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Inflazione europea al 9,9%: cosa farà ora la BCE?

Inflazione europea al 9,9%: cosa farà ora la BCE?

L’inflazione europea si mantiene alta. L’Eurostat ha riportato una crescita dell’indice dei prezzi al consumo del 9,9% relativamente al mese di settembre, un salto notevole rispetto al 9,1% del mese scorso e appena dello 0,1% in meno delle previsioni degli analisti. Da quando è nata la moneta unica si tratta di un nuovo record assoluto, il che desta molte preoccupazioni viste le condizioni in cui versa la Regione, con una crisi energetica che non lascia tregua e il timore dell’arrivo di una recessione.

Come avviene ormai da mesi, è la componente energetica ad aver avuto la più rapida crescita, mostrando un balzo incredibile del 40,7% rispetto a settembre dello scorso anno. Questo conferma come l’Europa debba concentrare tutti i suoi sforzi per agire in quella direzione. Le varie proposte della Commissione Europea, tra cui quella di stabilire un prezzo dinamico massimo temporaneo per gli scambi presso l’hub del gas olandese Title Transfer Facility (TTF), potrebbe essere una strada, ma dovrà ancora passare al vaglio dell’UE, i cui leader si riuniranno oggi e domani a Bruxelles.

 

Inflazione europea: come si comporterà la BCE?

L’inflazione così alta non passerà di certo inosservata alla Banca Centrale Europea, che nel meeting del 27 ottobre con ogni probabilità alzerà i tassi dello 0,75% per la seconda volta consecutiva. I falchi del Consiglio Direttivo la scorsa settimana hanno chiesto misure ancora più aggressive, mentre il Presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha affermato pochi giorni fa che “sarebbe sbagliato ritardare la normalizzazione della politica monetaria per paura di una recessione”. Secondo uno dei falchi di punta in seno all’Eurotower, “‘l’ulteriore segnale di inasprimento sottolineerebbe la nostra determinazione a garantire un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio termine del 2%”.

Tuttavia, l’istituto guidato da Christine Lagarde difficilmente si spingerà oltre. In ballo vi è non solo il rischio di una recessione travolgente per tutto il Continente, ma anche la situazione debitoria di alcuni Paesi chiave come l’Italia che non possono permettersi un aumento dei rendimenti troppo forte. “L’inflazione è troppo alta. Sono necessari rapidi aumenti dei tassi. Tuttavia, la BCE deve anche tenere d’occhio gli spread obbligazionari, quindi oltre 75 punti base sembrano improbabili”, ha affermato Brian Martin di ANZ.

Lagarde dovrà quindi muoversi con i piedi di piombo e soprattutto misurare le parole durante la conference call con i giornalisti, per evitare di alterare ulteriormente i mercati obbligazionari, già tesi di loro sponte. La situazione è particolarmente delicata, insomma, il che richiede che le Autorità monetarie devano agire in sintonia con quelle politiche e fiscali. Anche per evitare che il pasticcio verificatosi in Gran Bretagna in queste ultime settimane, con Governo e Banca Centrale a un certo punto slegate, non si ripeta in Europa.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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