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La BoE lascia fermi i tassi d’interesse, scende la sterlina

La BoE lascia fermi i tassi d'interesse, scende la sterlina

La BoE non alza i tassi d’interesse, mantenendoli al 5,25%. La notizia era un po’ nell’aria, quantunque gli analisti si aspettassero una stretta di un quarto di punto. L’inflazione britannica era scesa ad agosto inaspettatamente al 6,7% nella lettura di questa settimana, al di sotto di quanto previsto dal consensus che la dava in aumento al 7% dal 6,8% di luglio. L’istituto guidato da Andrew Bailey ha reputato quindi che fosse il caso di fermarsi dopo quasi due anni di restrizioni che hanno determinato ben 14 rialzi consecutivi del costo del denaro.

La Bank of England nel comunicato ha affermato che i tassi ora sono sufficientemente alti da riportare i prezzi alla stabilità, precisando che la politica monetaria dovrà rimanere restrittiva per un tempo tale da fare in modo che l’obiettivo dell’inflazione al 2% sia sostenibile nel lungo periodo. “L’inflazione è diminuita molto negli ultimi mesi e pensiamo che continuerà a farlo. Questa è una buona notizia. Ma non c’è spazio per l’autocompiacimento. Dobbiamo essere sicuri che i prezzi al consumo tornino alla normalità e continueremo a prendere le decisioni necessarie perché ciò accada”, ha dichiarato Bailey.

 

BoE: consensi e dissensi nel Comitato di politica monetaria

La decisione di tenere fermi i tassi comunque è stata presa sul filo del rasoio, con il Comitato di politica monetaria che ha votato a una maggioranza di 5 funzionari contro 4. Alla fine, il voto decisivo è risultato quello di Bailey.

I funzionari favorevoli sono stati, oltre Bailey, il vice governatore Ben Broadbent, il capo economista Huw Pill, il vice governatore Sir Dave Ramsden e il membro esterno Swati Dhingra. I membri hanno sostenuto che quanto deciso potrebbe essere solo una pausa, quindi non preclude un altro aumento dei tassi nei prossimi mesi. “Sarebbe necessario un ulteriore inasprimento della politica monetaria se ci fossero prove di pressioni inflazionistiche più persistenti”, hanno affermato. Tuttavia, hanno sottolineato quando i dati migliori del previsto sull’inflazione di mercoledì siano stati importanti per giungere a questa decisione, insieme ai dati più deboli sul mercato del lavoro. Tutto ciò “ha suggerito che le strette attuate in questi due anni stessero raffreddano l’economia”.

I quattro esponenti del comitato contrari – nel senso che hanno votato per aumentare i tassi dello 0,25% – sono risultati: il vice governatore uscente Sir Jon Cunliffe e tre dei quattro membri esterni, quali Megan Green, Jonathan Haskel e Catherine Mann. Secondo i falchi, “ci sono ancora prove di pressioni inflazionistiche più persistenti e costi di finanziamento più elevati affronterebbero i rischi di un’inflazione più profondamente radicata”.

Il comitato si è invece trovato d’accordo, votando all’unanimità, sull’aumento della stretta quantitativa per il 2024 da 80 a 100 miliardi di sterline. Nel precisare che i tassi d’interesse sono lo strumento più attivo della politica monetaria, l’organo esecutivo della BoE ha aggiunto che l’impatto delle vendite delle attività sui costi di finanziamento è stato modesto.

 

Gli effetti sui mercati

La mossa della BoE ha fatto perdere terreno alla sterlina, che oggi sta scendendo dello 0,6% a 1,2273 sul dollaro USA. La moneta britannica ha solo esteso le perdite che continuano ormai da due mesi, da quando cioè nel mese di luglio il cambio GBP/USD aveva toccato un massimo di 1,3146.

La Borsa britannica ha reagito bene, con il FTSE 100 che, viaggiando sulla parità, è uno dei migliori indici europei. Gli altri principali listini del Vecchio Continente lasciano sul terreno oltre 1 punto percentuale. In particolare stanno salendo le azioni dei titoli immobiliari del Regno Unito, perché le società del settore possono contare su aspettative di tassi più bassi per finanziare il loro business.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei Gilt continuano ad aumentare su tutte le scadenze scontando una certa stabilità riguardante la situazione economica del Paese. I titoli di Stato a 2 anni ora rendono il 4,94% dopo un incremento del 2,12%; mentre il rendimento dei Gilt a 10 anni cresce del 3,27% al 4,35%.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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