Inflazione: una soluzione contro guerra e carovita - Borsa e Finanza

Inflazione: una soluzione contro guerra e carovita

Inflazione: una soluzione contro guerra e carovita

Inflazione e guerra, due temi che nel corso della storia sono andati spesso a braccetto. La distruzione provocata da un conflitto bellico ha generato nel tempo enormi squilibri di mercato, con l’esigenza da parte del tessuto produttivo di un Paese di riscattare le perdite sostenute facendo lievitare i prezzi dei consumi. A questo si è sovente aggiunta un’inflazione importata, generata da una forte svalutazione valutaria che ne è conseguita dalle ostilità.

Oggi la situazione è ancora più complicata, perché già prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina gran parte dei Paesi a livello mondiale stavano terribilmente soffrendo un carovita esteso a tutti i livelli. La ragione è che prima vi è stata una guerra altrettanto violenta, quella della pandemia da Covid-19, che ha seminato milioni di morti in tutto il mondo e che ha generato strozzature nella catena di approvvigionamento.

L’aumento del costo della vita che stiamo vivendo adesso è un’inflazione da offerta, per certi versi più complicata perché mette le Banche centrali in una condizione di impotenza. Infatti, quando vi è una crescita insana dei prezzi dettata da un eccesso di domanda sul mercato, agganciata questa alle condizioni facilitate di accesso al finanziamento, basta che gli istituti monetari azionino la leva dei tassi d’interesse per raffreddare il mercato e spingere in basso il tasso d’inflazione.

Ma in questo caso, agire sul costo del denaro sarà sufficiente? Molti dubbi rimangono al riguardo, perché difatti non occorre raffreddare un’economia che non è surriscaldata, ma necessita far aumentare le forniture che mancano delle materie prime e dei componenti che entrano nel processo produttivo delle aziende. In Europa la situazione è particolarmente sentita perché più strettamente dipendente da quanto sta accadendo in Ucraina. Il Vecchio Continente importa il 40% di gas naturale dalla Russia, che è anche uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo.

L’invasione di Putin in territorio ucraino ha indispettito Bruxelles al punto da aver preparato 2 pacchetti di sanzioni in ordine crescente di inasprimento, atti a colpire soprattutto il sistema bancario di Mosca. E il terzo pacchetto è in rampa di lancio se non verrà posto fine allo stillicidio che sta succedendo nei Balcani.

Purtroppo questa soluzione è talmente pesante da rischiare di ritorcersi contro in maniera esiziale per l’Europa, perché riguarda l’estromissione dalla Russia dallo Swift, la rete di comunicazione tra le banche di tutto il mondo. In soldoni, come verrebbe saldata l’energia proveniente dai gasdotti russi e ucraini se si dovesse configurare questa terza misura? Ma questo è ancora poco se si pensa che il Cremlino per ritorsione potrebbe chiudere i rubinetti e non fornire più i Paesi europei. Sarebbe una tragedia per l’Europa, che ancora non ha alternative per riuscire a compensare una carenza energetica di questa portata.

Il riflesso a livello inflattivo sarebbe devastante, facendo tornare d’attualità lo spettro degli anni ’70 quando il mondo fu annichilito da 2 pesanti shock energetici. Il grande problema di fondo è che la Banca Centrale Europea non può nemmeno più di tanto cercare di contrastare l’inflazione agendo sulla leva dei tassi, non solo perché questa rischia di essere inefficace ma anche perché potrebbe innescare una recessione profonda fomentata dalla guerra. Inoltre vi è anche da considerare che a fine marzo dovrebbe terminare il PEPP, salvo la decisione dell’ultimo minuto di prolungarlo o rimodularlo nel tempo.

 

Inflazione e guerra: ecco la soluzione

E allora cosa potrebbe fare l’Europa di fronte ai danni di una guerra che rischia di lasciare il segno come non mai? Proponiamo una soluzione che coinvolge il tandem Unione Europea-BCE in maniera simile a quanto è stato fatto per combattere la pandemia. In buona sostanza, l’Eurotower si farebbe carico dell’aumento del costo energetico finanziandolo con l’emissione di bond di guerra a lunga scadenza che peserebbero sul proprio bilancio e sarebbero garantiti da tutti i Paesi del blocco dei 27. Lo scopo sarebbe quello di coprire gli effetti deleteri generati dal conflitto contenendo nello stesso tempo l’inflazione sul lato dell’offerta. In questo modo si eviterebbe che il carovita pesasse sulle tasche delle famiglie con l’affossamento dei consumi ed eviterebbe pericolose interruzioni nella catena produttiva con la chiusura delle attività aziendali, scongiurando quindi una recessione.

Attraverso questa mossa, l’istituto di Francoforte potrebbe anche tergiversare sui tassi d’interesse o comunque aumentarli con gradualità senza preoccuparsi che ciò mandi in depressione l’economia. Gli oneri di emissione verrebbero pagati con le cedole incassate dall’acquisto dei bond relativi al quantitative easing.

Tutto ciò richiede un’unità collaborativa dell’Unione che in passato ha vacillato, ma che di fronte a questioni di portata planetaria come quella del Covid-19 ha mostrato una saldezza forse inaspettata. Probabilmente ancora una volta potrebbe esserci qualche mugugno da parte della Bundesbank, ma la Germania stavolta sarebbe una delle maggiori beneficiarie, perché nella questione energetica ci è dentro fino al collo come e più degli altri. Infatti Berlino potrebbe anche continuare a traccheggiare sulla certificazione del Nord Stream 2, usandola come arma di ricatto nei confronti delle velleità belligeranti di Putin.

In definitiva una soluzione questa che farebbe emergere ancora una volta la Banca Centrale come un’istituzione simile alla Federal Reserve, rompendo definitivamente i ponti con un passato dove la sensazione era di un ente avulso dai temi fondamentali che interessavano l’Unione e poco in sintonia con un’accozzaglia frastagliata di Paesi legati tra di loro solo da interessi politici.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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