Petrolio: da oggi via a embargo e price cap sul greggio russo, cosa succede ora? - Borsa&Finanza

Petrolio: da oggi via a embargo e price cap sul greggio russo, cosa succede ora?

Petrolio: da oggi il via a embargo e price cap sul greggio russo, cosa succede ora?

Oggi entra ufficialmente in vigore il price cap sul petrolio russo trasportato via mare, dopo che sul finire della scorsa settimana è stato raggiunto l’accordo nell’Unione europea sul limite di prezzo a 60 dollari al barile, rimuovendo le resistenze della Polonia. Il livello del massimale sarà riesaminato ogni due mesi dall’Ue e dal G7, ma la prima revisione verrà effettuata verso la metà di gennaio, tenendo conto “dell’efficacia della misura, della sua attuazione, dell’adesione e dell’allineamento internazionali, del potenziale impatto sui membri e sui partner della coalizione e degli sviluppi di mercato”, afferma una nota della Commissione europea. In concomitanza proseguirà l’embargo, attuato da tempo, a cui le compagnie europee dovranno attenersi riguardo il greggio russo via mare mentre per quel che riguarda il flusso mediante oleodotti, tutto rimarrà come prima.

 

Petrolio: la reazione della Russia al price cap

Da questo momento i Paesi terzi possono comprare petrolio russo utilizzando petroliere, compagnie assicurative e istituti di credito del G7 e dell’Ue solo a condizione che il carico venga acquistato rispettando il price cap. Questo per la Russia potrebbe essere un duro colpo, in quanto le principali compagnie di navigazione e assicurazione hanno sede negli Stati del G7. Pertanto Mosca farebbe fatica a vendere il greggio a un prezzo più alto e in questo modo verrebbe meno una delle fonti principali che hanno finanziato quest’anno la guerra con l’Ucraina.

Attualmente la Russia è il secondo esportatore mondiale di petrolio, dopo l’Arabia Saudita, e ha ribadito ieri che non venderà il suo petrolio ai Paesi che rispetteranno il price cap imposto dall’Occidente, a costo di dover ridurre la sua produzione. Anzi, secondo alcune indiscrezioni di stampa, sembra che il Cremlino stia preparando un decreto per vietare alle compagnie energetiche russe di interagire con i Paesi che applicano tale limite di prezzo. In realtà il tetto di 60 dollari al barile non è molto lontano dal livello di 67 dollari a cui il greggio russo ha chiuso le contrattazioni la scorsa settimana e comunque è sempre un prezzo che incentiva Mosca a continuare a produrre rendendo possibile avere un margine positivo, seppur ridotto.

 

Petrolio: l’Opec+ lascia invariata la produzione

I prezzi del petrolio si muovono leggermente al rialzo in questo inizio settimana, con il Brent che guadagna lo 0,93% a 86,37 dollari, mentre il Wti avanza dello 0,98% a 80,75 dollari. A spingere sulle quotazioni vi è la decisione dell’Opec+ di ieri di mantenere inalterati gli obiettivi di taglio dell’offerta di 2 milioni di barili giornalieri fino al 2023. Il cartello dei Paesi produttori di greggio ha sostenuto la riduzione dell’output a causa di “prospettive economiche più deboli”, dettate dal rallentamento della crescita cinese e dai tassi d’interesse più elevati. I ministri dell’oro nero si incontreranno ora il 1° febbraio 2023 per un comitato di monitoraggio, mentre una riunione completa è prevista per il 3-4 giugno.

Secondo gli analisti, la decisione dell’Opec era in buona parte già scontata dal mercato che rimane in attesa di vedere quale sarà effettivamente l’impatto da quanto stabilito dal G7. “Mentre l’Opec è rimasta stabile sulla produzione durante il fine settimana, mi aspetto che continueranno a bilanciare il mercato”, ha dichiarato Baden Moore, responsabile della ricerca sulle materie prime presso la National Australia Bank. Secondo Leon Li, analista di CMC Markets, la scelta del cartello di mantenere stabile la produzione, insieme ai dati economici deboli fuori dalla Cina, potrebbero invertire i guadagni dei prezzi del petrolio. “L’Opec+ ha mantenuto invariata la sua produzione. Senza ulteriori misure di riduzione della produzione, i prezzi del petrolio potrebbero scendere di nuovo”, ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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