Gli sforzi diplomatici per mettere fine, almeno temporaneamente, alla guerra in Ucraina, le tariffe varate dall’amministrazione Trump per punire l’India, acquirente del petrolio russo, il rischio che l’economia globale rallenti. Sono tre ragioni per cui il prezzo del petrolio ha frenato nel corso dell’anno. Secondo gli analisti di Goldman Sachs la discesa potrebbe continuare e, per il Brent, si estenderebbe anche al 2026 con un obiettivo finale a 50 dollari al barile.
In questo articolo:
- Il target per il petrolio Brent al 2026
- Rischi e implicazioni per i prezzi del Brent
Il target per il petrolio Brent al 2026
Nel 2025 il prezzo del petrolio Brent è diminuito del 17% su base annua e ha recentemente violato al ribasso la soglia dei 67 dollari al barile. Per gli analisti di Goldman Sachs la discesa è stata principalmente causata dalla rapida crescita dell’offerta di greggio da parte dei Paesi non-Opec, esclusi gli Stati Uniti continentali.
Ora il mercato si aspetta ulteriori aumenti delle scorte petrolifere che renderanno possibili nuove riduzioni dei prezzi. Infatti, guardando al futuro, Goldman Sachs prevede che il Brent scenderà verso la fascia bassa dei 50 dollari al barile entro la fine del 2026. La previsione si basa su tre passaggi fondamentali: la previsione di un surplus petrolifero medio pari a 1,8 milioni di barili al giorno tra il quarto trimestre 2025 e il quarto trimestre 2026; l’assunzione che le scorte commerciali dell’Ocse rappresentino circa un terzo degli aumenti globali; e un modello di pricing in cui l’aumento delle scorte Ocse di un giorno di domanda riduce il fair value del petrolio di poco più di 3 dollari al barile rispetto ai prezzi a lunga scadenza. Spiega Goldman Sachs nel suo report:
- Le scorte visibili a livello globale sono cresciute di quasi 1 mb/g e l’offerta è in aumento. Tuttavia, poiché le scorte approdate nei Paesi Ocse sono rimaste sostanzialmente stabili dall’inizio dell’anno, a fronte di consistenti accumuli in mare e in Cina, “il nostro team di analisi ha messo alla prova l’ipotesi di una quota Ocse pari a un terzo degli incrementi attesi”.
- Le scorte commerciali dell’Ocse “tendono a predire i timespreads del Brent meglio delle scorte globali complessive, anche quando costruiamo una nuova misura delle scorte globali che include le stime delle scorte invisibili di greggio e prodotti petroliferi nei Paesi non-Ocse.
- I modelli di Goldman Sachs, viene riportato nell’analisi, “suggeriscono che le scorte Ocse cresceranno a un ritmo medio di 0,6 mb/g fino al 2026. La stima riflette l’ipotesi che le scorte commerciali approdate nell’Ocse rappresentino circa un terzo degli accumuli globali e circa la metà se si escludono le scorte strategiche decise dai governi, le scorte cinesi e il greggio in mare soggetto a movimenti di riequilibrio”.
Rischi e implicazioni per i prezzi del Brent
L’aumento accelerato delle scorte Ocse dovrebbe quindi portare a una discesa delle quotazioni del petrolio Brent, fino a 50 dollari al barile nel 2026. La previsione stima anche un rischio al rialzo e un rischio al ribasso. Il primo è dato dalla possibilità che le scorte cinesi accelerino da 0,4 milioni di barili al giorno attuali a 0,8 nel 2026, cosa che sottrarrebbe petrolio dal mercato e potrebbe spingere il Brent fino a 62 dollari al barile. Il rischio al ribasso è invece determinato da una possibile debolezza della produzione russa.









