Powell: Fed restrittiva fino a quando necessario, la reazione dei mercati - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Powell: Fed restrittiva fino a quando necessario, la reazione dei mercati

Powell: Fed restrittiva fino a quando necessario, la reazione dei mercati

“Un discorso breve, con un focus ristretto e un messaggio diretto”. Questo l’incipit di Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, al suo discorso al simposio  dei banchieri centrali di Jackson Hole in Wyoming. E conciso Powell lo è stato davvero con un discorso di una decina di minuti in cui ha chiarito che la Fed andrà avanti con il suo lavoro fino a quando sarà sicura di averlo completato, ossia fino a quando l’inflazione non sarà stata ricondotta a livelli bassi (2%) e stabili.

 

Cosa ha detto Jerome Powell

Il numero uno della Federal Reserve ha lasciato poco spazio alle speranze, minime per la verità, di un posizionamento meno restrittivo. Anzi ha chiarito che la frenata nella crescita dei prezzi al consumo USA a luglio (8,6%) è benvenuta ma un mese non è certo sufficiente per dare al Comitato di politica monetaria la sicurezza che l’inflazione abbia imboccato davvero la via del ribasso.

Per far si che i prezzi al consumo prendano definitivamente questa strada, quindi, la Fed continuerà a utilizzare gli strumenti di politica monetaria fino a quando sarà necessario. Così si è espresso Powell:

 

“Storicamente non è stata una buona scelta anticipare il termine delle politiche restrittive. Quindi muoveremo le leve di politica monetaria al livello che riteniamo sia sufficientemente restrittivo per riportare l’inflazione al 2%. L’incremento di luglio è stato il secondo dello 0,75% e io ho detto che un altro rialzo inusuale potrebbe essere necessario al nostro prossimo meeting. La nostra decisione a settembre dipenderà dai dati economici che avremo e dai cambiamenti dell’outlook”.

 

Il presidente della Fed ha fatto un’unica concessione alle speranze del mercato, quando ha affermato che a un certo punto diventerà appropriato rallentare il ritmo degli aumenti dei tassi. Ha invece espresso grande convinzione sulla forza dell’economia statunitense. Evitando di parlare di possibile recessione come conseguenza della manovra restrittiva sui tassi di interesse della Fed, Powell non ha nascosto che il mercato del lavoro dovrà perdere un po’ della sua forza attuale per trovare un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, così come effetti si sentiranno per le famiglie e per le imprese. “Ma – ha sottolineato – se non contrastassimo l’inflazione subito e con vigore, i costi sarebbero molto più alti.

 

Le lezioni del passato

Nelle sue decisioni il Comitato di politica monetaria è guidato da tre importanti lezioni che arrivano dagli anni ’70 e ’80, ha spiegato Powell per giustificare la necessità di agire presto e con decisione:

 

  1. Le banche centrali possono e dovrebbero prendersi la responsabilità per perseguire una inflazione bassa e stabile. È vero che l’inflazione elevata in questo momento è un problema globale ma è anche vero che l’inflazione negli USA è il risultato di una forte domanda e di riduzioni dell’offerta e gli strumenti della Fed lavorano principalmente sulla domanda aggregata”.
  2. Le aspettative del pubblico sull’inflazione futura possono avere un ruolo sull’andamento dell’inflazione nel lungo periodo. Oggi queste aspettative appaiono ancorate. Ma non c’è spazio per compiacersi. Se il pubblico si aspetta che l’inflazione rimanga bassa e stabile, l’inflazione lo farà. Sfortunatamente è vero anche il contrario, come successo negli anni ’70. Più l’inflazione cresce e più ci si aspetta che rimanga alta e si agisce in base a questa aspettativa”.
  3. Dobbiamo continuare fino a che il lavoro sarà concluso. Più tempo ci si mette a riportare sotto controllo l’inflazione, più i costi salgono perché l’inflazione si radica nei salari e nei prezzi. Dobbiamo agire ora”.

 

La reazione dei mercati

Jerome Powell ha chiuso tutti gli spazi e altro non poteva fare. Non poteva lasciare spazio a dubbi per difendere la credibilità della politica monetaria della Banca centrale. I mercati finanziari hanno colto il messaggio, breve e deciso del numero uno della Fed. Ora le aspettative per un rialzo dei tassi di 75 punti base, il terzo “inusuale” sono salite al 55%.

A Wall Street l’indice Dow Jones Industrial ha approfondito la discesa oltre l’1% dopo le parole di Powell, l’S&P500 si è spinto in ribasso fino all’1,5% con le azioni tecnologiche in maggiore sofferenza sul prospettato rialzo dei tassi. Il Nasdaq Composite ha mostrato un calo di quasi due punti percentuali.

Le Borse europee si sono mosse di conseguenza, anche perché il discorso di Powell non lascia che una strada anche alla BCE, la stessa perseguita dalla Federal Reserve. Poco mosso invece il cambio euro/dollaro che comunque, dopo un’iniziale resistenza, è tornato sotto la parità..

Per quanto riguarda i rendimenti obbligazionari, infine, si è notato un aumento dell’inversione della curva dei rendimenti statunitense sul tratto tra i due e i dieci anni, una conferma delle attese di recessione del mercato oltre alla recessione tecnica in cui gli USA già si trovano, mentre lo spread tra BTP e Bund si è alzato in direzione dei 230 punti.

 

 

 

 

AUTORE

Picture of Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *