Morningstar ha recentemente pubblicato il suo European Fund Fee Study 2025. Lo studio ha confermato che l’Italia non è un Paese che facilita l’investimento del risparmio, almeno per quanto riguarda i costi dei fondi comuni attivi, i più alti in Europa. Inoltre, nel corso dell’ultimo anno, solo in Italia e Spagna i costi dei fondi comuni attivi sono leggermente saliti. Il tutto è avvenuto in un contesto di commissioni discendenti nel continente europeo più la Gran Bretagna. Basta però spostare lo sguardo sulle gestioni passive e il panorama cambia: Anche se i costi sono aumentati sensibilmente, in questo caso, rimangono tra i più bassi nella ricerca di Morningstar, vicino a Regno Unito e Svizzera.
In questo articolo:
- Fondi comuni attivi vs gestioni passive: la differenza
- Trend a favore delle gestioni passive
- Un confronto tra le commissioni dei gestori
- Fondi comuni: un’ultima cattiva notizia per gli investitori italiani
Fondi comuni attivi vs gestioni passive: la differenza
Il differenziale di costo tra i fondi comuni attivi e le gestioni passive (gli Etf in buona sostanza) è netto e pari all’1,23%. Infatti, mentre in media le commissioni dei fondi comuni attivi rilevate a giugno 2025 dallo studio si attestano all’1,42%, quelle dei fondi passivi di fermano allo 0,19%. Si tratta di una differenza che nel computo totale della performance di un investimento si fa sentire, come confermano i dati di Morningstar che evidenziano un legame diretto tra costi e probabilità di successo dei fondi comuni. Fondi a basso costo tendono a generare maggiori possibilità di sovraperformance perché riducono l’erosione dei rendimenti causata dalle commissioni.
In altri Paesi la differenza è meno rilevante. Nel Regno Unito, per esempio, è pari a 66 punti base, in Francia a 59, in Spagna a 41.
Morningstar spiega che, mentre Paesi come il Regno Unito hanno beneficiato di un panorama distributivo più concorrenziale e di interventi regolatori mirati a contenere i costi, l’Italia è rimasta un passo indietro, nonostante le normative sulla trasparenza, in primis la Mifid varate negli ultimi anni.
Sempre Italia e Spagna hanno un altro record negativo in comune, per quanto riguarda i fondi comuni attivi: rispetto al 2015 le commissioni medie sono calate appena dello 0,06% in Italia (erano all’1,48%) mentre in Spagna sono addirittura salite, passando dall’1,09% all’1,11%. Qui di seguito i costi per i fondi comuni attivi e passivi nelle nazioni esaminate dallo studio di Morningstar al giugno 2015 e al giugno 2025. Fondi comuni attivi:
- Regno Unito: 1,17% – 0,86%
- Francia: 1,47% – 1,14%
- Germania: 1,38% – 1,27%
- Spagna: 1,09% – 1,11%
- Svizzera: 1,20% – 0,92%
- Irlanda: 1,37% – 1,06%
- Lussemburgo: 1,51% – 1,26%
- Italia: 1,48% – 1,42%
Fondi passivi:
- Regno Unito: 0,39% – 0,20%
- Francia: 0,54% – 0,55%
- Germania: 0,40% – 0,36%
- Spagna: 1,11% – 0,70%
- Svizzera: 0,32% – 0,19%
- Irlanda: 0,31% – 0,22%
- Lussemburgo: 0,47% – 0,29%
- Italia: 0,27% – 0,19%.
Trend a favore delle gestioni passive
In generale, negli ultimi dieci anni, le commissioni dei fondi comuni europei hanno registrato una tendenza al ribasso, favorita sia dalla diffusione dei fondi a gestione passiva, sia per la pressione competitiva che si è fatta sempre più forte. I flussi di investimento, come pronosticabile, si sono direzionati in maggiore misura sulla scelta più conveniente e trasparente, quella delle gestioni passive quotate (gli Etf).
Sebbene queste ultime siano ancora una minoranza nell’asset allocation complessiva, dal 10% circa del 2015 hanno superato il 25% nel 2024, erodendo spazio alle gestioni attive.

I gestori si affannano a dichiarare che non c’è competizione tra i due diversi modelli di investimento, eppure è innegabile che ci sia un’erosione a favore dei fondi passivi, come è innegabile l’approdo alla gestione passiva di attori prima specializzati solo in gestioni attive. In questo senso gli Etf attivi hanno favorito questo passaggio, in quanto permettono di unire le caratteristiche di entrambi gli strumenti.
La gestione attiva, tuttavia, non è da buttare via. In contesti di mercato volatili Morningstar sottolinea che i gestori attivi possono ottenere risultati superiori ai benchmark passivi, soprattutto in segmenti meno efficienti, o specifici comparti obbligazionari dove l’esperienza dei gestori permette di navigare mercati difficilmente replicabili dagli indici, offrendo valore aggiunto agli investitori.
Un confronto tra le commissioni dei gestori
L’approfondito studio di Morningstar offre anche uno spaccato delle commissioni medie applicate dai vari gestori di fondi comuni.
Tra i gestori specializzati nella gestione attiva, i più costosi sono i fondi di Fidelity International, in media con commissioni di poco inferiori all’1,4%. Seguono i prodotti di Amundi, poco sora l’1,30% e quelli di BlackRock, in deciso calo rispetto al 2016, poco sotto l’1,3%. Nell’ordine arrivano poi: Union Investment, AllianzGI, JpMorgan, Nordea, Dws, Pimco e Swedbank. Gli ultimi due gestori sono gli unici che scendono sotto l’1% di commissione media.
Tra i gestori specializzati in Etf le differenze sono molto meno marcate. La maggior parte ricade in una fascia di costo da 0,20% e 0,25%. Se ne distacca solo Vanguard con commissioni in media poco inferiori allo 0,15%. Nell’ordine: State Street, Amundi, Dws, L&G, BlackRock, Hsbc, Invesco, Ubs, Vanguard.
Fondi comuni: un’ultima cattiva notizia per gli investitori italiani

Come se non bastasse il prelievo più elevato che negli altri Paesi riguardo le commissioni standard, gli italiani devono affrontare anche un altro svantaggio quando decidono di investire nei fondi attivi. Il 64,9% dei prodotti applica infatti delle commissioni di performance quanto riesce a battere il proprio benchmark di riferimento.
“Tipicamente, questa commissione viene calcolata come una percentuale della sovraperformance. Per una classe di azioni mediana che applica una commissione basata sulla performance, ciò corrisponde al 15% del rendimento in eccesso” spiega il rapporto di Morningstar.
Nel Regno Unito, all’opposto, solo l’1,1% dei fondi comuni attivi applica queste commissioni. In questo caso perfino la Spagna è meno dell’Italia con il 25,4% dei casi.









