Recessione? Ecco qual è la situazione reale dell’economia USA

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Quanto sta accadendo in questi giorni sui mercati azionari ha riportato in auge un tema che angoscia gli investitori di tutto il mondo: la recessione dell’economia americana. Ieri Wall Street ha registrato la peggiore giornata borsistica degli ultimi due anni circa, mentre a inizio settimana il tonfo di Tokyo (-12,4%) ha ricordato lo shock del lunedì nero del 1987.

Le vendite sono iniziate dopo la pubblicazione dei dati sull’occupazione USA venerdì scorso, i quali hanno evidenziato un preoccupante deterioramento del mercato del lavoro. Le avvisaglie c’erano state il giorno precedente con dati pessimi sui sussidi di disoccupazione e sul settore manifatturiero. Gli investitori ora rivedono lo spauracchio della contrazione dell’economia USA, e il quadro di un atterraggio morbido appare più sbiadito. In tanti hanno contestato alla Federal Reserve di aver tenuto tassi di interesse alti troppo a lungo e ora aumentano la pressione affinché nella riunione di settembre vengano ridotti di 50 punti base.

 

Gli USA si avviano davvero verso una recessione?

A volte le reazioni dei mercati sono sproporzionate rispetto alla realtà dei fatti perché gli investitori si lasciano tradire dalle emozioni, soprattutto durante le fasi concitate. Altre volte invece anticipano quello succederà di lì a poco. L’economia americana sta veramente dando segnali recessivi? Ci sono alcuni aspetti che secondo gli esperti di mercato vanno tenuti in considerazione per rispondere al quesito.

Il primo è il tasso di crescita attuale dell’economia. Nel secondo trimestre 2024, il PIL USA è aumentato del 2,8% su base annua, ovvero il doppio rispetto al primo trimestre e tenendo la media degli ultimi sei trimestri. Perché si possa parlare di recessione tecnica è necessario che per due trimestri consecutivi si verifichi una crescita negativa. Non sembra che tale scenario sia vicino.

Il secondo aspetto è relativo al settore dei servizi. Recentemente, l’indice dell’attività dei servizi dell’Institute for Supply Management (ISM) è risalito in territorio espansivo, con un rimbalzo sia dei nuovi ordini che dell’occupazione nel settore.

Il terzo aspetto fa riferimento all’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo viaggia intorno al 3%, ancora ben lontano dall’obiettivo del 2% della Fed. Il carovita sta impiegando molto più tempo per scendere rispetto a quello impiegato per salire e questo non si allinea propriamente a un ambiente recessivo.

Il quarto aspetto è il tasso di insolvenza delle famiglie americane che hanno preso prestiti. Secondo la Fed di New York, nei primi tre mesi del 2024 è salito su base trimestrale di 10 punti base al 3,2%. Tuttavia, si tratta di un livello molto al di sotto rispetto al 4,7% del 2019, sebbene i ricercatori abbiano riportato che le insolvenze sono aumentate drasticamente tra i mutuatari più giovani e a basso reddito.

L’ultimo aspetto, lasciato volutamente alla fine perché è il più spinoso, è il mercato del lavoro, responsabile principale del recente grande trambusto sui mercati finanziari. A luglio, gli USA hanno creato solamente 114 mila nuovi occupati e una media di circa 170 mila posti negli ultimi tre mesi. Nel primo trimestre le buste paga aggiuntive erano state 267 mila al mese, mentre lo scorso anno hanno tenuto una media di 251 mila. Nel contempo il tasso di disoccupazione è balzata al 4,3% dal 3,5% di inizio anno. Quando tale parametro cresce con questo slancio, solitamente è difficile che si stabilizzi se prima la Fed non interviene tagliando il costo del denaro. Per vedere se questo possa condurre a una recessione, un riferimento importante è la regola dell’economista Claudia Sahm, secondo cui è in corso una recessione quando la media mobile a tre mesi del tasso di disoccupazione sale di mezzo punto percentuale al di sopra del suo minimo dei 12 mesi precedenti. Sahm ha dichiarato in settimana che l’economia USA non è in recessione in questo momento, ma “si sta avvicinando”.

In conclusione, è possibile sostenere che qualche segnale in grado di far scattare un campanello di allarme effettivamente c’è, ma probabilmente occorreranno ben altre conferme macroeconomiche affinché si possa sostenere che la direzione presa dall’economia americana sia quella di uno scenario recessivo. Alcuni economisti hanno aumentato le probabilità che ciò accada, seppure prevedendo una flessione non grave. Tra questi vi sono gli economisti di Goldman Sachs, a giudizio dei quali l’economia USA andrà in recessione nel 2025 con una probabilità del 25% (rispetto a una stima precedente del 15%). Gli analisti di JPMorgan Chase invece ritengono che tale probabilità arrivi al 50%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari