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Petrolio: prezzi ai massimi da aprile, 4 ragioni spiegano il rally

Petrolio: prezzi ai massimi di aprile, 4 ragioni spiegano il rally

I prezzi del petrolio in questo inizio settimana sono scesi leggermente, ma si sono stabilizzati a livelli che non si vedevano da metà aprile. Il Brent è arrivato fino a 86,17 dollari al barile, mentre il WTI ha toccato 82,74 dollari al barile. Entrambi i contratti hanno segnato il loro sesto guadagno settimanale consecutivo la scorsa settimana, la striscia vincente più lunga da quella dicembre 2021-gennaio 2022.

 

Petrolio: i motivi del rally

Sono diversi i fattori che hanno inciso su questo rally del petrolio. In primis vi è stata la decisione da parte dei due pesi massimi dell’OPEC+, Arabia Saudita e Russia, di tagliare l’offerta giornaliera la settimana scorsa. Riyadh darà una sforbiciata di 1 milione di barili al giorno fino alla fine di settembre, estendendo quella attuata da luglio ad agosto. Inoltre, l’agenzia di stampa saudita ha affermato che il taglio volontario potrebbe essere “allungato oltre tale data o approfondito”. Con questa operazione, la produzione del Regno nel mese di settembre sarà di circa 9 milioni di barili al giorno. Tra l’altro, Saudi Aramco sabato ha aumentato i prezzi di vendita ufficiali di un terzo per la maggior parte delle consegne in Asia. Per quanto riguarda la Russia, il secondo esportatore di petrolio al mondo effettuerà una riduzione dell’output di 300 mila barili giornalieri nel mese di settembre.

Un altro fattore che ha fatto aumentare le quotazioni del greggio fa riferimento alle misure di stimolo messe in campo dalle autorità cinesi per rilanciare l’economia. Pechino è il primo acquirente mondiale di petrolio e una maggiore capacità di acquisto fa inevitabilmente aumentare la domanda e i prezzi. Questa settimana gli investitori seguiranno da vicino i dati economici che giungono dalla Cina, per valutare se il governo metterà in campo ulteriori incentivi per stimolare la seconda più grande economia del mondo.

In terzo luogo, vi è da considerare l’attacco di droni navali ucraini alla base navale russa del Mar Nero a Novorossiysk danneggiandola gravemente. L’episodio è importante perché il porto russo di Novorossiysk è un hub critico in quell’area per le esportazioni di petrolio.

Infine, c’è da segnalare che il numero di piattaforme petrolifere operative negli Stati Uniti è sceso a 525 la scorsa settimana, secondo il rapporto settimanale rilasciato venerdì scorso da Baker Hughes, una delle più grandi aziende nel campo dei servizi petroliferi. La società americana ha precisato che si tratta dell’ottava settimana consecutiva in calo raggiungendo il minimo da marzo 2022.

 

Il commento degli analisti

Dopo la pandemia, i prezzi dell’oro nero hanno avuto un’impennata, sostenuta dalla crisi derivante dallo scoppio della guerra Russia-Ucraina. Lo scorso anno le quotazioni hanno sfiorato i 140 dollari al barile, per poi scendere gradualmente con la riduzione del gap tra domanda e offerta, nonché per il tetto al prezzo fissato dall’Occidente nell’ambito delle sanzioni inflitte alla Russia.

Questa risalita pone un interrogativo in merito a dove potrà arrivare ancora il petrolio nei prossimi mesi. “Ora che abbiamo visto le forniture diminuire, penso che vedremo prezzi molto più alti nei prossimi cinque anni”, ha dichiarato Josh Young, chief investment officer di Bison Interest, una società di investimenti nel settore petrolifero e del gas. “Potremmo vedere tutti i massimi storici e i prezzi crollare mentre attraversiamo questa dinamica di offerta insufficiente rispetto alla domanda”, ha aggiunto.

Ed Morse, responsabile globale della ricerca sulle materie prime presso Citigroup, è invece più ottimista. A suo avviso, a ottobre Arabia Saudita e Russia riprenderanno la normale produzione. “Semplicemente non vediamo la crescita della domanda così spettacolare perché non ci sarà un incremento enorme della richiesta di petrolio dalla Cina”, ha aggiunto. Morse ritiene che in questo trimestre il petrolio raggiungerà una quotazione massima di 90 dollari al barile.

Suvro Sarkar, analista energetico capo di DBS Bank, ritiene anch’egli che “un ulteriore rialzo potrebbe essere limitato”. A suo giudizio, è probabile che i prezzi del Brent si consolidino a un livello di 85 dollari al barile per un po’ di tempo, a causa delle preoccupazioni sulla ripresa cinese e della capacità inutilizzata di scorte dell’Arabia Saudita e della Russia, il che porterà le due superpotenze del petrolio a liberare la produzione e le esportazioni.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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