Petrolio: per gli analisti se prezzi crescono ancora sarà recessione
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Petrolio: per gli analisti se prezzi crescono ancora sarà recessione

Il petrolio oggi è in discesa di circa 2 punti percentuali nel mercato delle materie prime, dopo che il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato il divieto di importare greggio dalla Russia. Nelle ore successive alla comunicazione della Casa Bianca, le quotazioni di Brent e WTI erano schizzate rispettivamente a 130 e 128 dollari al barile, ma successivamente si sono ritirate. È possibile che si tratti di un attimo di rilassamento, prima che l'oro nero sferri un nuovo attacco rialzista. Soprattutto se da Vladimir Putin dovessero arrivare ritorsioni sull'Europa. Mosca aveva già minacciato di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio se l'Occidente avesse preso di mira il suo settore energetico; adesso che lo scenario si è verificato tutti attendono le reazioni del Premier russo. Attualmente la Russia fornisce l'11% di petrolio a livello globale, il 17% di gas naturale nel mondo e il 40% di gas solo nell'area europea. Non è escluso che le mosse di Putin possano essere anticipate dall'Europa, che alla fine decide di accodarsi al principale alleato del Patto Atlantico, sebbene la scelta potrebbe essere molto dolorosa. La Gran Bretagna ha già affermato di imporre l'embargo in maniera graduale da qui alla fine dell'anno. Petrolio: quanto l'Europa rischia con le ritorsioni da Mosca La situazione in questa guerra Russia-Ucraina quindi si mostra ancora una volta estremamente tesa e il pericolo ora è che una nuova impennata dei prezzi energetici possa mettere ancora di più in difficoltà le famiglie e le imprese. Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, ritiene che se la Russia dovesse attuare ritorsioni nei confronti dell'Unione Europea, i prezzi del petrolio potrebbero salire di altri 20-30 dollari al barile. Questo innescherebbe una recessione in Europa e America Latina che arriva agli Stati Uniti e che influisce sulla capacità della Cina di vendere beni di consumo nel resto del mondo. Dello stesso avviso risulta essere Caroline Bain, capo economista delle materie prime presso Capital Economics. L'esperta sostiene che se si dovesse configurare lo scenario peggiore di embargo totale delle importazioni di energia russe in tutti i principali Paesi consumatori, i prezzi del petrolio potrebbero finire in territori inesplorati. Ciò comporterebbe un'inflazione delle economie avanzate che chiude l'anno intorno al 5%, più del doppio rispetto al 2,4% previsto prima dello scoppio della guerra Russia-Ucraina. La cosa andrebbe a influire sulla capacità di spesa delle famiglie e sul razionamento energetico, con la conseguenza che l'Eurozona finirebbe in recessione. Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, vede il potenziale per un aumento di altri 20 dollari del prezzo del petrolio, il che significherebbe un impatto sul PIL della zona euro dello 0,6% e sul costo della vita per i consumatori. L'ordine mondiale a livello energetico potrebbe cambiare, secondo Hatzius, perché se i Paesi occidentali acquistano meno greggio dalla Russia, Cina e India potrebbero incrementare la domanda, diminuendo le richieste di petrolio saudita o di altri Paesi arabi. Fermo restando che le sanzioni finanziarie imposte a Mosca potranno rappresentare un grosso deterrente per i 2 Paesi asiatici.

Il petrolio oggi è in discesa di circa 2 punti percentuali nel mercato delle materie prime, dopo che il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato il divieto di importare greggio dalla Russia. Nelle ore successive alla comunicazione della Casa Bianca, le quotazioni di Brent e WTI erano schizzate rispettivamente a 130 e 128 dollari al barile, ma successivamente si sono ritirate. È possibile che si tratti di un attimo di rilassamento, prima che l’oro nero sferri un nuovo attacco rialzista. Soprattutto se da Vladimir Putin dovessero arrivare ritorsioni sull’Europa.

Mosca aveva già minacciato di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio se l’Occidente avesse preso di mira il suo settore energetico; adesso che lo scenario si è verificato tutti attendono le reazioni del Premier russo. Attualmente la Russia fornisce l’11% di petrolio a livello globale, il 17% di gas naturale nel mondo e il 40% di gas solo nell’area europea. Non è escluso che le mosse di Putin possano essere anticipate dall’Europa, che alla fine decide di accodarsi al principale alleato del Patto Atlantico, sebbene la scelta potrebbe essere molto dolorosa. La Gran Bretagna ha già affermato di imporre l’embargo in maniera graduale da qui alla fine dell’anno.

 

Petrolio: quanto l’Europa rischia con le ritorsioni da Mosca

La situazione in questa guerra Russia-Ucraina quindi si mostra ancora una volta estremamente tesa e il pericolo ora è che una nuova impennata dei prezzi energetici possa mettere ancora di più in difficoltà le famiglie e le imprese. Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, ritiene che se la Russia dovesse attuare ritorsioni nei confronti dell’Unione Europea, i prezzi del petrolio potrebbero salire di altri 20-30 dollari al barile. Questo innescherebbe una recessione in Europa e America Latina che arriva agli Stati Uniti e che influisce sulla capacità della Cina di vendere beni di consumo nel resto del mondo.

Dello stesso avviso risulta essere Caroline Bain, capo economista delle materie prime presso Capital Economics. L’esperta sostiene che se si dovesse configurare lo scenario peggiore di embargo totale delle importazioni di energia russe in tutti i principali Paesi consumatori, i prezzi del petrolio potrebbero finire in territori inesplorati. Ciò comporterebbe un’inflazione delle economie avanzate che chiude l’anno intorno al 5%, più del doppio rispetto al 2,4% previsto prima dello scoppio della guerra Russia-Ucraina. La cosa andrebbe a influire sulla capacità di spesa delle famiglie e sul razionamento energetico, con la conseguenza che l’Eurozona finirebbe in recessione.

Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, vede il potenziale per un aumento di altri 20 dollari del prezzo del petrolio, il che significherebbe un impatto sul PIL della zona euro dello 0,6% e sul costo della vita per i consumatori. L’ordine mondiale a livello energetico potrebbe cambiare, secondo Hatzius, perché se i Paesi occidentali acquistano meno greggio dalla Russia, Cina e India potrebbero incrementare la domanda, diminuendo le richieste di petrolio saudita o di altri Paesi arabi. Fermo restando che le sanzioni finanziarie imposte a Mosca potranno rappresentare un grosso deterrente per i 2 Paesi asiatici.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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