Gas e petrolio russo: ecco i Paesi più e meno dipendenti in Europa

Gas e petrolio russo: ecco i Paesi più e meno dipendenti in Europa

Petrolio e gas russo: ecco i Paesi più e meno dipendenti in Europa

L’equilibrio tra la Russia e l’Europa sulle forniture di gas e petrolio è sempre più precario. L’occidente inasprisce progressivamente le sanzioni e l’impressione è che presto o tardi il Vecchio Continente si allinei agli alleati statunitensi e britannici per imporre un embargo alle importazioni delle risorse energetiche da Mosca. Nel vertice NATO-UE di questi giorni si è arrivati a un importante accordo con gli USA, che forniranno 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto all’Europa entro il 2022. Ovviamente tutto questo determina investimenti infrastrutturali per lo stoccaggio e i rigassificatori, che in questo momento latitano nel territorio europeo.

A livello generale però staccarsi completamente dalla Russia comporta dei sacrifici non si sa quanto sostenibili. L’impatto immediato di un embargo sui combustibili sarebbe inevitabilmente di una crescita significativa dei prezzi e di un calo del PIL nell’Eurozona, con il rischio di fenomeni stagflazionistici pericolosi. Se il blocco all’import fosse di breve durata, da poche settimane a qualche mese per intenderci, probabilmente sarebbe più gestibile, ma comunque costoso. Le aziende infatti potrebbero essere portate a ridurre se non a sospendere la produzione, tanto più quanto le tempistiche si allungano.

La cosa si farebbe molto logorante se un eventuale embargo venisse condizionato alle dinamiche della guerra Russia-Ucraina, perché a quel punto potrebbe durare mesi se non anni. La situazione rischia comunque di esplodere dal momento che Vladimir Putin ha deciso che le forniture di gas naturale vadano saldate in rubli. Secondo alcuni, questa mossa equivale a un’auto-sanzione e metterà con le spalle al muro l’Europa, che deve decidere e anche in fretta.

 

Europa: i Paesi più e meno dipendenti dall’energia russa

Alcuni Paesi europei sono destinati a soffrire di più rispetto ad altri, in considerazione della maggiore dipendenza dall’output energetico russo. Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Finlandia sono quasi completamente vincolate alle forniture di Mosca, con una dipendenza di oltre il 75%, sia per quanto riguarda il gas naturale che in merito al petrolio. Maggiormente al riparo sono Paesi come Spagna, Portogallo, Belgio, Irlanda e Malta che importano meno del 25% di gas e petrolio russo. Anche la Francia non è posizionata male, soprattutto riguardo il petrolio, essendo uno degli Stati in Europa che più degli altri sfrutta l’energia nucleare. L’Italia acquista il 12% del proprio fabbisogno di greggio russo e il 40% di gas naturale.

Tra le big, la Germania sembra quella più in difficoltà, dal momento che importa da Mosca circa il 30% di petrolio e quasi la metà di gas rispetto al fabbisogno energetico. Infatti Berlino è ancora tra i principali oppositori all’idea di imporre sanzioni più radicali e ha dovuto fare una scelta molto dolorosa quando ha sospeso la certificazione di Nord Stream 2, il gasdotto russo che avrebbe risolto il problema dell’approvvigionamento energetico tedesco. Il Governo guidato da Olaf Scholz in questo contesto probabilmente è quello che tra i gli esecutivi europei dovrà lavorare maggiormente per trovare soluzioni più adeguate a riparare il danno generato dallo stop alle fonti energetiche della Russia. Infatti, già si è attivato per elaborare il piano di emergenza per il prossimo inverno.

 

Europa: le alternative all’energia russa

L’Europa cerca di mettere una pezza per il momento al grande vuoto che lascerebbe il calo o l’annullamento dell’energia russa. Prima riesce a trovare soluzioni meno diventa doloroso un embargo, ma le alternative in verità richiedono una tempistica che non si può stabilire in poche settimane o mesi, quindi sacrifici e disagi sembrano scontati.

Il problema riguarda più il gas e meno il petrolio. Il greggio infatti si riesce a trovare altrove in qualche modo e i Paesi dell’UE sono attrezzati in termini di infrastrutture di importazione, trasporto e stoccaggio. Il gas invece è molto più difficile da reperire, ma soprattutto la rete di gasdotti esistente in Europa presenta notevoli limitazioni. Come accennato, l’accordo con gli Stati Uniti è molto importante perché riduce la dipendenza da Mosca, ma vanno fatti investimenti strutturali non di poco conto. Anche il GNL proveniente dal Qatar fa la sua parte in questo scenario e dovrebbe quindi indurre Bruxelles a rimodulare un piano per gli investimenti.

Adesso vi è il piano RePowerEU che mira a diversificare le forniture di gas, attraverso l’introduzione delle rinnovabili e la sostituzione del gas nel riscaldamento e nell’energia. Sulla base di tale programma, la domanda dal gas russo dovrebbe ridursi di 2/3 entro fine 2022, ma prima del 2030 l’indipendenza totale non verrà raggiunta. E poi vi è il discorso legato al nucleare, che ancora in diversi Paesi dell’UE incontra tenaci resistenze. Oltre alle problematiche legate alla sicurezza, non tutti vogliono impegnarsi a costruire nuovi reattori che richiedono tempi lunghi. Tuttavia, alcuni Stati come il Belgio hanno deciso di allungare la vita delle centrali di 10 anni. Non è escluso che altri seguano la stessa strada.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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