Petrolio: ecco cosa succede se Europa non trova accordo su price cap

Petrolio: ecco cosa succede se Europa non trova accordo su price cap

Petrolio: ecco cosa succede se Europa non trova accordo su price cap

I tempi stringono per trovare una soluzione al tetto sul prezzo del petrolio russo da parte dell’Unione Europea. Lunedì 5 dicembre entra in vigore ufficialmente l’embargo sulle importazioni via mare da parte dei Paesi del blocco UE ed entro quella data i membri dovranno accordarsi sul price cap. In sostanza, le compagnie europee di assicurazione non potrebbero assicurare le petroliere di ogni parte del mondo che trasportano greggio proveniente da Mosca se non vengono rispettati limiti di prezzo.

Le discussioni sono in corso tra i falchi dell’UE, tra cui primeggia la Polonia, che vorrebbero imporre un cap a 30-40 dollari. A questi si contrappongono quei Paesi che si affacciano sul mare come Cipro, Malta e Grecia, che invece sarebbero più tolleranti verso un prezzo di 60-65 dollari. Quest’ultimo livello, che vede il favore degli Stati Uniti, sarebbe considerato tale per rendere ancora conveniente la produzione della Russia, evitando un blocco totale dei flussi. Dal canto suo il Cremlino ha già fatto sapere che non intenderà vendere il suo petrolio ai Paesi che aderiranno alle sanzioni UE, ma le incertezze sono tante e la partita probabilmente si giocherà in Asia, con Cina e India che saranno determinanti.

 

Price cap petrolio: le conseguenze di un mancato accordo dell’UE

Le insicurezze dell’Unione Europea però alimentano la domanda che molti si fanno in questo momento: cosa succede se alla fine non verrà trovata una quadra sul price cap? In questo caso, entrerebbero in vigore le sanzioni previste riguardo l’embargo, ma le petroliere internazionali potrebbe continuare ad essere assicurate dalle compagnie europee. In questo modo, il flusso commerciale sarebbe garantito, ma avrebbe un impatto sul prezzo del petrolio, che a quel punto potrebbe tornare a salire.

Negli ultimi giorni le quotazioni dell’oro nero si sono spinte fin sotto gli 80 dollari al barile, scontando i timori che la circolazione del Covid-19 in Cina azionasse le chiusure del Paese, con il conseguente calo della domanda. La ripresa del rally del petrolio, se l’accordo sul price cap salta, sarà poi strettamente legato alle decisioni dell’OPEC+, che questa settimana si riunisce per stabilire la quantità di offerta da mettere sul mercato. Nello scorso meeting il cartello ha optato per un taglio dell’output di 2 milioni di barili giornalieri, una scelta che ha generato frizioni tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. La dipendenza ancora una volta dal cartello dei Paesi produttori potrebbe essere frustrante per l’Europa, ancora alle prese con il caro energia che sta devastando famiglie e imprese. I diplomatici UE sono convinti che alla fine si troverà un’intesa che accontenti tutti, ma fino ad ora Bruxelles non ha dato prova di tempestività nel risolvere anche le questioni più delicate che riguardano la crisi energetica.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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