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Petrolio: le quotazioni salgono, ma Citi prevede un calo a 74 dollari

Petrolio: le quotazioni salgono, ma Citi prevede un calo a 74 dollari

Le quotazioni del petrolio hanno ripreso a correre. Il Brent ha superato gli 84 dollari al barile e il West Texas Intermediate (WTI) si avvicina agli 80 dollari. A spingere sul prezzo del greggio sono una serie di fattori concomitanti. Innanzitutto, questa settimana i dati sulle scorte statunitensi hanno evidenziato una crescita della domanda, soprattutto dalle raffinerie, con un conseguente calo delle scorte. Solitamente la riduzione del magazzino viaggia a braccetto con le aspettative sull’economia americana. La Federal Reserve è sembrata più morbida nell’ultima riunione del 30 aprile-1° maggio in tema di tassi di interesse mentre il primo vero segnale di raffreddamento sul mercato del lavoro della scorsa settimana ha rafforzato l’ipotesi che il taglio del costo del denaro arriverà entro fine anno. Questo ha stimolato le aziende ad aumentare le richieste di petrolio in vista di un recupero dell’economia con il ritorno a una politica monetaria meno restrittiva.

Il secondo fattore è la domanda cinese. Ieri sono stati pubblicati i dati sulle importazioni di greggio dalla Cina riferiti al mese di aprile che hanno mostrato una crescita su base annua. Anche qui i segnali di miglioramento dell’attività commerciale hanno fatto presa sulle aziende operanti nel campo dell’energia. “I continui segnali di forza della domanda in Cina dovrebbero mantenere il mercato delle materie prime ben supportato” hanno affermato gli analisti di ANZ Research in una nota.

Il terzo aspetto che sta sostenendo il prezzo dell’oro nero è la guerra in Medio Oriente. Israele ha iniziato a bombardare alcune aree di Rafah, nonostante i tentativi di dissuasione degli Stati Uniti che hanno minacciato di non rifornire più armi allo Stato ebraico. Tutto ciò alimenta le tensioni e allontana qualsiasi ipotesi di de-escalation ventilata nei giorni scorsi . Un clima così teso fa ovviamente il gioco del petrolio, sulla base delle prospettive che l’offerta possa restringersi se la situazione dovesse degenerare con il coinvolgimento di un produttore chiave come l’Iran.

 

Petrolio: e ora cosa aspettarsi?

I venti di recessione si stanno facendo sempre più flebili, non solo negli USA. Oggi la Gran Bretagna ha segnalato l’uscita dal tunnel con la crescita del PIL trimestrale più forte degli ultimi tre anni. Per quanto riguarda l’economia americana, anche se dovesse flettere non ci si aspetta un crollo verticale. La Cina invece si sta risvegliando dal torpore. Tutti questi elementi messi insieme fanno pensare che difficilmente la domanda di petrolio a livello globale subirà uno shock al ribasso. Questo significa che ci sono le condizioni affinché i prezzi si mantengano alti nei prossimi mesi.

La partita però può giocarsi sul terreno geopolitico e qui gli sviluppi del conflitto mediorientale saranno decisivi. Al momento si vedono poche schiarite, anche perché Israele sembra determinato ad andare fino in fondo per spazzare via Hamas, pur senza l’aiuto americano. “I preparativi di Israele per un intervento a Rafah e le crescenti tensioni sul suo confine settentrionale ci ricordano che i rischi geopolitici potrebbero persistere almeno per tutto il secondo trimestre del 2024”, hanno affermato gli analisti di Citigroup in una nota. Tuttavia la banca statunitense non vede un’impennata del petrolio, anzi stima che il Brent si manterrà a una media di 86 dollari nel secondo trimestre e di 74 dollari nel terzo. Alla base di queste previsioni vi è una “moderazione della crescita della domanda di petrolio”, hanno scritto gli esperti di Citi.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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