Dieci settimane di guerra e ancora nessun accordo: i negoziati tra Washington e Teheran si sono arenati nel fine settimana su un muro di condizioni reciprocamente incompatibili, con Trump che ha bollato la controproposta iraniana come “totalmente inaccettabile” e Teheran che ha giurato di non cedere mai. Il prezzo lo pagano i mercati globali: il petrolio greggio supera per la prima volta la soglia psicologica dei 100 dollari al barile e la pressione si trasmette a valute e indici azionari da Tokyo a Francoforte. La settimana che si apre potrebbe rivelarsi la più decisiva dall’inizio del conflitto: mercoledì Trump atterrerà a Pechino per il suo primo viaggio in Cina dal 2017, dove i colloqui con Xi Jinping avranno come sfondo inevitabile una crisi energetica e geopolitica ancora senza soluzione.
In questo articolo:
- Guerra Iran-Usa, nessun accordo: greggio oltre i 100 dollari
- Caro petrolio, il rischio energetico si trasmette ai mercati finanziari
- Il vertice Trump-Xi: dall’Iran alle terre rare, tutti i dossier sul tavolo
Guerra Iran-Usa, nessun accordo: greggio oltre i 100 dollari
Trump ha definito “totalmente inaccettabile” la controproposta iraniana pubblicando domenica un post su Truth Social, mentre Teheran ha dichiarato che non intende “cedere mai”. La proposta iraniana includeva richieste di riparazioni di guerra, piena sovranità sullo Stretto di Hormuz, revoca delle sanzioni e sblocco dei beni congelati. Sul dossier nucleare, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Teheran avrebbe respinto le condizioni statunitensi, tra cui una moratoria ventennale sull’arricchimento dell’uranio e lo smantellamento degli impianti, proponendo in alternativa la diluizione parziale delle scorte di uranio altamente arricchito e il trasferimento del resto a un paese terzo, con clausola di restituzione in caso di ritiro americano da un eventuale accordo. L’Iran avrebbe accettato una sospensione dell’arricchimento, ma per un periodo inferiore rispetto alla moratoria richiesta da Washington, e ha condizionato l’apertura dello stretto alla fine del blocco dei porti iraniani da parte statunitense.
Intanto, nel fine settimana gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Kuwait hanno segnalato intercettazioni di droni iraniani, mentre una petroliera qatariana di GNL ha attraversato lo stretto domenica per la prima volta dall’inizio della guerra; un passaggio ritenuto principalmente simbolico, approvato dall’Iran per rafforzare la fiducia con Qatar e Pakistan, che ha fatto poco per allentare le tensioni sui mercati energetici. Il generale di brigata Mohammad Akraminia ha avvertito di “opzioni sorprendenti” in caso di nuovi errori di valutazione da parte degli avversari, mentre il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha emanato nuove direttive per le operazioni militari. Il premier israeliano Netanyahu, interpellato da CBS News, ha dichiarato che “c’è ancora molto lavoro da fare”, citando il mancato smantellamento dei siti di arricchimento e il sostegno iraniano a gruppi armati regionali. Sul fronte dei prezzi, i futures sul Brent con consegna a luglio sono saliti del 4,92% a 105,76 dollari al barile, quelli sul Wti con consegna a giugno del 4,96% a 100,3 dollari, con il greggio statunitense che supera per la prima volta la soglia psicologica dei 100 dollari.
Caro petrolio, il rischio energetico si trasmette ai mercati finanziari
Lo stallo su Hormuz si è immediatamente trasferito sui mercati finanziari globali. Il dollaro ha guadagnato lo 0,3% sullo yen giapponese, portandosi a 157,10, beneficiando del suo ruolo di riserva di liquidità nelle fasi di risk-off, mentre l‘euro ha ceduto lo 0,28% a 1,1754 dollari. Sia l’Europa che il Giappone, importatori netti di petrolio, subiscono il doppio effetto del caro energia e dell’indebolimento valutario. Lo yen rimane sotto pressione strutturale: Tokyo punta su un cambio di rotta più restrittivo della Banca del Giappone e sul sostegno del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent per rallentarne il deprezzamento. Secondo Christopher Wong, strategist valutario di OCBC Bank, i mercati restano in bilico tra la speranza di una de-escalation e il rischio che gli scontri discontinui mantengano un premio di rischio incorporato stabilmente nei prezzi energetici e nei tassi di cambio. Sul gas naturale, il mercato potrebbe mantenersi in una fase di relativa stabilità nella prima parte della settimana, con il prezzo che gravita nella fascia compresa tra 2,70 e 2,85 dollari.
I futures sull’S&P 500 hanno segnato un calo dello 0,1%, quelli sul Nasdaq sono rimasti pressoché invariati: la settimana precedente gli indici azionari avevano toccato massimi storici, sostenuti da risultati aziendali positivi e da un solido dato sull’occupazione, elementi che ora si scontrano con la nuova ondata di incertezza geopolitica. In Asia, i guadagni di alcune azioni legate all’intelligenza artificiale hanno parzialmente sostenuto i mercati di Seul e della Cina continentale. Per quanto riguarda lo yuan, la People’s Bank of China ha fissato il tasso medio di riferimento a 6,8487 yuan per dollaro — il livello più alto da aprile 2023 — con la divisa cinese in apprezzamento del 2,64% da inizio anno. Le riserve valutarie cinesi hanno raggiunto a fine aprile i 3.410,5 miliardi di dollari, in crescita di 68,4 miliardi rispetto a marzo, con l’Amministrazione statale per gli scambi esteri che ha attribuito la tenuta alla “resilienza e vitalità dell’economia cinese”.
Il vertice Trump-Xi: dall’Iran alle terre rare, tutti i dossier sul tavolo
La guerra in corso pesa direttamente sull’agenda del vertice di Pechino, dove Trump e Xi, che non si incontravano faccia a faccia da oltre sei mesi, affronteranno il dossier iraniano insieme a Taiwan, intelligenza artificiale e armamenti nucleari. Washington ha chiesto a Pechino di esercitare pressioni su Teheran per la riapertura dello stretto, sebbene il margine di manovra cinese rimanga incerto: la scorsa settimana il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato ricevuto a Pechino, dove il diplomatico Wang Yi ha ribadito il partenariato strategico sino-iraniano esortando al tempo stesso Teheran a privilegiare la via diplomatica. La Cina è un importante acquirente del petrolio iraniano e non può permettersi concessioni che minino il rapporto con Teheran, né rischiare un fallimento pubblico di un tentativo di mediazione. Sul versante commerciale, i due paesi dovrebbero concordare la creazione di forum per scambi e investimenti reciproci, con annunci attesi su acquisti cinesi di aerei Boeing, prodotti agricoli e forniture energetiche americane.
Sul tavolo anche una possibile estensione della tregua commerciale che garantisce il flusso di terre rare dalla Cina agli Stati Uniti, un accordo la cui conferma in questa sessione non è ancora garantita. Tra i temi di lungo periodo, i collaboratori di Trump hanno segnalato crescente preoccupazione per i modelli avanzati di intelligenza artificiale sviluppati in Cina, ritenendo necessario istituire “un canale di comunicazione” per prevenire potenziali conflitti derivanti dal loro utilizzo. Su Taiwan, invece, la posizione americana non muterà: gli Stati Uniti restano il principale sostenitore internazionale dell’isola e il suo principale fornitore di armamenti, nonostante l’intensificazione della presenza militare cinese nell’area negli ultimi anni.









