Giappone: la BoJ alza i tassi ma lo yen si indebolisce, ecco perché

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Come era ampiamente atteso, la Banca del Giappone ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli allo 0,75%. Si tratta del livello più alto dal 1995, quando il Paese era impegnato nella difficile uscita dalla deflazione. Nella sua dichiarazione, la BoJ ha inoltre lasciato aperta la porta a ulteriori aumenti, pur mantenendosi vaga sulla tempistica.

 

In questo articolo:

 

  • Banca del Giappone: ecco cosa è stato deciso
  • Le reazioni di yen e titoli di Stato

 

La decisione della Banca del Giappone

Nell’ultima riunione dell’anno, la Banca del Giappone ha deciso di attuare una stretta sulla politica monetaria, compiendo un ulteriore passo in direzione opposta rispetto all’enorme sostegno monetario dei decenni passati. L’aspetto interessante della riunione odierna è la nota aggressiva nella dichiarazione dell’istituto guidato da Kazuo Ueda, nella quale è stata rimossa la formulazione relativa a una “crescita e inflazione stagnanti” per essere sostituita dal riferimento a un costo della vita in graduale aumento. Per questo motivo, “dato che i tassi reali sono a livelli significativamente bassi, la BoJ continuerà ad aumentarli”, si legge nella dichiarazione.

Tuttavia, resta scarsa la chiarezza su quando avverranno i futuri rialzi del costo del denaro e sulla loro entità. “Per quanto riguarda il ritmo con cui adegueremo il nostro sostegno monetario, esso dipenderà dagli sviluppi economici, dei prezzi e finanziari del momento”, ha dichiarato Ueda nella conferenza stampa successiva alla riunione. “Aggiorneremo a ogni meeting le nostre valutazioni sulle prospettive economiche, sui prezzi, sui rischi e sulla probabilità di raggiungere le nostre previsioni, e prenderemo una decisione appropriata”.

Permane inoltre incertezza riguardo al livello del tasso neutro, che secondo il governatore si colloca all’interno di un intervallo piuttosto ampio. “È difficile stabilirne una stima precisa. Vorremmo osservare come l’economia e i prezzi reagiscono a ogni variazione del tasso a breve termine”, ha spiegato. Ueda però ha precisato che, “nel giudicare il grado di sostegno monetario, occorre guardare non solo alla distanza dal tasso neutro, ma anche ai tassi di interesse reali, ai prestiti e all’andamento dell’economia”. Il ritmo dei futuri aumenti dei tassi dipenderà quindi dai dati macroeconomici, ma Ueda ha sottolineato come la BoJ adotterà una “decisione appropriata” affinché “non resti indietro rispetto all’inflazione”. A suo avviso, è possibile “realizzare un atterraggio morbido verso l’obiettivo di inflazione” della Banca centrale.

L’indice dei prezzi al consumo si mantiene sopra l’obiettivo del 2% da oltre tre anni, a causa della debolezza dello yen e della forte dipendenza del Giappone dalle importazioni di cibo ed energia, due componenti chiave del paniere inflazionistico. Poco prima dell’annuncio della BoJ, l’ufficio di statistica giapponese ha comunicato che l’inflazione di novembre si è attestata al 3%, dunque ancora ben al di sopra del target. “La posizione della BoJ sui rialzi dei tassi riflette il fatto che l’inflazione sta diventando strutturale”, ha affermato Kei Fujimoto, economista senior di SuMi Trust. “Fattori come il trasferimento dei prezzi delle importazioni, l’aumento dei costi delle materie prime e delle spese per il lavoro contribuiscono a un’inflazione persistente”.

Resta però una mancanza di unanimità all’interno della BoJ riguardo alla velocità con cui l’inflazione convergerà verso il 2%. Nel complesso, la Banca centrale ha mantenuto la propria valutazione sulla seconda metà dell’orizzonte di proiezione triennale fino all’anno fiscale 2027, ma i membri più aggressivi del consiglio, Hajime Takata e Naoki Tamura, dissentono da questa posizione. Takata ha affermato che l’inflazione sottostante ha già raggiunto l’obiettivo, mentre Tamura ritiene che ciò avverrà già a metà del periodo di proiezione.

 

Le reazioni di yen e titoli di Stato

Lo yen si è immediatamente indebolito nei confronti di euro e dollaro dopo l’annuncio sui tassi della BoJ, estendendo le perdite in seguito alla conferenza stampa di Ueda. Secondo Shoki Omori, chief desk strategist di Mizuho, “c’è stata una certa delusione sui mercati perché la dichiarazione della BoJ non è stata più aggressiva, anche se la Banca centrale sembra aver gestito la situazione in modo molto fluido. Il rischio è che questo aumento dei tassi non porti a un rafforzamento significativo dello yen”.

Secondo Ray Attrill, head of FX research presso la National Australia Bank, “probabilmente si è trattato di un classico caso di “compra sul rumor, vendi sulla notizia” per lo yen. Nella dichiarazione, ha aggiunto, “non ci sono segnali chiaramente restrittivi, a parte il fatto che due membri mostrano una posizione sull’inflazione leggermente più aggressiva rispetto alla visione della maggioranza”. Lo scenario centrale, ha concluso, “è che il governatore Ueda resti nella sua consueta ambiguità e si limiti a ribadire che la politica monetaria continuerà a essere normalizzata se le prospettive verranno confermate, senza però offrire ai mercati indicazioni concrete. Per sorprendere davvero e muovere lo yen sarebbe necessario discostarsi da questa linea”.

I titoli di Stato giapponesi sono stati venduti, con il rendimento del decennale balzato di oltre 3 punti base, oltre la soglia del 2% sui più alti dal 1999. Gli investitori mostrano crescente nervosismo sul mercato obbligazionario, temendo che i piani di spesa del primo ministro Sanae Takaichi possano aumentare la pressione su un bilancio pubblico già gravato da un indebitamento molto elevato. Il superamento del 2% nel rendimento del decennale rappresenta una tappa significativa nel processo di normalizzazione dei mercati finanziari giapponesi: il livello è ora superiore a quello dei titoli equivalenti cinesi, pur restando circa la metà di quello statunitense. “La Bank of Japan appare fiduciosa sul fatto che nel 2026 si registreranno salari più elevati, con un andamento dei prezzi in linea con l’obiettivo. Questo suggerisce un’economia più forte, un’inflazione persistente e una Banca centrale lenta nei suoi interventi. Non è uno scenario favorevole per i JGB (Japanese Government Bonds)”, ha affermato Mark Cranfield, macro strategist di Bloomberg.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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