Nel complesso scenario macroeconomico attuale, Morgan Stanley ha presentato il suo scenario economico per l’Europa. I temi principali al centro dell’attenzione dei mercati finanziari sono la traiettoria dei tassi della Banca centrale europea, la tenuta fiscale della Germania e, per quanto riguarda il focus sull’Italia, la fine dell’eccezionalismo legato ai bonus edilizi.
Tassi di interesse Bce: l’inflazione mancherà il bersaglio
Jens Eisenschmidt, capoeconomista Europa di Morgan Stanley, ritiene che la Banca centrale europea sarà costretta a tagliare i tassi in modo più incisivo di quanto previsto. Molti analisti considerano il percorso di riduzione dei tassi di interesse agli sgoccioli in Europa, in considerazione del fatto che l’inflazione appare sotto controllo e addirittura rischia di scivolare sotto il target del 2%. “Noi la pensiamo diversamente” ha chiarito Eisenschmidt. Morgan Stanley prevede che già nel mese di febbraio l’inflazione in eurozona scivoli all’1,7%, ovvero sotto la soglia di conforto della Bce.
Questo fenomeno, definito tecnicamente come undershooting, viene alimentato da un ciclo economico debole e da un mercato energetico sovra-approvvigionato. Secondo Jens, “l’inflazione sta mancando il bersaglio verso il basso e il tasso di cambio si sta apprezzando”, una dinamica che, unita a una decelerazione salariale, soprattutto in Germania, richiederà nuovo stimolo monetario per evitare una stagnazione prolungata.

Germania e Francia, i motori in panne dell’economia europea
I dubbi di Morgan Stanley si estendono al pacchetto fiscale tedesco e vengono illustrati da Jean-Francois Ouvrard, vice capoeconomista Europa. Secondo l’economista, “nonostante l’annuncio di un aumento del deficit dell’1,2% per il 2026, l’impulso sulla crescita reale sarà modesto (circa lo 0,5%), poiché gran parte dei fondi è stata semplicemente spostata tra capitoli di bilancio senza generare nuovi investimenti infrastrutturali massicci”.
Per quanto riguarda il confronto competitivo sui costi, per Ouvrard la Francia sta guadagnando terreno sulla Germania grazie a una gestione più rapida dell’inflazione passata: “La Francia sta effettivamente guadagnando terreno in termini di competitività dei costi rispetto alla Germania e al resto d’Europa”. Mentre Berlino fatica con la produttività manifatturiera, Parigi beneficia di una struttura salariale che si è già adattata, sebbene debba fare i conti con un tasso di risparmio delle famiglie strutturalmente alto che frena i consumi privati.
Italia: la fine del Superbonus e il ritorno alla crescita “zero virgola”
Il ritorno alla realtà dell’Italia non è passato inosservato. L’effetto doping del Superbonuns è finito e Chiara Zangarelli, economista europea, ritiene che l’Italia stia tornando alla sua posizione strutturale di stallo. La previsione per il 2026 è impietosa, con una crescita del Pil allo 0,2%. Questo ritorno alla “normalità pre-Covid” solleva dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico. Con un’inflazione che in Italia scende più velocemente che altrove e tassi di interesse ancora elevati, mantenere un surplus primario sufficiente a ridurre il rapporto debito/Pil sarà, secondo l’esperta, una sfida che riporterà le paure del mercato all’orizzonte nel lungo periodo.
L’Europa schiacciata geopoliticamente e geoeconomicamente
Il quadro delineato da Morgan Stanley si conclude con uno sguardo al ruolo economico dell’Europa nel contesto mondiale. Jean-Francoi Ouvrardavverte che l’Europa è oggi vittima di un “reset” del sistema commerciale internazionale, schiacciata tra i dazi statunitensi e l’aggressività delle esportazioni cinesi. “L’Europa ha perso massicciamente quote di mercato negli ultimi due anni”, nota Ouvrard, sottolineando come la domanda globale stia premiando altri attori.
La sfida per i prossimi due anni sarà duplice: da un lato, la necessità di politiche industriali comuni per proteggere settori strategici come la chimica e l’automotive; dall’altro, la gestione di una Bce che deve imparare a combattere contro un’inflazione troppo bassa piuttosto che troppo alta. In questo contesto, la ricerca di Morgan Stanley suggerisce che solo una combinazione di tagli dei tassi tempestivi e riforme strutturali mirate potrà evitare all’eurozona un decennio di irrilevanza economica.









