Oro: ecco 3 ragioni per acquistare nel 2023 - Borsa&Finanza

Oro: ecco 3 ragioni per acquistare nel 2023

Oro: ecco 3 ragioni per acquistare nel 2023

Nell’ultimo mese l’oro è tornato a ruggire nel mercato delle materie prime, piazzando un rialzo di oltre il 10% e superando la soglia psicologica di 1.800 dollari l’oncia. Da inizio anno il metallo giallo ha quasi annullato le perdite, facendo dimenticare mesi di grande difficoltà. Sembra strano che l’oro sia stato poco attraente in questo 2022 dal momento che, quando nei mercati prevale l’avversione al rischio, solitamente gli investitori si rivolgono al metallo prezioso nella veste di bene rifugio. Tuttavia, la guerra Russia-Ucraina e la paura di una recessione globale in arrivo non sono state abbastanza per contenere tutta una serie di venti contrari che hanno investito l’asset rifugio per eccellenza.

L’aumento dei tassi d’interesse messo in atto dalle Banche centrali ha fatto salire i rendimenti di altri porti sicuri come i Treasury bond a 10 anni e il dollaro statunitense. Quindi, gli investitori hanno preferito indirizzarsi verso attività sicure ma redditizie, piuttosto che farlo con attività altrettanto sicure ma che non producono rendimento come l’oro. La forza del dollaro è stata un altro grande svantaggio per il metallo perché, essendo quest’ultimo quotato nella valuta americana, un incremento del prezzo del biglietto verde fa diminuire la domanda di oro da parte degli investitori non americani.

 

Oro: ecco perché sarà attraente nel prossimo anno

Il ritorno di fiamma degli investitori nell’ultimo periodo fa pensare che l’oro potrebbe avviare un rally nel 2023 fino a condurlo al massimo storico raggiunto nel mese di marzo di 2.078 dollari l’oncia. Le ragioni possono essere almeno tre.

In primo luogo, l’inflazione Usa potrebbe aver raggiunto il picco e la Federal Reserve, di conseguenza, si preparerebbe dapprima ad allentare la stretta sui tassi e poi addirittura a tagliarli. Questo farebbe venir meno una delle cause che hanno portato gli investitori a preferire altri beni rifugio all’oro durante il 2022, ovvero la redditività: “Con la Fed in pausa, il calo dei rendimenti reali statunitensi guida le nostre prospettive di base rialziste per i prezzi dell’oro e dell’argento nella seconda metà del prossimo anno e prevediamo che i prezzi dell’oro saliranno in media a 1.860 dollari l’oncia nel quarto trimestre del 2023“, hanno scritto gli strateghi di JP Morgan in una nota della scorsa settimana.

In secondo luogo, la Russia ha perso il controllo di centinaia di miliardi di dollari di riserve della Banca centrale detenute all’estero dopo le sanzioni comminate dall’Occidente. Questo significa che molti istituti centrali sarebbero in procinto di comprare più oro, secondo Francisco Blanch, responsabile della ricerca su materie prime e derivati presso Bank of America.

Infine, vi è la decadenza di Bitcoin, che per tanto tempo ha rappresentato una minaccia per l’oro come possibile sostituto nello svolgimento di funzioni protettive dall’inflazione e dalle turbolenze di mercato. Quanto è emerso nei mesi recenti ha reso evidente il fallimento di queste teorie. Non solo Bitcoin non ha protetto dall’inflazione, ma è sprofondato in concomitanza al carovita. Inoltre, l’incertezza e la situazione di panico nei mercati ha determinato una fuga dagli asset di rischio, mettendo in campo una correlazione stretta tra la criptovaluta e le azioni. I ripetuti fallimenti delle aziende crittografiche come Celsius, Three Arrows Capital, Voyager Digital, FTX e BlockFi, in aggiunta all’implosione della stablecoin TerraUSD, hanno reso evidente che le criptovalute mal si prestano a poter svolgere qualsivoglia ruolo di protezione per gli investitori.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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