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Oro: raggiunto nuovo record, per Citi i prezzi arriveranno a 3.000 dollari

Nell'immagine una composizione con lingotti d'oro, monete d'oro e pepite d'oro
Le quotazioni dell’oro nel mercato delle materie prime hanno rinnovato il record storico a 2.387 dollari l’oncia. La straordinaria performance del metallo giallo arriva in concomitanza con il crollo dei mercati azionari e ha una spiegazione principale: le tensioni in Medio Oriente. Gli investitori temono che il conflitto possa allargarsi dopo l’attacco dell’Iran a Israele con droni e missili e con la risposta probabile dello Stato ebraico. Questa settimana si è riunito per due volte il gabinetto di guerra israeliano per decidere il da farsi, ma già il governo ha anticipato che il Paese dovrà “esigere un prezzo” all’Iran. A poco finora sembra essere servito l’invito degli Stati Uniti al presidente israeliano Netanyahu a desistere da qualsiasi rappresaglia, nonostante la minaccia di non sostenere una guerra contro il nemico di sempre. In breve, le condizioni per una de-escalation sono lontane e gli investitori si rifugiano nell’oro, porto sicuro per eccellenza nei momenti di grande tensione a livello economico, finanziario e geopolitico.
La forza del metallo prezioso è prorompente nonostante l’aspettativa che la Federal Reserve ritardi il taglio dei tassi di interesse. Nella giornata di ieri il presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha dichiarato che “non c’è alcuna urgenza di tagliare i tassi di interesse”. Questo perché l’inflazione è ben sopra all’obiettivo di lungo periodo del 2% e l’economia e il mercato del lavoro USA esprimono una forza straordinaria. Il mercato degli swap sta scontando ora due colpi di forbice sul costo del denaro da qui alla fine dell’anno, rispetto ai tre indicati dalla Banca centrale americana nel corso dell’ultima riunione di marzo.
L’oro trae grande vantaggio quando i rendimenti sul mercato sono più bassi, perché pesa meno il costo opportunità di detenere un’attività che non genera reddito. Ma evidentemente gli investitori si stanno appoggiando al metallo come forma di copertura contro l’inflazione, che negli Stati Uniti è al 3,5%. L’oro, infatti, è un asset che, a differenza di altri, non perde il suo valore intrinseco anche quando i prezzi al consumo salgono.

Oro: dove finiranno i prezzi?

La corsa dell’oro potrebbe far sorgere qualche dubbio sulla continuità del rally nei prossimi mesi. Per molti esperti di mercato, invece, la materia prima ha ancora spazio di salita. Secondo gli analisti di Citigroup, “il recente rally dell’oro è stato generato dal surriscaldamento delle tensioni geopolitiche e coincide con livelli record dell’indice azionario”. Questo comporta che “i prezzi possono arrivare a 3.000 dollari l’oncia nei prossimi 6-18 mesi”.
Sicuramente l’evoluzione della situazione in Medio Oriente condizionerà fortemente il rally nei mesi a venire. A giudizio di Bartosz Sawicki, analista di mercato presso la società di servizi finanziari Fintech Conotoxia, “una rappresaglia significativa di Israele potrebbe portare a un conflitto più ampio, che di conseguenza innescherebbe nuovi acquisti di oro”. La scorsa settimana si erano pronunciati anche gli analisti di Goldman Sachs, alzando il prezzo obiettivo per il metallo giallo da 2.300 e 2.700 dollari. “Il mercato rialzista dell’oro è incrollabile”, avevano scritto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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