Gas naturale: come l'Europa può sopravvivere senza il gas russo
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Gas naturale: come l’Europa può sopravvivere senza il gas russo

Gas naturale: come l'Europa può sopravvivere senza il gas russo il prossimo inverno

Oltre al dramma umano che la guerra tra Russia e Ucraina sta lasciando al mondo intero, vi è un dramma altrettanto forte che ha a che vedere con l’economia, in particolare con ciò che riguarda le forniture di gas naturale. L’Europa ci è dentro fino al collo, perché il 40% dell’approvvigionamento del combustibile proviene dalla Russia e, se questa dovesse decidere di chiudere o limitare le esportazioni nel Vecchio Continente in segno di ritorsione alle sanzioni subite, vi potrebbe essere una crisi energetica di proporzioni mai viste.

L’Unione Europea sta cercando al riguardo di misurare i passi, stando attenta a non forzare troppo la mano per paura che qualsiasi provvedimento estremo possa ritorcersi contro. Tuttavia, vi è una questione di carattere etico-politico che non può passare in secondo piano. La Germania ha deciso contro il suo interesse di interrompere la certificazione del Nord Stream 2, usando toni molto forti nei confronti di Vladmir Putin. “Un partner che usa la violenza è inaffidabile” ha sentenziato nelle ultime ore il cancelliere Olaf Scholz. Alla fine però, al di là dei grandi proclami, bisognerà fare i conti con la realtà ed evitare che intere popolazioni patiscano il freddo nelle stagioni più rigide dell’anno.

 

 

Gas naturale: può sopravvivere l’Europa senza il gas russo?

La domanda che riecheggia continuamente è sempre la stessa: vi sono alternative? La Commissione Europea sta redigendo un piano d’azione per irrobustire l’Europa sotto il profilo energetico e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ancora una volta l’esecutivo dell’UE ha ripetuto che la strada maestra è quella di accelerare sulla transizione energetica, ma dal dire al fare di mezzo ci sta un oceano. O una guerra. Un passaggio di questa portata richiede anni, se non decenni, ma il problema si pone ora e deve essere risolto ora.

Nel frattempo è arrivato un nuovo rapporto da parte del noto gruppo di riflessione politico-economico Bruegel, con sede a Bruxelles. Secondo il think tank belga il blocco dei 27 dovrebbe ridurre la domanda di gas almeno del 10-15%, qualora la Russia interrompesse del tutto le forniture. Inoltre, se Gazprom rispetta i suoi obblighi contrattuali a lungo termine, dovrebbe consentire un rifornimento dello stoccaggio in Europa, la quale potrebbe essere rifornita prima della prossima stagione invernale.

La mappa energetica tuttavia potrebbe essere ridisegnata, se Bruxelles decidesse di sostenere costi maggiori per sostituire il gas russo. Potrebbe ad esempio aumentare l’import del gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, passando da una spesa di 10 miliardi di euro a una di 70 miliardi per riempire i centri di stoccaggio. Durante l’estate probabilmente i prezzi del combustibile rimarranno alti, quindi secondo il rapporto sarebbe meglio cominciare da adesso a riempire i magazzini.

Il punto è che le aziende temono che Gazprom possa in qualsiasi momento inondare il mercato facendo crollare le quotazioni della materia prima. I ricercatori di Bruegel concludono lo studio affermando che gli scenari di crisi richiederanno molta improvvisazione e l’Unione Europea al riguardo dovrà sostenere una sfida ardua per sopravvivere senza il gas russo, rivedendo regolamenti, spendendo molti soldi e prendendo decisioni difficili in un tempo ristretto.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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