JP Morgan: Stati Uniti in recessione, aumentano le probabilità

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La preoccupazione per lo stato di salute dell’economia degli Stati Uniti aumenta tra gli analisti finanziari. Le grandi banche Usa stanno rivedendo al ribasso le previsioni sulla crescita a stelle e strisce e aumentando le stime di probabilità che si verifichi una recessione. Lo scenario “riccioli d’oro” e l’”atterraggio morbido” previsti solo fino a due settimane fa, sono ormai in archivio. Dopo Goldman Sachs anche JP Morgan ha rivisto al rialzo le probabilità che negli Stati Uniti si verifichi una recessione e si è unita al coro di richieste di sostanziosi tagli dei tassi di interesse da parte della Fed.

 

Per JP Morgan la recessione potrebbe arrivare già quest’anno

Gli analisti della banca americana hanno alzato le probabilità che si verifichi una recessione negli Stati Uniti entro fine anno al 35% dal 25% del mese di luglio. Prima di JP Morgan erano stati gli analisti di Goldman Sachs ad alzare le probabilità di recessione al 25% dal 15%. Il cambiamento è stato dettato dai segnali di indebolimento dell’economia USA emersi dai dati economici. In particolare, l’ultimo rapporto sul mercato del lavoro del Bureau of Labor Statistics ha destato molta preoccupazione.

Nel mese di luglio sono stati creati appena 114.000 nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli (non-farm payrolls). Il dato è sensibilmente inferiore rispetto a quello di giugno (179.000) e inferiore alle attese. Allo stesso tempo la disoccupazione è arrivata al 4,3%, un livello che mancava dal luglio 2021. A inizio anno il tasso di disoccupazione si attestava al 3,9%. Sebbene si tratti di un tasso di disoccupazione che una volta avrebbe coinciso con il cosiddetto target di piena occupazione, il deterioramento è stato rapido e questo ha fatto suonare il campanello di allarme.

“I dati suggeriscono un indebolimento più netto del previsto della domanda di lavoro e i primi segnali di licenziamento del personale” hannbue commentato gli analisti di JP Morgan, che hanno ritoccato verso l’alto anche le previsioni di recessione per il 2025, portandole al 45%.

 

Fed chiamata a tagli drastici

Insieme al rischio che l’economia USA scivoli in recessione, gli analisti di JP Morgan hanno aumentato la pressione sulla Federal Reserve perché dia una sforbiciata ai tassi di interesse, a partire da settembre. Niente interventi anticipati di emergenza, come confermato dall’amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon. Tuttavia i tagli dovranno essere corposi.

Ora JP Morgan dà al 30% la probabilità che i tassi rimangano alti più a lungo mentre la previsione è di due riduzioni dei tassi di interesse da 50 punti base ciascuna nelle riunioni di settembre e novembre. Allineati gli analisti di Citi che hanno la stessa previsione di JP Morgan sui tassi ma aggiungono un ulteriore riduzione di 25 punti base a dicembre. Nel 2025 i tagli dovrebbero continuare con -0,25% a ogni riunione per arrivare a un target nell’intervallo tra il 3% e il 3,25%.

“L’aumento del tasso di disoccupazione ha fatto sì che la sua media mobile trimestrale superasse il minimo a dodici mesi di mezzo punto percentuale. Secondo la regola creata dall’economista ex-Fed Claudia Sahm, questa informazione indica che è in corso una recessione.
Intanto anche l’indicatore FedWatch del CME mostra una convinzione sempre più netta nel mercato per un taglio dei tassi di interesse di mezzo punto percentuale a settembre. La probabilità che ciò accada è salita al 74,5% contro il 67% di ieri. Per novembre l’indicatore prevede al 55,5% un ulteriore taglio di 25 centesimi (27,3% un nuovo doppio taglio).

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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