trova di fronte a un delicato equilibrio: da un lato, il rallentamento della crescita suggerisce che un allentamento monetario potrebbe essere necessario nei prossimi mesi; dall’altro, il rischio di un’inflazione persistente impedisce un taglio immediato dei tassi. I dati di dicembre 2024 hanno mostrato un’inflazione core al 3,2%, ancora sopra il target del 2%, anche se in discesa dal +3,3% di novembre. Il dato headline si è invece attestato al 2,9%, in aumento da +2,7%.

Sul fronte del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è risalito al 4,1%, segnalando un raffreddamento del mercato del lavoro, ma senza indicare una recessione imminente. Powell e i membri del Fomc potrebbero quindi decidere di adottare una strategia attendista, mantenendo i tassi invariati e riservandosi la possibilità di intervenire nelle prossime riunioni in base all’evoluzione dei dati economici.
Gli ultimi dati del mercato del lavoro, relativi al mese di dicembre, hanno registrato la creazione di 256.000 nuove posizioni nei settori non agricoli contro attese a 160.000 e un dato precedente a 212.000, con un tasso di disoccupazione in calo al 4,1% dal 4,2% del mese precedente. Anche la dinamica salariale ha accelerato a +0,3% m/m da +0,2%. Su questi dati si devono ancora scaricare i provvedimenti pro-crescita che l’amministrazione Trump ha promesso di adottare. È questa la ragione che costringe Jerome Powell e gli altri membri della Fed a un delicato gioco di equilibrio. Se diversi banchieri centrali USA hanno confermato la loro fiducia sulla prosecuzione del percorso di discesa dei prezzi al consumo verso l’obiettivo del 2%, rimane chiaro che l’inflazione deve continuare a essere attentamente monitorata.
“Ci aspettiamo che il processo di disinflazione continui negli Stati Uniti” – afferma Gero Jung, capo economista di Mirabaud AM -. È importante notare che il CPI core si è attestato allo 0,225% su base mensile, con i beni aumentati dello 0,1% e i servizi dello 0,3% su base mensile”.
Michael Krautzberger, direttore degli investimenti di AllianzGI sottolinea come “l’economia USA si trova in una condizione relativamente solida” nel momento in cui la nuova amministrazione Trump assume l’incarico. Inoltre il consenso di mercato rimane piuttosto ottimista sulle prospettive economiche per quest’anno, con una crescita prevista del 2,2% nel 2025 rispetto al 2,8% del 2024, sostenuta da un’agenda pro-crescita dell’amministrazione Trump”. Sul fronte dell’inflazione Krautzberger ritiene che “sebbene le pressioni inflazionistiche si stiano attenuando, l’indicatore PCE core preferito dalla Fed rimane al di sopra dell’obiettivo, attestandosi al 2,8% su base annua”. Ciò significa, secondo il capo economista di Allianz GI, che la Fed si manterrà cauta.
Per Laura Cooper, responsabile Macro credit di Nuveen “i membri del Fomc stanno già incorporando il potenziale impatto delle politiche fiscali nel modo in cui guardano al futuro percorso della politica monetaria. Riteniamo che uno dei motivi per cui opteranno per una pausa sia che vogliono maggiore chiarezza sul fronte della politica statunitense e sull’impatto dell’inflazione. Per quest’anno vediamo ancora un’inflazione PCE core intorno al 2,5%. È in linea con le previsioni della Fed e sta progredendo in modo abbastanza significativo da giustificare altri due tagli quest’anno, a giugno e a dicembre”.
Quando la Fed riprenderà a tagliare i tassi
Il FedWatch tool del CME assegna una probabilità del 30% di un taglio di interesse di 25 punti base nella riunione di marzo. I tassi verrebbero portati, in questo caso, nell’intervallo 4%-4,25%. Diversi analisti hanno pronosticato che la prossima riduzione del saggio di sconto sui Fed funds avverrà a marzo. A quel punto ci saranno i primi dati su inflazione e mercato del lavoro da valutare e Trump dovrebbe aver già impostato le basi del sui quadriennio alla Casa Bianca.
“Il presidente Powell dovrebbe rimarcare che il Fomc, che segue un approccio dipendente dai dati, non si è impegnato in nessuna tempistica specifica per i futuri tagli dei tassi. La traiettoria dei tassi d’interesse USA sarà più chiara durante la riunione di marzo, nel momento in cui la Fed aggiornerà le proiezioni economiche che terranno conto dei possibili effetti delle politiche economiche di Trump: se i dati sull’inflazione fossero allineati alle attese formulate dalla Fed, allora Powell potrebbe considerare una riduzione” ha commentato Francois Rimeu, senior strategist di Credit Mutuel AM.

Il dot plot, il documento che contiene le intenzioni dei banchieri centrali sul livello dei tassi di interesse nei prossimi mesi, ha una mediana per fine anno al 3,75%-4%, coerente con la prospettiva di due tagli dei tassi di interesse nel 2025. Appare difficile che la Fed rinunci a queste mosse, dopo aver corretto la rotta. Quattro mesi fa la previsione della mediana del dot-plot era molto più in basso, tra il 3,25%-3,50%.
I prossimi dati macroeconomici, da tenere sotto osservazione, saranno i seguenti:
- 31 gennaio – Pce core, mese di dicembre: attese a +0,2% da +0,1% m/m;• 7 febbraio – Non farm payrolls di gennaio: ultimo dato a 256.000;
- 7 febbraio – Salario orario medio di gennaio: ultimo a +0,3%;
- 7 febbraio – Tasso di disoccupazione di gennaio: ultimo a +4,1%:
- 12 febbraio – Tasso di inflazione: ultimo a +0,4% m/m e a +2,9% a/a.









