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Mercati finanziari: per le grandi banche meglio le obbligazioni delle azioni

Mercati finanziari: per le grandi banche meglio le obbligazioni delle azioni

Il default di First Republic Bank rischia di imprimere un segno profondo nei mercati finanziari, con gli investitori che hanno accumulato maggiore incertezza dopo le vicende recenti. Nell’ultima seduta a Wall Street sono prevalse le vendite, anche in rapporto alle aspettative sulle decisioni della Federal Reserve di stasera. La Banca centrale americana terminerà la due giorni del meeting periodico in cui rilascerà le linee di politica monetaria e comunicherà le scelte sui tassi d’interesse. Le attese sono per una stretta di un quarto di punto, forse l’ultima prima di un periodo più o meno lungo di stasi che precede un allentamento monetario. L’inflazione statunitense sta dando indubbi segnali di raffreddamento, ma ancora il percorso per ricondurla agli obiettivi del 2% della Fed non è stato concluso. Il punto è che mantenere tassi elevati per troppo tempo rischia di far piombare l’economia statunitense in recessione, essendo anche che la crisi bancaria sta esercitando una certa pressione dalle conseguenze ancora non del tutto definite.

 

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Le grandi banche stanno valutando con attenzione i rischi economici e finanziari negli USA, di conseguenza si mettono in una posizione più sicura al cospetto degli investimenti. Gli strateghi di JP Morgan, UBS e Morgan Stanley preferiscono le obbligazioni alle azioni in questo momento, in quanto reputano che i mercati azionari debbano ancora scontare una recessione. Viceversa, gli esperti ritengono che i titoli a reddito fisso diano maggiore sicurezza, perché soprattutto quelli con rating più elevato sono in grado di resistere meglio a qualsiasi flessione dell’economia.

Le osservazioni delle big banks sono supportate da alcuni fattori. Innanzitutto, lo spread tra i rendimenti delle obbligazioni in dollari di alta qualità rispetto a quelli dei dividendi azionari ha raggiunto 90 punti base, il livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Quindi, gli investitori avrebbero un extra rendimento dal reddito fisso che in futuro difficilmente potrebbe ripetersi, soprattutto se i tassi dovessero scendere. In secondo luogo, il fallimento dell’ennesima banca americana ha alimentato un rinnovata sfiducia sulla stabilità finanziaria, il che rischia di trascinare al ribasso il resto dell’azionario. In terzo luogo, le valutazioni azionarie sono ancora alte. Il rapporto price/earnings a 12 mesi dell’indice MSCI ACWI è salito a circa 15,8 volte, mentre alla fine del terzo trimestre 2022 si trovava a 13,4 volte. Questo mal si concilia con una recessione che negli USA è ormai data per altamente probabile. Infine, le posizioni corte nette sui futures dell’S&P 500 sono salite a un massimo di oltre un decennio, il che implica forti aspettative del mercato che le azioni siano dirette al ribasso.

“Per le azioni, la valutazione per gli Stati Uniti non è ancora particolarmente conveniente e penso che le aspettative sugli utili siano ancora troppo ottimistiche”, ha affermato Tai Hui, chief Asia market strategist di JP Morgan Asset Management. “Penso che l’opportunità nel complesso favorisca ancora il reddito fisso a questo punto”, ha aggiunto.

Secondo Hartmut Issel, Head of APAC equity and credit di UBS Global Wealth Management, le obbligazioni di alta qualità forniscono ancora una certa protezione contro i rischi di recessione, nonostante la recente moderazione dei rendimenti. “Gli investitori dovrebbero bloccare il rendimento delle obbligazioni sovrane investment grade, high grade e dei mercati emergenti, e prendere in considerazione un’esposizione azionaria più selettiva nei mercati emergenti”, ha detto.

Lisa Shalett, chief investment officer di Morgan Stanley Wealth Management, pone invece l’accento sul fatto che gli investitori di azioni abbiano interpretato in maniera errata ciò che sta accadendo nei mercati finanziari. L’esperta osserva che i potenziali tagli dei tassi di interesse siano stati visti come un segnale che l’inflazione è stata domata e non come una spia che l’economia si sta indebolendo. “Gli investitori azionari devono far fronte al fatto che i multipli possono contrarsi nello stesso momento in cui gli utili iniziano a scendere. Questa è una combinazione molto pericolosa”, ha dichiarato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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