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Guerra del gas: chi vince e chi perde

Vincenti e perdenti nella guerra del gas

Da mercoledì 31 agosto il gasdotto Nord Stream 1 sospenderà completamente il passaggio del gas per tre giorni. Anche quel 20% di forniture rispetto alla capacità complessiva dell’infrastruttura verranno meno. Quello che preoccupa di più non è tuttavia il blocco in sé quanto il fatto che da temporaneo possa diventare definitivo o possa essere prolungato da Gazprom, che controlla l’infrastruttura con il 51% delle quote. Un’ipotesi a cui non crede il responsabile Global Resource Equities di Schroders Mark Lacey, secondo cui la Russia non interromperà completamente i flussi di gas verso l’Europa, in quanto verrebbe meno un’importante arma di ricatto.
Anche così, tuttavia, con le forniture a singhiozzo e fortemente ridotte, l’incertezza ha portato le quotazioni del gas alla Borsa di Amsterdam al prezzo record di 341 euro per megawatt/ora nella seduta di venerdì scorso.

 

Qual è il quadro della situazione e cosa si possono aspettare gli investitori nei prossimi mesi?

Si sono posti la domanda gli analisti ed economisti di Schroders che prevedono una situazione di tensione prolungata sui prezzi anche fino al 2025. Secondo Mark Lacey, infatti, l’Europa sta affrontando un periodo di 18-24 mesi di prezzi molto elevati per il gas e l’elettricità, ed è diventata il mercato premium per il gas in questo periodo, con prezzi superiori a quelli dell’Asia e degli Stati Uniti. Lo rimarrà fino a quando i volumi produttivi ridiventeranno significativi, ossia a partire dal 2024/25. La prospettiva non è rosea per i Paesi europei, attualmente coinvolti in una corsa per riempire gli stoccaggi e affrontare l’inverno. Allo studio ci sono già interventi di razionamento. Per ora gli Stati membri dell’Ue hanno concordato una riduzione volontaria del 15% del consumo di gas ma, secondo il Senior european economist di Schroders, Azad Zangana, la riduzione potrebbe diventare obbligatoria se le forniture di gas continueranno a essere interrotte.

 

Famiglie costrette a stringere la cinghia

L’inflazione da energia ha raggiunto incrementi su base annua del 40%, con i prezzi del gas naturale che hanno raggiunto aumenti del 400%. Con le bollette in forte aumento è inevitabile che la domanda in Europa si riduca, in particolare nei Paesi come Italia e Germania che più dipendono dalle importazioni di gas russo. Zangana si aspetta quindi una riduzione della capacità di spesa delle famiglie ma, aggiunge Lacey, “anche la domanda di gas si ridurrà, del 10% nel 2022. Ed è improbabile che cresca in modo significativo nel 2023, dato il rischio di recessione”.

In questo contesto gli effetti maggiori si vedranno sull’PIL dei Paesi del Nord Europa, in particolare la Germania che ha dovuto scontare, oltre alla riduzione del gas, anche la frenata della Cina imposta dai lockdown per il controllo del Covid. Le nazioni del Sud Europa, invece, riusciranno ad attutire il colpo grazie a una stagione turistica estremamente positiva, come non se ne vedevano dagli anni precedenti la pandemia.

 

Le prospettive sui prezzi del gas

Per Mark Lacey i prezzi del gas rimarranno elevati in Europa per 18-24 in Europa. Le cause sono la riduzione delle esportazioni dalla Russia verso l’Unione europea ma anche una accresciuta domanda internazionale. Il gas è infatti una energia di transizione, come ribadito anche dall’Ue nella sua recente “tassonomia verde” e dovrà coprire il passaggio dalle energie fossili più inquinanti, come il carbone, verso le rinnovabili. Cina, India ed Europa, per citare gli attori principali, concorrono tutti per una risorsa scarsa.

 

“La ragione principale di questa mancanza di offerta – commenta Lacey – è dovuta alla scarsità a monte di investimenti nei progetti di gas, in gran parte a causa della pandemia di Covid-19 e ai precedenti bassi prezzi regionali del gas. Tuttavia, dopo i prossimi 24 mesi, l’Europa inizierà ad avere alcune opzioni alternative per la fornitura, come Stati Uniti e Qatar. Tuttavia, anche quando saranno disponibili nuove forniture di GNL, è improbabile che i prezzi del gas scenderanno ai livelli precedenti, data la crescente domanda da parte di altre regioni ed essendo il gas un combustibile di transizione”.

 

Vincenti e perdenti nella battaglia del gas

Lo scenario di un gas a prezzi elevati per i prossimi due anni e comunque più costoso di quanto fosse in passato ha delle conseguenze su industrie e nazioni. Se l’Europa è certamente tra i perdenti, non avendo sviluppato né lo sfruttamento delle proprie risorse né una diversificazione delle fonti, la corsa mondiale al gas premia invece gli Stati Uniti. Gli USA dispongono infatti di mercati di hub del gas in Texas, Pennsylvania, West Virginia e Oklahoma.

 

“Tutti questi mercati hanno un accesso trasportabile ai mercati internazionali – spiega Lacey – e si trovano in una posizione favorevole per esportare il gas in Europa a un prezzo interessante di circa 8,90 $/Mcf. È probabile che questo faccia aumentare i prezzi del gas negli Stati Uniti a lungo termine, aumentando l’attrattiva delle società di gas statunitensi per gli investitori”.

 

A livello settoriale per gli strategist di Schroders uscirà vincitore il settore delle energie rinnovabili, i cui progetti sono molto più veloci da mettere in funzione rispetto alle centrali nucleare. Lo scenario diventerà invece più complesso per le industrie ad alta intensità energetica che dovranno fare i conti con una redditività ridotta a causa dell’aumentato costo dell’energia.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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