EUR/USD: nel 2022 quotazioni dipenderanno più da BCE che da Fed

EUR/USD: nel 2022 quotazioni dipenderanno più da BCE che da Fed

EUR/USD: nel 2022 le quotazioni dipenderanno più dalla BCE che dalla Fed

L’EUR/USD quest’anno ha vissuto un trend negativo che l’ha portato a perdere il 7,5% del suo valore e in questo momento viaggia intorno a 1,13. La ragione fondamentale va ricercata nella differenza tra l’inflazione della zona Euro rispetto a quella statunitense, il che ha comportato un diverso atteggiamento delle rispettive Banche centrali in merito alla prospettiva del rialzo dei tassi. In Europa infatti l’indice dei prezzi al consumo è al 4,9% su base annua, dall’ultima rilevazione del 17 dicembre riferita al mese di novembre. Sicuramente molto alta, se raffrontata al target della Banca Centrale Europea. In USA però il parametro si colloca al 6,8%, ossia al livello più alto da 39 anni.

Di conseguenza, BCE e Fed stringeranno entrambe su costo del denaro e allentamento quantitativo, ma forse con tempi e pesi diversi. Tutto ciò deve conciliarsi anche con un discorso di crescita economica, che la variante Omicron del Covid-19 sta mettendo a rischio in ambedue le Regioni. Il tasso di incidenza sull’economica di questa mutazione del virus finirà con ogni probabilità per condizionare la capacità di intervento di Christine Lagarde e Jerome Powell.

 

EUR/USD: la BCE sarà la chiave di volta del 2022?

Cosa accadrà nel 2022 quindi sull’EUR/USD sarà legato a doppio filo con le politiche monetarie. C’è però da fare una precisazione. Il sentiero della Fed sembra tracciato, ovvero il FOMC ha già raddoppiato il tapering da 15 a 30 miliardi di dollari mensili e, salvo imprevisti, sembra scontato un ciclo di 3 aumenti dei tassi a cominciare dalla primavera del 2022.

Il percorso della BCE a onor del vero sembra più opaco. Nell’ultimo meeting dell’Eurotower, è stato deciso di porre fine al programma di emergenza pandemico a marzo dell’anno venturo, come era stato previsto del resto. Tuttavia, è stata aumentata nel contempo la dimensione dell’Asset Purchase Programme a lungo termine, senza la definizione di una scadenza. Questo ha determinato già un effetto compensativo sull’Euro, mantenendo il Fiber in una condizione di debolezza.

Lagarde e lo zoccolo duro della BCE continuano a sostenere la temporaneità dell’inflazione, non prendendo posizioni di inversione come ha fatto Powell quando ha eliminato dal vocabolario della Fed il termine “transitorio” riferito all’inflazione. Per tale ragione l’ex FMI è molto reticente ad abbandonare tout court l’accomodamento monetario e magari ad avviare una stagione di rialzi del costo del denaro.

E qui nuovamente ritorna in auge il tema dell’inflazione. Secondo gli analisti di BofA, quello che deciderà Francoforte il prossimo anno dipenderà essenzialmente dalla dinamica dei prezzi. L’istituto ha rivisto le sue previsioni al rialzo, ma queste rimangono ancora al di sotto del livello considerato tale per porre fine all’espansione monetaria. Tutto ciò configurerebbe uno scenario dove la BCE continua con piccoli acquisti di assets mensili e tassi di interesse negativi. Quindi solo nel 2023 si comincerebbe a normalizzare la politica monetaria, in caso l’inflazione continuerà a crescere in maniera sorprendente, a parere degli analisti della banca d’affari statunitense. Per questo, la previsione di BofA è per un EUR/USD a 1,10 nella prima metà del 2022.

Per Javier Corominas, direttore della strategia macro presso Oxford Economics, il mercato si concentrerà molto sulla BCE l’anno prossimo, esattamente come quest’anno ha rivolto tutta l’attenzione a cosa avrebbe fatto la Federal Reserve. L’esperto prevede che il Dollaro USA si indebolirà al cospetto dell’Euro, perché la BCE potrebbe tirare fuori l’artiglieria pesante e stringere sui tassi, mentre la Banca Centrale americana probabilmente sarà più paziente rispetto a quanto il mercato ha già prezzato. Alla fine secondo l’economista, gli investitori ridimensioneranno le aspettative sull’aumento dei tassi USA e questo si andrà a riflettere negativamente sulla forza del biglietto verde.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI