Italia-Francia, la sfida dei rating dopo la caduta di Bayrou

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La crisi politica in Francia è servita. Come era prevedibile, il governo francese è caduto. Il primo ministro François Bayrou è stato sfiduciato dal Parlamento sulla manovra finanziaria, ricevendo solo 194 voti favorevoli a fronte di 364 deputati che hanno votato contro. Quindici parlamentari si sono astenuti. Preso atto del risultato dell’Assemblea nazionale, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha emesso un comunicato, annunciando che riceverà Bayrou per accettare le dimissioni del suo governo dopo neanche nove mesi dall’inizio del mandato. Nei prossimi giorni, il capo dell’Eliseo nominerà il suo successore. In questo articolo:

 

  • Francia: ecco cosa potrebbe accadere ora
  • La reazione dei mercati
  • Italia-Francia: cosa ne sarà del rating?

 

Francia: ecco cosa potrebbe accadere ora

La crisi politica ha gettato la Francia nello scompiglio. Macron ha detto che nominerà un altro primo ministro, ma trovare un successore di Bayrou non sarà facile. Nell’ultimo anno, due primi ministri provenienti dalla coalizione di Macron si sono succeduti di fronte a un’aula parlamentare sparpagliata tra partiti di governo e opposizione, senza che ci fosse un sostegno maggioritario.

Sia Bayrou che il suo predecessore Michel Barnier avevano fatto delle concessioni alle opposizioni pur di mantenere la carica e far approvare i provvedimenti legislativi. Ciò però non è bastato. Di conseguenza, cosa farebbe pensare che un terzo governo della stessa natura possa avere successo?

Tra l’altro, ora gli stessi partiti di opposizione sono molto meno propensi ad accettare compromessi. In particolare, il Nouveau Front Populaire rivendica il diritto di scegliere il primo ministro forte del fatto che il partito ha ottenuto più seggi nelle ultime elezioni. Macron invece sembra propendere per figure a lui vicine, come il ministro della Difesa Sébastien Lecornu e il guardasigilli Gérald Darmanin. Effettuare nomine senza il beneplacito di una larga componente parlamentare sarebbe però un grosso rischio, perché l’epilogo del nuovo governo potrebbe non essere dissimile da quello che lo ha preceduto.

A questo punto si fanno strada altre due ipotesi. La prima è quella dello scioglimento dell’Assemblea e l’indizione di nuove elezioni. Lo scenario è caldeggiato dal Rassemblement National di Marine Le Pen, secondo cui “lo scioglimento non è un’opzione ma un obbligo” visto il nuovo quadro politico. Le Pen per ora non potrebbe candidarsi a causa della condanna ricevuta lo scorso marzo per “appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo“, benché la leader di destra abbia fatto ricorso al Consiglio Costituzionale. La 57 enne di Neuilly-sur-Seine sarebbe disposta anche a rinunciare alla carica di deputata per elezioni anticipate che vedono il suo partito in testa nei sondaggi.

Al momento Macron non sta prendendo in considerazione la dissoluzione del Parlamento, così come sta scartando una terza ipotesi che ha preso forma nelle ultime ore: le sue dimissioni. Le forze di estrema sinistra spingono verso questa soluzione radicale, mentre secondo un sondaggio condotto da Toluna Harris Interactive per il settimanale Challenges, il 49% dei francesi vorrebbe vedere il proprio presidente abbandonare l’incarico. Al momento sembrerebbe la via meno percorribile.

 

La reazione dei mercati

Lo stato confusionale della Francia si è tramutato in agitazione nei mercati obbligazionari. I rendimenti degli Oat – i titoli di Stato francesi – con scadenza decennale salgono dello 0,50% al 3,49% nel momento in cui si scrive. Le tensioni si sono riverberate anche sulle altre obbligazioni sovrane dell’eurozona, con gli equivalenti Btp decennali in calo e i relativi rendimenti in crescita dello 0,5% al 3,51%. È interessante notare come lo spread tra Oat e Btp decennali si sia praticamente annullato, seguendo un percorso graduale negli ultimi anni che ha visto una fiducia crescente nei titoli di Stato italiani grazie alla stabilità del governo Meloni e una costante fuga degli investitori dalle obbligazioni francesi per via del contesto politico traballante. Un quadro completamente diverso rispetto al periodo di inizio decennio scorso, quando la crisi del debito sovrano dell’eurozona aveva spinto lo spread Btp/Oat alle soglie dei 400 punti base. 

 

Italia-Francia: cosa ne sarà del rating?

Lo spread Italia-Francia sui titoli di Stato potrebbe addirittura capovolgersi a favore di Roma in vista dell’appuntamento nei prossimi giorni con le agenzie di rating. Questa settimana – venerdì 12 settembre – Fitch si pronuncerà sul merito creditizio transalpino e una settimana dopo farà lo stesso con l’Italia. Attualmente, l’agenzia di rating statunitense ha un giudizio AA- con outlook negativo su Parigi, mentre sull’Italia mantiene un rating BBB- poco sopra il livello di “junk” – ma con prospettiva positiva.

Lo stesso giorno in cui l’Italia sarà valutata da Fitch, la Francia verrà sottoposta al giudizio anche di Dbrs. In queste date ravvicinate non è escluso che le agenzie rimandino la valutazione sulla Francia, se nel frattempo non verranno prese delle decisioni sul nuovo governo.

Contestualmente, l’Italia potrebbe essere promossa, il che darebbe ulteriore carburante per far scendere i rendimenti dei propri titoli. Nei prossimi due mesi, scenderanno in campo le altre agenzie sui due Paesi. Ecco le date e i rating:

 

  • 10 ottobre S&P Global su Italia rating BBB+ outlook stabile
  • 17 ottobre Dbrs su Italia rating BBB (high) outlook positivo
  • 24 ottobre Moody’s su Francia rating Aa3 outlook stabile
  • 31 ottobre Scope su Italia rating BBB+ outlook stabile
  • 21 novembre Moody’s su Italia rating Baa3 outlook positivo
  • 28 novembre S&P Global Francia rating AA- outlook negativo.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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