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Petrolio verso i 100 dollari: quanto manca?

Una petroliera vicino a un ormeggio di carico

Ormai è questione di quanto e non di se. Il petrolio raggiungerà i 100 dollari al barile spinto dai disequilibri tra domanda e offerta e dalle scommesse al rialzo degli hedge fund. Prima, però, potrebbe esserci il tempo per una pausa. Se ne è parlato nell’approfondimento settimanale della Weekly Note di Vontobel (QUI per iscriversi gratuitamente).

In un momento in cui l’inflazione rappresenta la prima preoccupazione dei banchieri centrali, la prepotente avanzata del petrolio preoccupa, e non poco, i policy makers. Il recente rialzo dei prezzi, l’oro nero nell’ultimo mese ha visto le quotazioni salire di oltre il 10%, è stato innescato da fattori puramente fondamentali: le richieste hanno ormai superato i livelli pre-pandemici (i voli domestici in Cina sono al 110% rispetto al pre-Covid) mentre l’offerta continua a essere limitata dalle misure messe in campo dai maggiori produttori.

La “sete” di petrolio da parte degli operatori è ben sintetizzata dall’andamento dei prezzi, finiti in “backwardation” (quando c’è scarsità di una commodity, gli acquirenti si concentrano sulle scadenze brevi facendone crescere il prezzo, quando le quotazioni ravvicinate superano quelle per le scadenze lunghe si parla di backwardation).

Nonostante i prezzi del future con consegna novembre la scorsa settimana si siano spinti sui massimi da 10 mesi a ridosso dei 96 dollari al barile, le scommesse rialziste degli hedge fund si confermano su livelli che non si vedevano da un anno e mezzo. Inoltre, oltre al picco in sé (ormai non è più questione di se ma di quando il petrolio supererà la soglia dei 100 dollari) gli operatori sono particolarmente preoccupati dal fatto che i prezzi potrebbero confermarsi in area 100 dollari per diversi mesi. Un elemento che potrebbe contribuire a “raffreddare” la situazione arriva dai recenti progressi nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran: dopo il recente scambio di prigionieri, a favore di Teheran sono stati sbloccati 6 miliardi di dollari di proventi petroliferi. Nelle condizioni attuali, un ulteriore allentamento delle sanzioni da parte degli USA (che già ora, rilevano diversi commentatori, sono applicate in maniera blanda) potrebbe permettere al mercato petrolifero di rifiatare.

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Redazione

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