Gli investitori preferiscono l’oro al dollaro USA con Trump 2.0

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Se Donald Trump dovesse tornare alla presidenza degli Stati Uniti, gli investitori si avvicineranno ancora di più all’oro, mentre nel contempo si allontaneranno dal dollaro USA. È quanto risulta da un sondaggio condotto da Bloomberg, che nel periodo compreso tra il 22 e il 26 luglio ha intervistato 480 tra gestori di portafoglio, economisti e piccoli investitori. L’oro e il dollaro USA sono due beni rifugio, a cui fanno riferimento gli operatori di mercato quando subentrano tensioni a livello economico, finanziario e geopolitico. In quadro in cui i repubblicani dovessero ottenere la maggioranza parlamentare e Trump venisse rieletto, oltre il 60% degli interpellati nello studio è convinto che il metallo giallo continuerebbe il rally che lo ha portato di recente ai massimi storici a 2.488 dollari l’oncia. Viceversa il biglietto verde dovrebbe scendere dai livelli attuali. A supporto di queste attese c’è quanto accaduto durante il precedente mandato di Trump alla Casa Bianca, quando l’oro nei quattro anni si è rafforzò di oltre il 50% e il dollaro USA perse oltre il 10%.

 

Ecco perché l’oro è meglio del dollaro USA con Trump alla Casa Bianca

La politica di Trump improntata su tagli fiscali e una regolamentazione più debole dovrebbe generare inflazione e quindi spingere la Federal Reserve ad aumentare nuovamente i tassi di interesse. Tassi più alti tendono a premiare il dollaro, che renderebbe di più, e a danneggiare l’oro, essendo il metallo prezioso un’attività senza rendimenti. Tuttavia, secondo gli investitori, l’attuazione di politiche economiche radicali spingerebbe il deficit americano ad allargarsi e la linea dura sul fronte geopolitico rischierebbe di esacerbare le tensioni a livello internazionale. La situazione di incertezzache ne conseguirebbe non sarebbe ideale per il dollaro USA e orienterebbe gli investitori verso il porto sicuro per antonomasia: l’oro.

“L’oro si trova in una posizione privilegiata per il rally”, secondo Gregory Shearer, analista di JPMorgan Chase & Co. “Le tensioni geopolitiche, il crescente deficit degli Stati Uniti, la diversificazione delle riserve da parte delle Banche centrali e la copertura dell’inflazione hanno spinto i prezzi dei lingotti al rialzo”. Queste tensioni sono destinate a “durare indipendentemente dall’esito delle elezioni”. Tuttavia, “potrebbero essere ulteriormente amplificate in uno scenario di Trump 2.0 o di un’onda rossa” (repubblicana ndr).

Ci sono economisti però che sostengono che una nuova presidenza Trump rafforzerebbe la valuta, in quanto l’aumento del deficit legato alle politiche fiscali e la propensione a dazi più duri verso i partner commerciali degli Stati Uniti porterebbero la Fed a interrompere i tagli dei tassi di interesse. Altri invece sostengono che deficit elevati e tassi più bassi spingeranno ulteriormente la de-dollarizzazione e daranno inizio a una crisi del debito sovrano, indipendentemente dall’esito delle urne.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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