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Investimenti ESG: ecco perché hanno ancora ampi spazi di crescita

Un mappamondo sostenuto da una mano e sullo sfondo un lago

Gli investimenti ESG hanno vissuto un biennio difficile. Dopo essere stati per anni al centro delle strategie di prodotto degli asset manager, sono stati messi in ombra da temi come la difesa, in seguito allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, e l’intelligenza artificiale. Ora stanno lentamente tornando a guadagnare terreno. Anche perché c’è richiesta da parte dei consulenti finanziari e gli spazi di crescita sono enormi. Basti pensare che il 54% dei professionisti del risparmio ha meno del 10% del portafoglio complessivo investito su questi temi. Ad affermarlo è l’Advisor ESG Study 2024 di Vontobel, commissionato a CoreData Research, che ha intervistato 300 consulenti finanziari e wealth manager in 15 nazioni, 33% delle Americhe, 33% dell’Europa e 33% dell’Asia-Pacifico.

 

Per il 30% dei cf gli investimenti ESG sono solo un trend

Gli spazi di crescita per gli investimenti ESG sono dati dal livello ancora basso di presenza nei portafogli dei consulenti finanziari e dei wealth manager e dall’attenuazione dei timori che questi abbiano un rendimento inferiore. La maggior parte dei consulenti ritiene ora che un approccio ESG abbia un impatto da neutro a positivo sulla performance degli investimenti, con il 65% che ritiene che non danneggi affatto la performance. Questo dato è più diffuso in Europa, dove il 76% dei consulenti ritiene che l’impatto sia neutro o positivo.

L’Europa appare più propensa all’investimento ESG rispetto alle altre tre aree geografiche prese in considerazione dallo studio. Nel Vecchio continente, infatti, la percentuale di attività ESG detenute in portafoglio da consulenti finanziari e wealth manager sale al 24%, contro il 16% dell’Asia-Pacifico (APAC) e l’11% nelle Americhe.

Si prevede che questa cifra aumenterà nei prossimi anni, dato che la sostenibilità continua a guadagnare slancio in tutte le regioni analizzate. I consulenti di tutti e tre i mercati si aspettano una crescita nei prossimi tre anni. Christoph von Reiche, responsabile dei clienti istituzionali di Vontobel, cita un dato di Bloomberg Intelligence per identificare il target di crescita degli investimenti ESG: “40.000 miliardi di dollari entro il 2030”. Sempre von Reiche, tuttavia, sottolinea gli ostacoli significativi che ancora esistono e la necessità che l’intero settore degli investimenti supporti i consulenti nel superarli”. Tra i principali ostacoli evidenziati dai partecipanti alla ricerca:

 

  • Inconsistenza degli standard delle metriche e della tassonomia;
  • Insufficienza dei prodotti ESG disponibili nelle diverse asset class;
  • Evoluzione della regolamentazione.

 

L’Advisor ESG Study 2024 di Vontobel evidenzia anche la presenza di un nutrito gruppo di scettici. Tra i consulenti finanziari che hanno allocazioni limitate o nulle negli investimenti ESG l’80% si giustifica affermando che si tratti semplicemente di una moda.

Il giudizio dei consulenti finanziari sul proprio livello di conoscenza della tematica ESG
Il giudizio dei consulenti finanziari sul proprio livello di conoscenza della tematica ESG – Fonte: Advisor ESG Study di Vontobel.

Il rischio marketing

I consulenti finanziari e i wealth manager chiamati a consigliare i clienti sugli investimenti ESG tendono a utilizzare diverse fonti di informazione, secondo la ricerca di Vontobel. Tra le preferite ci sono le istituzioni finanziari ee altri consulenti (59% delle scelte), i rapporti di settore e i white paper (43%), le notizie e le riviste finanziarie (40%).

Tuttavia esiste il rischio di essere influenzati dal contesto. La decisione di raccomandare un fondo che ha attirato l’attenzione dei media potrebbe non essere basata esclusivamente sulla comprensione dei criteri ESG da parte dei consulenti finanziari o sulla performance del fondo, due delle informazioni più utilizzate.

Nel complesso, il 50% dei partecipanti al sondaggio ha utilizzato istituzioni finanziarie come fonti di informazione nei 12 mesi precedenti la ricerca, il 43% ha fatto riferimento a report dell’industria e white paper, il 40% ai giornali e alle notizie finanziarie, il 36% alle associazioni di settore e il 34% a conferenze ed eventi ESG.

L’influenza maggiore, tuttavia, arriva dalle performance passate. Il 69% degli interpellati, infatti, hanno dichiarato di prendere come punto di riferimento le performance passate di un fondo nella valutazione dello stesso.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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